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Perquisizione negli uffici di Patrioti per l’Europa: indagine su appropriazione di fondi europei

Mercoledì la Procura europea (EPPO) ha perquisito gli uffici del gruppo parlamentare europeo di ultradestra Patrioti per l’Europa (PfE), nelle due sedi principali del Parlamento europeo, a Bruxelles e a Strasburgo. L’operazione è parte di un’indagine sul presunto utilizzo improprio di fondi dell’Unione europea per oltre 4 milioni, riconducibile all’ormai disciolto gruppo parlamentare Identità e Democrazia (ID), del quale facevano parte, fra gli altri, il Rassemblement National francese, la Lega e AfD.

L’ufficio stampa del Parlamento Europeo non ha commentato la vicenda se non per dire che l’istituzione “collabora con le autorità competenti”.

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L’indagine su Identità e Democrazia

Dallo scorso luglio, l’autorità anticorruzione europea sta indagando sulla presunta appropriazione indebita di fondi UE da parte di ID tra il 2019 e il 2024. Dopo le elezioni europee di quell’anno, però, il gruppo si è sciolto e molti dei partiti che ne facevano parte hanno poi dato vita a PfE, nel quale sono confluite anche altre formazioni, come lo spagnolo Vox e l’ungherese Fidesz. Nel gruppo sono entrati anche gli eurodeputati del Rassemblement National, del Partito della Libertà austriaco e dell’Interesse Fiammingo belga.

Proprio su questo punto, il gruppo parlamentare si trova in disaccordo con la Procura europea. In un comunicato, infatti, il PfE ha negato qualsiasi continuità politica fra ID, oggetto dell’interesse degli inquirenti, e lo stesso PfE, che è quindi da considerarsi del tutto quindi estraneo all’indagine in corso.

Patrioti per l’Europa dovrà rispondere degli illeciti di Identità e Democrazia?

Il nodo giuridico della possibile restituzione dei fondi, però, non si risolve così facilmente. Un parere approvato lo scorso settembre dalla Commissione per il controllo di bilancio del Parlamento, infatti, sostiene che il PfE possa considerarsi successore di ID e quindi dovrebbe essere tenuto a rimborsare i fondi spesi indebitamente da quest’ultimo nella precedente legislatura, una volta chiusa l’indagine. A PfE potrebbe quindi essere ordinato di restituire oltre 4 milioni di euro.

Ma che cosa vuol dire, per un gruppo parlamentare, essere “successore” di un altro? Il regolamento del Parlamento lo specifica: un gruppo politico è considerato successore di uno sciolto, e dunque responsabile dei debiti residui, quando ricorrono determinate condizioni. Tra queste figurano, per esempio, il trasferimento collettivo di una quota determinante dei membri dell’ex gruppo nella nuova formazione, il passaggio di locali, sistemi informatici, conti bancari o altri beni alla nuova struttura e il fatto che il nuovo nome e la comunicazione pubblica presentino l’entità come una diretta prosecuzione delle attività del gruppo sciolto, oppure che le due formazioni si susseguano a così breve distanza nel tempo da far apparire il rebranding concepito principalmente per liberarsi delle passività. In questo caso, le tre condizioni potrebbero sussistere.

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