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La notizia dietro la notizia – Il viaggio di ritorno. Un siciliano a Berlino riflette sul 43,8% di AfD

🗞 La notizia dietro la notizia – Riflessioni di Gabriele Paoletti sugli articoli del Mitte

Questa settimana l’articolo di riferimento parla della vittoria di AfD in Sassonia-Anhalt, dove il partito guidato da Alice Weidel e Tino Chrupalla ha raggiunto un risultato senza precedenti. Ha infatti conquistato quasi il 44% dei voti (43,8%, per la precisione), innescando reazioni che stanno andando oltre i confini regionali per diventare dibattito internazionale. Il commento di Gabriele Paoletti.

Il viaggio di ritorno – Dopo il voto in Sassonia-Anhalt

È finita la stagione del cinema all’aperto.
Lo capisco dal freddo.
Ancora per pochi giorni si può andare al Freiluftkino di Friedrichshain con un telo e la convinzione che il prato sia, per qualche ora, una specie di salotto pubblico.

Ieri sera ho salutato la stagione così.
Materassino gonfiabile.
Coperta.
Prato sotto.
Berlino sopra.
E Spaziergang nach Syrakus davanti agli occhi.

Un film su un uomo della DDR che vuole arrivare fino a Siracusa.
Non a viverci.
Non con Ryanair.
Non cercando su Google Flights se conviene partire venerdì o sabato.
Vuole andare in Italia perché vuole vedere il mondo.

E nella DDR questo era un problema.
La storia è vera.
Un uomo arriva a progettare la fuga perché non può semplicemente prendere una valigia e partire.

Io a Siracusa ci sono nato e cresciuto.
È parte della mia storia e della mia geografia.
Nel film, invece, Siracusa è quasi un’idea.
È il posto dove comincia qualcosa.
La libertà, a volte, ha una forma molto concreta.
Un confine.
Un biglietto.
Una strada.
Una cosa poco spettacolare, come una sbarra che si alza.
Una frontiera che puoi attraversare oppure no.

Finisce il film.
Rimetto via la coperta.
Sgonfio il materassino.
Prendo il telefono.
Guardo le notizie.
Sassonia-Anhalt.
AfD.
Quasi il 44%.
Nel 2021 era al 20,8%.
Adesso è il primo partito.
Maggioranza relativa.
“Abbiamo scritto la storia”, dice Ulrich Siegmund.

Io resto qualche secondo con il telefono in mano.
Penso al film.
Penso a quell’uomo che voleva andare a Siracusa.
Penso alla DDR.
Alla frontiera.
A un Paese che decideva dove potevi andare.
E mi viene una sensazione strana.
Perché la libertà non sparisce sempre facendo rumore.
A volte comincia molto più discretamente.
Prima diventa una parola che si usa meno.
Poi un diritto che si considera meno importante.
Poi qualcuno dice che certe persone non dovrebbero esserci.
Poi che certe persone dovrebbero tornare indietro.
Poi che certe frontiere non erano una cattiva idea.
E intanto qualcuno vota.
Quasi 44%.
Un numero abbastanza grande da smettere di sembrare un numero.

Non è la DDR.
Non è una dittatura.
Non è il 1988.
È proprio questo il problema.
La storia non torna mai vestita nello stesso modo.
Cambia giacca.
Tiene le elezioni.
Usa i social.
Fa campagna elettorale.
Il passato ha imparato a presentarsi bene.

Io intanto sono a Berlino.
Un italiano nato in Sicilia.
Ho appena visto un film su un uomo che rischiava la vita per arrivare in Italia.
Poi ho sgonfiato il materassino per tornare a casa.
Posso farlo.
Posso partire.
Posso tornare.
Posso andare a Siracusa.
Posso anche decidere di non andarci.
Perché questa è la parte della libertà che rischiamo di dimenticare:
non è soltanto poter andare dove vuoi.
È poter decidere.
E forse la cosa più inquietante di quella percentuale non è che qualcuno voglia tornare indietro.
È che una parte del Paese ha cominciato a considerare il viaggio di ritorno una possibilità.

Io prendo lo zaino.
Il prato si svuota.
Il cinema chiude.
E mentre cammino verso casa penso che la libertà ha una caratteristica curiosa:
finché ce l’hai, sembra una cosa normale.
Come un prato.
Come un biglietto.
Come la possibilità di votare.
Come una frontiera che non ti viene in mente di guardare.
Poi un giorno qualcuno la guarda al posto tuo.
E comincia a decidere dove puoi andare.

Io intanto continuo a camminare.
Il telefono è nello zaino.
Siracusa è a tremila chilometri, per il momento.
Finché qualcuno non decide che sono troppi.
Troppi come quasi il 44%!?

✍️ Di Gabriele Paoletti
Entro nelle notizie per cercare l’assurdo, dove spesso la realtà non ha nemmeno bisogno di inventarlo.

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