Malata terminale attacca Merz, che perde le staffe
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU) è risultato essere il leader più impopolare al mondo e certo, in questo momento, il dibattito politico in Germania fa poco per smentire questo risultato emerso da una ricerca statunitense. Le critiche non gli sono indifferenti: Merz ha dichiarato recentemente che nessun cancelliere ha mai dovuto subire tutto ciò che è toccato a lui. C’è anche da dire che la sua comunicazione pubblica, fino a questo momento, non è stata esente da scivoloni (dalla volta in cui criticò la bruttezza della città di Belém, dopo una visita in Brasile, a quella in cui, durante una visita in Angola, si lamentò di non trovare del “buon pane tedesco”). L’ultimo episodio, che è valso al cancelliere critiche feroci soprattutto sui social media e accuse di insensibilità, si è verificato giovedì scorso, a Salzwedel, in Sassonia-Anhalt, dove il capo del governo ha partecipato a un incontro pubblico con i cittadini, che prevedeva anche un momento di dibattito con domande dal pubblico. Tra coloro che hanno posto una domanda a Merz c’era una donna che ha dichiarato di essere malata terminale, affetta da un tumore quarto stadio.
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La donna ha premesso di non avere ormai più speranza di sopravvivere alla malattia e di non essere in condizione neppure di pagare per il proprio funerale. Visibilmente in difficoltà, ha preso la parola con voce incerta per sollevare due questioni distinte: i tagli attualmente previsti nella sanità pubblica, tra cui la riduzione delle misure di prevenzione in ambito oncologico, e le notizie circolate nelle settimane precedenti su un possibile aumento delle retribuzioni dei funzionari di alto livello dello Stato. Perché, ha chiesto la donna malata terminale al cancelliere Merz, il governo tedesco opera tagli drastici alla spesa per la nostra salute, ma non a quella per la politica?
La moderatrice dell’evento ha interrotto più volte l’intervento, sollecitando la donna ad arrivare alla domanda e a tralasciare la premessa sulla propria condizione di salute, ma il messaggio è arrivato comunque al pubblico presente e poi, tramite i social, a tutto il mondo: una donna in fin di vita ha chiesto al cancelliere perché si continui a tagliare su una sanità che già così l’ha lasciata in bancarotta e non è servita comunque a salvarla. E la risposta di Merz è stata a dir poco carente.
La risposta di Merz
Merz ha preso la parola ancora prima che la donna terminasse di formulare la domanda, con le sopracciglia già aggrottate. La risposta ha riguardato esclusivamente il secondo punto sollevato, quello sugli stipendi, e ha assunto un tono estremamente duro, di evidente rimprovero, ripetuto con insistenza: “In nessun momento! In nessun momento” ha dichiarato il cancelliere, “è stato preso in considerazione da nessuno di aumentare gli stipendi dei membri del governo federale. In nessun momento! Nemmeno da me! Tutto il resto è una falsa affermazione. E le sarei grato se non lo ripetesse senza prima verificarlo. In nessun momento!”
La questione degli aumenti salariali alla quale la donna faceva riferimento ha in realtà un fondamento assolutamente reale. Due settimane prima dell’incontro di Salzwedel, un disegno di legge prevedeva di adeguare gli stipendi dei pubblici funzionari all’andamento degli aumenti previsti per legge, il che avrebbe portato il compenso dei sottosegretari di Stato a quasi 40.000 euro in più su base annua. Poiché la retribuzione del cancelliere è agganciata a quella di tale categoria, sarebbe salita anch’essa di circa 65.000 euro. Solo dopo che il quotidiano BILD aveva dato notizia della misura, il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) aveva annunciato un ridimensionamento dell’aumento rispetto all’ipotesi iniziale.
Merz non ha menzionato la questione, ma ha di fatto zittito la donna, negando che lui o i suoi ministri avessero neppure mai preso in considerazione l’aumento, omettendo il fatto che sia stato invece l’intervento di Dobrindt a bloccarlo. Sulla riforma sanitaria, ha invece difeso i tagli sostenendo che, in assenza di interventi, i contributi all’assicurazione pubblica sarebbero lievitati in misura rilevante, e che il peso dei 40 miliardi di euro da risparmiare sarebbe distribuito su tutti. “È una riforma alla quale tutti devono dare il proprio contributo. Tutti”, ha dichiarato. La BILD ha lanciato una frecciata al cancelliere suggerendo che per poco Merz non abbia aggiunto “anche lei!” all’indirizzo della paziente oncologica che aveva posto la domanda.
Le critiche: Merz accusato di mancanza di empatia
Diversi organi di stampa hanno criticato Merz non tanto per il merito delle sue risposte, quanto per l’assenza di qualsiasi riferimento alla condizione della donna che lo aveva interpellato e di qualsiasi forma di empatia per la sua drammatica condizione. Il cancelliere non ha dedicato neppure un cenno o una parola alla situazione di chi si trova a fare i conti con una malattia grave e allo stesso tempo con una difficoltà economica.
Sui social network, le critiche si sono concentrate sulla percezione di un politico distante dalle preoccupazioni quotidiane degli elettori, ossessionato da se stesso, pronto a descrivere i propri connazionali come pigri e sfaccendati eppure perennemente intento a lamentarsi del fatto che i cittadini non lo amino e non lo apprezzino. Tra i contenuti più condivisi figurano video in cui un pupazzo di gommapiuma raffigurante Merz ripete in loop “Me, me, me!”.
L’episodio di Salzwedel, come dicevamo, non è che l’ultimo in un percorso di gestione dell’immagine pubblica di Merz che lascia al quanto a desiderare. Nel corso del suo mandato il cancelliere ha già suscitato reazioni critiche con dichiarazioni su argomenti diversi, da quello sulle pensioni statali destinate a non essere più sufficienti per vivere fino a quella sul “paesaggio urbano” peggiorato dalla presenza degli stranieri, passando per le accuse ai lavoratori tedeschi di abusare dei giorni di malattia.
Parallelamente alle polemiche interne, a Merz vengono attribuite anche frizioni sul piano diplomatico. Le sue dichiarazioni sull’operato degli Stati Uniti nella guerra in Iran hanno generato malcontento oltreoceano. Marie-Agnes Strack-Zimmermann, presidente della commissione per la difesa del Parlamento europeo, ha dichiarato allo Spiegel che il cancelliere dovrebbe valutare con maggiore attenzione le conseguenze delle proprie affermazioni prima di renderle pubbliche.
Potrebbe venire in mente l’episodio del 2015, nel quale l’allora cancelliera Angela Merkel provocò il pianto disperato di Reem Sahwil, una bambina palestinese rifugiata in Germania dal Libano, alla quale, durante una trasmissione televisiva, aveva spiegato che forse la sua famiglia non sarebbe potuta arrivare in Germania, perché non si potevano accogliere tutti. In quell’occasione, realizzando con orrore l’effetto delle sue parole, Merkel tentò di consolare la bambina. Poco dopo venne la svolta nella politica di accoglienza per la quale la cancelliera passò alla storia e, anche se è evidente che una scelta politica non si possa ricondurre a un singolo episodio, molti hanno tracciato un collegamento fra le lacrime della piccola Reem e il corso politico degli anni seguenti. La stessa Merkel, nella sua autobiografia, cita l’episodio e dichiara di esserne stata profondamente turbata e spinta a porsi delle domande e a fare una certa autocritica. Considerata la distanza siderale fra le politiche dei due esponenti della CDU, tuttavia, nessuno si aspetta da Friedrich Merz una crisi di coscienza sulla stessa linea.



