Alla scoperta del ponte di Rudolphstein, simbolo dell’unità tedesca
Testo e disegno di Paolo Brasioli
Ho conosciuto il ponte di Rudolphstein sul fiume Saale, transitando sopra nei viaggi automobilistici in direzione dell’Italia. E davvero ho intuito da subito, documentandomi poi con storie e testimonianze, di avere proprio da qui una privilegiata occasione per conoscere la storia tedesca degli ultimi, non semplici ma significativi, novant’anni. Eretto nel solco della mirabile tradizione tecnica tedesca, assurto a simbolo del regime nazionalsocialista, rimase inutilizzato e inerme spettatore della prima parte della guerra fredda, venne poi ripristinato collegando, ovviamente sotto stretto controllo, le due Germanie divise da “Die Mauer”. E appena si compì la riunificazione, venne ampliato per accogliere il nuovo serrato traffico europeo. Un nuovo ponte affiancato, una nuova generazione in armonia lo fa vivere verso il futuro… Fantastico!
Costruito e distrutto dopo nove anni
Il ponte di Rudolphstein sulla Saale, ben noto oggi come “Ponte dell’Unità Tedesca”, è una struttura ingegneristico-viaria dell’autostrada A9 (la Berlino-Monaco) che attraversa il fiume Saale, precisamente tra gli svincoli di Bad Lobenstein e Rudolphstein. Oggi segna il confine tra la Turingia e la Baviera, e solo qualche anno fa il confine tra DDR e RFT. Questo notevole monumento, tutelato come patrimonio storico, è costituito da ben tre ponti paralleli. Il ponte ad arco fu aperto al traffico il 27 settembre 1936 e fu uno dei principali ponti di grandi dimensioni costruiti nell’ambito del programma di costruzione autostradale dell’epoca. Servì inoltre da modello, funzionale ed estetico, per molti ponti similmente realizzati in seguito, e venne realizzato velocemente, in un anno, utilizzando una media di 300 operai. Il progetto architettonico fu affidato a Fritz Limpert, con Paul Bonatz (1877-1956) come prezioso consulente, un “classico moderno” che seppe attingere a caratteri dell’espressionismo e del razionalismo unendoli a uno stile architettonico più tradizionale, attento ai rapporti con la natura e i materiali.
Ciascuna carreggiata era sorretta da un proprio ponte ad arco largo 9,05 metri. Curiosamente erano quindi due ponti separati affiancati, con una distanza di 3,0 metri. Longitudinalmente, la struttura intera era lunga 254 metri, presentava otto aperture con archi a tutto sesto (semicircolari regolari), ciascuna con una luce libera di 27 metri. I centri dei pilastri erano distanziati di 31,2 metri. Le superfici visibili della struttura in muratura erano rivestite in elegante e scuro granito. All’estremità settentrionale del ponte fu costruita un’estensione a forma di bastione, che fungeva da area di sosta e al contempo da suggestiva piattaforma panoramica con vista sulla stretta e profonda valle del fiume Saale. Verso la parte finale della seconda guerra mondiale, il 13 aprile 1945, il ponte fu gravemente danneggiato dopo che le truppe tedesche fecero saltare in aria due dei suoi piloni. E così rimase, dopo soli nove anni dall’inaugurazione, come un relitto isolato e corroso, tristemente impraticabile per il successivo ventennio.
Un accordo storico per ricostruire il ponte di Rudolphstein
Fu solo grazie a uno speciale trattato tra la Repubblica Federale di Germania e la Repubblica Democratica Tedesca, stipulato e finanziato nel 1964, che la struttura fu riparata per 5,5 milioni di marchi tedeschi e riaperta al traffico nel periodo natalizio del 1966. Fino ad allora, l’autostrada di transito per Berlino era chiusa tra lo svincolo di Schleiz (DDR) e l’ingresso autostradale di Berg/Bad Steben (Baviera). Per il traffico interzonale, tra Hof e lo svincolo di Schleiz veniva utilizzato un tratto della B 2/F 2 con il checkpoint di frontiera di Töpen/Juchhöh. Nel 1987 la pavimentazione stradale in cemento e l’impermeabilizzazione del ponte furono rinnovate.
Il ponte della rinascita e dell’Unità Tedesca
Nell’ambito dell’ampliamento a sei corsie della sempre più fondamentale autostrada della Germania unita, tra l’aprile del 1994 e l’aprile del 1996, accanto alla vecchia struttura fu costruito un nuovo ponte in cemento precompresso per la carreggiata in direzione Nord, verso Berlino. La progettazione è stata curata dal Prof. Dr.-Ing. H. Bechert + Partner. Il nuovo ponte orientale è una struttura in precompresso a dieci campate, lunga 296,4 metri, in splendido accordo con la configurazione delle aperture del vecchio ponte. La struttura presenta una soletta in calcestruzzo gettato in opera con uno spessore massimo di 1,62 metri al centro e di 40 cm ai bordi. I pilastri ottagonali hanno una sezione trasversale in calcestruzzo armato cavo e calpestabile, con una larghezza totale di 2,7 metri al di sotto della testa del pilastro. I pilastri si allargano a tromba nella parte superiore in due fasi, con una scelta ingegneristica gradevole anche esteticamente. Le spalle e i quattro piloni più vicini al fiume Saale sono fondati su profondi pali trivellati di 1,5 metri di diametro. La soletta è stata realizzata in sezioni di poco più di 31 metri, utilizzando ben 700 metri cubi (quasi 2000 tonnellate) di calcestruzzo.
Il ponte appare quindi, visto dalla profonda valle del fiume, magari avvolto nelle nebbioline autunnali, come un triplice oggetto, una moltiplicazione delle funzioni, nello spazio e nel tempo. Magistrale opera pulsante e ritmica, che arriva ad essere musica congelata… architettura fluida.
Il 3 ottobre 2006, in occasione del 16° anniversario della riunificazione tedesca, il ponte è stato denominato simbolicamente e meritatamente “Brücke der Deutschen Einheit”.
L’autore: Architetto Paolo Brasioli – quattro | architectura
Provenendo da una famiglia di artisti veneti, Paolo Brasioli è stato influenzato presto dal ricco patrimonio culturale e artistico italiano. Fondamentale è stata l’influenza di suo padre, Alfredo Brasioli, rinomato fumettista, illustratore e grafico italiano.
Il suo lavoro fino ad oggi si è concentrato sulla costruzione di hotel di alta qualità e sull’interior design per abitazioni, hotel e strutture di gastronomia e benessere, così come sulla creazione di mobili, lampade, accessori e arte.
Ha lavorato con rinomate compagnie e gruppi alberghieri come Best Western, Crowne Plaza, Falkensteiner, Hilton, Hyatt, Le Meridien, Leonardo Hotels, Marriott, NH Hotels, Rocco Forte Hotels e Sheraton. Molte delle sue creazioni sono state esposte in rinomate fiere d’arte e di design.
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quattro | architectura




