AperturaAttualitàVivere in Germania

La notizia dietro la notizia – Si fa presto a dire “privacy”, anche a Berlino


🗞 La notizia dietro la notizia – Riflessioni di Gabriele Paoletti sugli articoli del Mitte

Questa settimana l’articolo di riferimento parla del fatto che in Germania, patria della protezione quasi ossessiva dei dati, un prodotto come i Meta glasses, che possono filmare e registrare tutto ciò che chi li indossa vede, potrebbero essere vietati. Ma quanto è già compromessa la privacy di chi attraversa ignaro le proprie giornate, anche a Berlino? Gabriele Paoletti se lo chiede mentre è seduto in un caffé di Schöneberg.

Inquadrature. Dagli smartphone ai Meta glasses, dov’è finita la privacy?

Sono seduto in un caffè sulla Akazienstraße, a Schöneberg.

Al tavolo accanto una giovane donna registra un video.
Prima il cappuccino.
Poi il cappuccino da un’altra angolazione.
Poi lei che beve il cappuccino guardando la strada.
Poi lei che cammina con il cappuccino.
Tra poco probabilmente arriverà il cappuccino che racconta la sua esperienza.

​Dietro di lei passano dieci persone.
Una signora porta a spasso un cane piccolo convinto di essere un cane enorme.
Un uomo in bicicletta trasporta una pianta più grande di lui.

​Nessuno sa di essere entrato nel video.
Sono comparse. Gratis.

​Berlino è piena di persone che filmano la propria vita.
Mentre corrono. Mangiano. Ballano. Piangono.
Fanno finta di non sapere di essere davanti a una telecamera mentre stanno davanti a una telecamera.

​Poi arriva una nuova tecnologia.
Un paio di occhiali. I Meta Glasses.
Occhiali che possono registrare quello che vede chi li indossa.

​E improvvisamente la Germania si ferma.
Perché forse qualcuno potrebbe filmarci senza che ce ne accorgiamo.
Una paura comprensibile.

​”Datenschutz!” Protezione dei dati.
Una reazione talmente tedesca che potrebbe avere un regolamento allegato.

La Germania non odia essere osservata.
Odia essere osservata senza una procedura.

​Un telefono in mano va bene.
Una telecamera sul volto invece richiede una discussione nazionale.
Tempo. Esperti. Forse un convegno.

​Forse il problema non sono gli occhiali.
Forse è che, per la prima volta, non sappiamo più chi sta guardando chi.

​La ragazza del tavolo accanto finisce il suo video.
Controlla le immagini.
È soddisfatta.

​Poi vede qualcuno dal tavolo di fronte alzare il telefono.
Si irrigidisce.

​”Mi stai filmando?”

Per un secondo la regista è diventata una comparsa.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio