Germania: sullo slogan “dal fiume al mare” potrebbe decidere la Corte Federale di Giustizia
In Germania, l’utilizzo dello slogan pro-palestinese “Dal fiume al mare” continua a essere oggetto di una contesa legale e ora potrebbe approdare perfino davanti alla Corte Federale di Giustizia. Chi ha seguito le vicende delle proteste berlinesi ricorderà che a luglio l’attivista Yasemin Açar era stata assolta per il suo utilizzo. Poche settimane dopo, un gruppo di avvocati tedeschi aveva chiesto alla procura di Berlino di smettere di trattarlo come un capo di imputazione, poiché era chiaro che si trattava di uno slogan adottato trasversalmente, che di per sé non costituiva un attestato di supporto ad Hamas, ma la procura, in quell’occasione, aveva risposto con un secco diniego. Ora, un giovane di 25 anni si è visto infliggere una sanzione pecuniaria dal tribunale regionale di Berlino per aver scandito la frase incriminata durante una manifestazione. La presidente Susann Wettley ha equiparato l’utilizzo dello slogan al sostegno verso Hamas e ai suoi obiettivi dichiarati, inclusa la distruzione di Israele.
La condanna prevede 180 giorni di multa da 15 euro l’uno per un totale di 2700 euro. Accuse simili sono state confermate anche per alcuni post che lo stesso imputato aveva condiviso sui social media. La difesa ha già fatto sapere che ricorrerà, aprendo potenzialmente la strada verso la Corte suprema di Karlsruhe, dalla quale, a questo punto, è lecito aspettarsi una delibera che faccia chiarezza sulla legittimità o meno dell’uso dello slogan incriminato.
Dire “Dal fiume al mare” è reato o no? In Germania non c’è accordo fra i tribunali
La valutazione dello slogan varia enormemente a seconda del tribunale che se ne occupa, il che, considerando che le conseguenze per gli imputati sono reali e spesso significative, giustifica ampiamente la richiesta di maggiore chiarezza. Per esempio, lo stesso slogan per il quale il venticinquenne è stato condannato, veniva scandito da centinaia di migliaia di persone alla presenza della polizia di Berlino, che non è intervenuta, in occasione della grande manifestazione per Gaza di settembre. Dunque, lo slogan è illegale e anticostituzionale oppure no? Non c’è una risposta certa nella giurisprudenza tedesca, finora i tribunali penali tedeschi hanno emesso valutazioni contraddittorie e non esiste ancora un pronunciamento della Corte suprema che faccia chiarezza definitiva sulla questione. Il procuratore Tim Kaufmann ritiene che questa sentenza del tribunale regionale berlinese possa finalmente portare il caso davanti ai giudici federali.
Il Ministero dell’Interno aveva classificato lo slogan come simbolo terroristico nel novembre 2023, quando Hamas venne vietata sul territorio tedesco. Eppure i tribunali continuano a dividersi sull’interpretazione da dare a quelle parole.
Una decisione dall’alto garantirebbe maggiore certezza giuridica, specialmente per chi organizza o partecipa a manifestazioni.
Le altre accuse a carico del venticinquenne
La manifestazione per la quale il venticinquenne è stato condannato risale a un anno fa: si è tenuta a dicembre 2024 a Berlino-Friedrichshain. Il tribunale ha descritto il venticinquenne come una sorta di leader durante la manifestazione: era lui a scandire la prima parte della frase, mentre la folla rispondeva in coro e in rima. “L’imputato voleva chiaramente sostenere Hamas”, ha dichiarato Wettley.
Secondo la ricostruzione presentata in questo procedimento, Hamas avrebbe fatto proprio lo slogan dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele. Da quel momento la popolazione lo avrebbe associato all’organizzazione terroristica.
Inoltre, tra marzo e aprile 2024, l’imputato avrebbe pubblicato su Instagram fotografie di persone parzialmente incappucciate armate di fucili d’assalto, con didascalie che esprimono appoggio per le loro azioni. Le immagini conterrebbero il logo della Brigata dei Martiri di Al-Aqsa, braccio armato di Fatah guidato dal presidente palestinese Mahmud Abbas. Al gruppo vengono attribuiti numerosi attacchi contro civili e soldati israeliani.



