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Il Parlamento europeo vota per una definizione di stupro basata sul consenso attivo

Il 28 aprile 2026, il Parlamento europeo ha adottato con 447 voti favorevoli, 160 contrari e 43 astensioni una risoluzione che ridefinisce i confini giuridici di ciò che si considera abuso sessuale nell’Unione Europea. Il testo chiede alla Commissione Europea di proporre una normativa comune, per l’intera Unione, che stabilisca lo stupro come qualsiasi atto sessuale compiuto in assenza di consenso liberamente espresso, informato e revocabile.

Il principio attorno al quale ruota l’intera proposta è quello del “solo sì significa sì”, che supera il concetto del “no significa no”, per includere nelle formulazioni legislative circostanze più realistiche. In quello che è stato definito un momento storico per i diritti delle vittime di violenza sessuale, il Parlamento Europeo ha insomma esplicitato che non basta l’assenza di un rifiuto esplicito perché un rapporto o un atto sessuale si possa considerare legittimo, occorre invece una manifestazione positiva e non coatta del consenso. Coerentemente, la risoluzione precisa che qualsiasi consenso viziato, perché ottenuto mediante pressione o coercizione, è privo di valore anche dal punto di vista giuridico.

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La risoluzione costituisce il primo stadio di un iter legislativo ancora lungo. Affinché diventi diritto vincolante, dovrà ora essere tradotta in una proposta di legge dalla Commissione e su questa gli Stati membri dell’UE saranno chiamati a esprimersi.

Leggi sullo stupro nell’Unione Europea: che differenza c’è fra i modelli basati sul consenso e quelli basati sulla coercizione?

Attualmente, le legislazioni nazionali europee in materia di stupro si articolano attorno a due impostazioni distinte. Il modello basato sul consenso, che è quello sostenuto da tutte le associazioni che si occupano dei diritti e della difesa delle vittime, considera come  stupro  qualsiasi atto sessuale compiuto senza il consenso di una delle due parti. Quello fondato sulla coercizione richiede invece la prova dell’uso della forza, di minacce o di altri mezzi coercitivi.

Secondo i dati di Amnesty International, ventuno dei ventisette Stati membri dell’UE hanno già adottato definizioni incentrate sul consenso. In Svezia e Spagna, la legislazione segue già il principio del “sì significa sì”. Paesi come Ungheria e Lettonia mantengono invece l’approccio tradizionale, che subordina la configurazione del reato alla dimostrazione dell’uso della forza o delle minacce. In Italia, di questo tema si è parlato all’inizio dell’anno, in occasione di quello che è diventato noto come “ddl stupri” e che riporta il concetto di stupro nel nostro Paese a un modello che richiede la prova della “volontà contraria” della vittima. Nel dibattito pubblico su questo tema, a livello europeo, è stata anche menzionata più volte, come uno degli esempi storicamente peggiori di applicazione della giustizia, una sentenza di assoluzione italiana del 1999, quando un istruttore di scuola guida era stato accusato di stupro da una sua allieva, ma ritenuto non colpevole perché la vittima portava, al momento dei fatti, pantaloni jeans stretti, che, si legge nelle motivazioni della sentenza stessa, sono troppo difficili da togliere senza il consenso della vittima.

Il motivo per il quale il Parlamento Europeo ha votato per richieder a tutti gli Stati Membri di adottare un modello basato sul consenso, è proprio il fatto che le vittime, negli ordinamenti che ne prevedono uno basato sul dissenso e la coercizione, si trovano a dover documentare la violenza subita con oneri probatori che gli esperti definiscono ostacoli sistemici all’accesso alla giustizia.

Il peso del caso Pelicot nel voto del Parlamento Europeo sulla definizione di stupro

Un caso, certamente, ha pesato nella decisione del parlamento. Nell’ottobre 2025, la Francia ha modificato il proprio codice penale introducendo una definizione esplicita di stupro come atto sessuale compiuto senza consenso. La revisione è arrivata dopo anni di resistenza istituzionale, sull’onda dello storico processo Pelicot: cinquanta uomini sono stati imputati per aver violentato più volte, per anni, Gisèle Pelicot, drogata a sua insaputa dall’ex marito Dominique Pelicot, che aveva organizzato le aggressioni attraverso contatti stabiliti online. Dal 2023, anche Finlandia, Lussemburgo e Paesi Bassi hanno introdotto legislazioni basate sul consenso.

