Caso Mouhamed Dramé: assolti in cassazione i cinque poliziotti che uccisero un sedicenne a Dortmund
Con un pronunciamento che chiude, almeno sul piano giudiziario, una vicenda seguita da anni dall’opinione pubblica tedesca, la Corte federale di cassazione (BGH) ha respinto i ricorsi presentati contro l’assoluzione dei cinque agenti di polizia responsabili della morte di Mouhamed Dramé. A darne notizia è stato l’avvocato difensore Michael Emde, legale del responsabile dell’intervento, mentre la vicenda è stata ripresa anche dal quotidiano Kölner Stadt-Anzeiger.
Il caso Dramé
Mouhamed Dramé, originario del Senegal, è morto nell’agosto 2022, all’età di 16 anni, nel giardino di un centro di accoglienza per rifugiati a Dortmund, colpito da cinque proiettili esplosi da un agente di polizia. La sua morte ha assunto rapidamente una dimensione politica ed è diventato il caso simbolo dei movimenti che chiedono conseguenze per le azioni violente delle forze dell’ordine.
La newsletter del Mitte!
Notizie, novità, eventi dalla Germania
Quel giorno gli agenti erano stati chiamati nel cortile interno di una struttura residenziale, dove Dramé si trovava appoggiato a una nicchia con un coltello puntato contro il proprio addome, in quella che è stata ricostruita come un’intenzione suicida. L’adolescente non si muoveva e non rispondeva alle sollecitazioni. Nessuna delle persone presenti, né gli agenti intervenuti, risulta essere stata minacciata in alcun momento. Questo ultimo elemento, fondamentale, è emerso inequivocabilmente nel corso del procedimento davanti al Tribunale regionale di Dortmund, concluso nel dicembre 2024.
Di fronte alla mancata reazione del giovane agli avvertimenti e alle richieste di deporre il coltello, il responsabile del turno aveva disposto l’impiego di spray al peperoncino per disarmarlo. Il getto è stato diretto sul viso del sedicenne per sei secondi. Dramé si è quindi mosso (secondo gli avvocati di parte civile, perché infastidito dalla nebbia urticante dello spray), con coltello ancora in mano. A quel punto gli agenti lo hanno colpito con due taser, ma il giovane ha continuato a muoversi e, meno di un secondo dopo, un agente ha aperto il fuoco, sparando cinque volte al ragazzino, uccidendolo.
La sentenza di primo grado e l’iter dei ricorsi
Il Tribunale regionale di Dortmund aveva assolto tutti e cinque i poliziotti coinvolti, ritenendo che avessero agito in modo legittimo, nel tentativo di scongiurare un pericolo per l’incolumità fisica e la vita delle persone presenti. Al termine dell’istruttoria, la Procura aveva chiesto l’assoluzione per quattro dei cinque imputati, riconoscendo che chi aveva sparato riteneva, per quanto a torto, di trovarsi in pericolo e di dover esercitare la legittima difesa. Diversa la posizione riguardo al responsabile dell’intervento, accusato di omicidio colposo per aver innescato la sequenza di eventi sfociata nella sparatoria: per lui la Procura aveva richiesto una pena detentiva con sospensione condizionale.
La sezione penale del tribunale non ha accolto questa impostazione. Secondo la sentenza, sia l’agente che ha esploso il colpo mortale sia quelli che hanno fatto uso di spray al peperoncino e taser hanno agito per garantire la propria incolumità, senza che siano stati riscontrati errori o violazioni dei doveri da parte del caposquadra. Contro questa decisione, sia la Procura sia la parte civile hanno presentato ricorso in cassazione.
Un passaggio rilevante della decisione della Corte federale di cassazione, riportato dal quotidiano ND, riguarda l’agente che aveva caricato il proprio taser con munizioni non adatte alla distanza ravvicinata, rendendo di fatto inefficace il dispositivo contro Dramé. Il Tribunale regionale aveva analizzato la vicenda unicamente sotto il profilo dell’errore di fatto non imputabile, ovvero un errore di valutazione sulla pericolosità della situazione, senza considerare l’ipotesi di un errore tecnico nel caricamento delle armi.
La Corte di Cassazione, in ogni caso non ha individuato in questa impostazione alcun errore di diritto. Secondo la sua argomentazione, anche un dispositivo caricato correttamente non sarebbe comunque bastato a fermare Dramé, come dimostrerebbe il fatto che pure un secondo taser, utilizzato da un altro agente, non ha atterrato l’adolescente.
Il rigetto dei ricorsi di Procura e parte civile
A dare per prima notizia della pronuncia, citando una portavoce del Tribunale regionale di Dortmund, è stato giovedì il Kölner Stadt-Anzeiger. Il ricorso della Procura, rivolto esclusivamente contro l’assoluzione del caposquadra, è stato giudicato “infondato” e respinto. Stessa sorte per il ricorso della parte civile, che invece contestava l’intero impianto assolutorio riguardante tutti e cinque gli imputati.
Interpellata dal quotidiano ND, l’avvocata della famiglia della vittima Lisa Grüter ha ricostruito il ragionamento dei giudici: la Corte federale avrebbe seguito l’impostazione del Tribunale regionale sull’errore sui presupposti di liceità, secondo cui chi ha sparato poteva ritenere corretta la propria azione. Grüter segnala inoltre alcune contraddizioni emerse nelle testimonianze rese successivamente dagli imputati.
La famiglia di Mouhamed Dramé: “siamo sconvolti”
La decisione ha suscitato reazioni critiche da più parti. Sidy Dramé, fratello maggiore della vittima, che ha seguito il procedimento fin dall’inizio come parte civile, si dice scosso dal fatto che nessuno venga ora ritenuto responsabile della morte del fratello, aggiungendo di non sapere come spiegarlo al resto della famiglia. Anche l’avvocata Grüter esprime delusione per l’assenza, a suo giudizio, di un esame critico da parte delle massime istanze giudiziarie, definendo quella verificatasi una situazione statica, che non rappresentava un pericolo per nessuno se non per la vittima e che l’intervento avrebbe invece fatto degenerare.
Toni analoghi arrivano da Britta Rabe, del Comitato per i diritti fondamentali e la democrazia di Colonia, secondo cui la pronuncia della Corte federale conferma un’ingiustizia già sancita in primo grado. Alex Freytag, portavoce del Circolo di solidarietà per Mouhamed, parla di un segnale che ricade sulle numerose famiglie coinvolte in casi analoghi di violenza della polizia, tuttora impegnate in battaglie giudiziarie per ottenere verità e giustizia davanti ai tribunali tedeschi. Secondo Freytag, l’assenza di conseguenze per la violenza letale esercitata dalle forze dell’ordine rischia di avere ripercussioni gravi per le persone vittime di razzismo e per chi attraversa momenti di crisi psichiatrica, come è stato il caso di Mouhamed Dramé.