Il quadro giuridico che il Parlamento chiede di costruire

La risoluzione chiarisce che il consenso deve essere valutato nel contesto specifico di ciascun caso, comprese le situazioni che possono viziare il presunto spingere la vittima a non mettere in atto una resistenza attiva perché l’aggressore ricorre a violenza, minacce, abuso di potere, intimidazione o perché è la vittima stessa a trovarsi o a essere messa in una condizione di paura, incoscienza, intossicazione, sottomissione chimica, sonno, malattia, disabilità o vulnerabilità. Il Parlamento chiede esplicitamente che le reazioni traumatiche che le vittime possono avere in questi casi e che portano a “congelarsi”, all’incapacità di reagire e ad atteggiamenti di sottomissione dettati dalla paura o dall’alterazione trovino riconoscimento sia nella legislazione sia nella prassi giudiziaria.

La risoluzione stabilisce con chiarezza che il semplice silenzio, l’assenza di resistenza fisica, la mancanza di un “no” esplicito, il fatto che la vittima avesse prestato il proprio consenso a rapporti precedenti, la condotta sessuale pregressa della vittima e qualsiasi relazione attuale o passata tra le parti non possono essere interpretati come consenso. A questo ultimo proposito è impossibile non menzionare la storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato l’Italia dopo che, in un caso di stupro di gruppo avvenuto nel 2008 presso la Fortezza da Basso a Firenze per il quale gli imputati erano stati condannati in primo grado, la Corte di Appello di Firenze optò per l’assoluzione citando, fra le altre cose, il fatto che la vittima avesse avuto, in passato e in altre occasioni, una condotta sessuale disinibita che includeva rapporti occasionali.

L’eurodeputata olandese Anna Strolenberg ha sintetizzato, parlando con la CNN, il senso di una definizione di stupri basata sulla valutazione del consenso: “Nessuno può dare il proprio consenso mentre dorme, è sotto l’effetto di droghe, è incosciente o paralizzato dalla paura. Qualsiasi legge che lasci spazio a questo dubbio, lascia spazio alla violenza.”

Un approccio incentrato sulla vittima

Il Parlamento sostiene che soltanto una legislazione basata sul consenso possa garantire alle vittime un effettivo accesso alla giustizia. La risoluzione chiede un approccio intersezionale che includa cure mediche immediate, assistenza sanitaria sessuale e riproduttiva, accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, supporto psicologico e assistenza legale gratuita. Rientra in questa visione anche l’istituzione di centri di crisi attivi ventiquattro ore su ventiquattro, in grado di offrire sostegno medico, psicologico e legale.

La relazione prevede anche un obbligo di formazione regolare e specializzata per tutte le categorie professionali che possono entrare in contatto con le vittime: forze dell’ordine, magistrati, avvocati, operatori sanitari e figure di primo intervento. Il Parlamento chiede inoltre alla Commissione di presentare entro il 2026 linee guida sull’educazione sessuale e relazionale, accompagnate da campagne di sensibilizzazione a livello europeo su consenso, integrità sessuale e autonomia corporea, e da azioni specifiche contro i cosiddetti “miti sullo stupro”, i contenuti anti-gender e la propaganda “incel” online.

Il caso delle “accademie dello stupro”

L’eurodeputata irlandese Maria Walsh dichiarato che un servizio della CNN su una comunità online che si autodefiniva “accademia dello stupro” uno degli elementi che hanno accelerato il dibattito in sede europea. L’indagine aveva portato alla luce un gruppo su Telegram in cui quasi mille uomini condividevano istruzioni dettagliate su come drogare e aggredire sessualmente le proprie partner. Il gruppo era parte di una rete più estesa dedita alla condivisione di immagini non consensuali. Walsh ha sostenuto che questa scoperta dimostri la necessità urgente di una risposta coordinata a livello europeo nel contrasto alle violenze sessuali.

A dicembre, in Germania, un uomo è stato condannato per aver drogato e violentato la moglie priva di sensi per diversi anni, documentando le aggressioni con riprese video.

Secondo Amnesty International, una donna su sei nell’Unione europea subisce violenza sessuale nel corso della vita adulta, mentre una su dieci è vittima di stupro. Dinushika Dissanayake, portavoce dell’organizzazione, ha definito la risoluzione un passo rilevante nella lotta contro la cultura dello stupro, che si alimenta di stereotipi di genere e tentativi di normalizzare la violenza sessuale.

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