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Dipendente di organizzazione religiosa si candida per AfD. Licenziata per incompatibilità con valori cristiani

Una sessantenne di Jever, in Bassa Sassonia, è stata licenziata dal posto di lavoro che aveva occupato per 15 anni per essersi candidata con AfD. Sulla carta, si potrebbe pensare a un licenziamento chiaramente illegittimo e impossibile da difendere, ma c’è un particolare che potrebbe rendere questo caso diverso dagli altri: il datore di lavoro della donna era un’organizzazione diaconale legata alla chiesa evangelica e gli enti ecclesiastici, in Germania, hanno un po’ più di margine, rispetto agli altri, nel richiedere ai dipendenti l’aderenza a certi valori anche al di fuori dell’ambiente di lavoro.

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Secondo la Mission:Lebenshaus GmbH, con sede a Brema, che gestisce cinque hospice per adulti e uno per bambini e adolescenti nella regione, i valori rappresentati da AfD sono incompatibili con quelli cristiani e, in particolare, con il dovere di cura e accoglienza che deve animare la gestione di hospice e residenze sanitarie assistite.

Parla l’organizzazione diaconale: “la candidatura con AfD è incompatibile con i nostri valori e con la missione della Chiesa”

La dipendente licenziata, che aveva un ruolo amministrativo, si era candidata alle elezioni comunali del 13 settembre per il consiglio distrettuale e per il consiglio comunale di Wangerland. In una prima fase, come confermato da entrambe le parti, la società, che è controllata al 100% dalla Bremer Innere Mission, aveva appreso della candidatura della donna tramite i social media e l’aveva invitata a ritirarla ufficialmente. Quando la donna si è rifiutata è arrivato il licenziamento, contro il quale l’ex dipendente intende ricorrere con tutti i mezzi legali a propria disposizione.

A spiegare le motivazioni dell’azienda è stato il portavoce Roman Mölling, che ha comunicato a diversi media tanto di orientamento religioso quanto generalisti, la posizione ufficiale del datore di lavoro e anche le ragioni per le quali l’organizzazione ritiene di poter legittimamente terminare il rapporto lavorativo in questo caso.

Il problema non sarebbe l’appartenenza al partito in sé, ma piuttosto l’impegno attivo in favore del medesimo. “A nostro avviso”, ha dichiarato “la candidatura attiva a favore di un’organizzazione classificata senza ombra di dubbio come di estrema destra è in grave contrasto con i valori fondamentali e la missione della Chiesa e della Diaconia”. Il riferimento è a una decisione del l’Ufficio per la protezione della Costituzione della Bassa Sassonia che, nel febbraio 2026, ha classificato la sezione regionale dell’AfD come “di comprovata tendenza estremista di destra” e l’ha ufficialmente riclassificata come “oggetto di osservazione di notevole importanza”. A seguito di un contenzioso giuridico, nel giugno 2026 il Tribunale amministrativo di Hannover ha confermato in via provvisoria tale classificazione e ha respinto una richiesta d’urgenza presentata dal partito.

Appartenere a un’organizzazione con queste caratteristiche, ha concluso Mölling, non è compatibile con i requisiti di lealtà che si applicano ai collaboratori delle istituzioni ecclesiastiche e diaconali. Inoltre, sostiene ancora il portavoce, c’è il problema del vincolo di fiducia che si deve stabilire con gli ospiti delle strutture, che in esse trascorrono gli ultimi giorni della loro vita, in una condizione di assoluta fragilità.

Chi si affida a un hospice, secondo l’organizzazione, deve poter contare sul fatto di essere trattato con rispetto ed empatia, indipendentemente dall’origine, dalla nazionalità, dalla religione, dall’ideologia, dallo status sociale o dalla situazione personale. Nelle strutture arrivano spesso persone senzatetto, rifugiati e persone con background migratorio e “Proteggere questa fiducia fa parte della nostra identità come parte della Diaconia”. Le posizioni pubblicamente espresse dai rappresentanti di AfD, che per migranti, rifugiati, persone di religione musulmana e altre categorie marginalizzate parlano spesso in termini denigratori e peggiorativi, sarebbero incompatibili con le necessità di accoglienza e accudimento che caratterizzano un hospice. “I nostri valori cristiani non sono in linea con le tematiche per cui questa candidata si presenta. E per questo siamo fermamente convinti che una collaboratrice del genere non abbia nulla a che fare con la nostra struttura, nel rapporto con le persone da assistere”.

Questa posizione è in linea con quella già espressa nel 2024 dal presidente della Diaconia, Rüdiger Schuch, il quale aveva dichiarato all’epoca ai giornali del Funke Mediengruppe: “Chi si schiera per AfD deve andarsene”. Le reazioni a quella dichiarazione furono estreme: Schuch ricevette tali e tante minacce da dover ricorrere temporaneamente a una scorta di sicurezza.

La dipendente licenziata dopo la candidatura con AfD promette azioni legali contro la diaconia

La Mission:Lebenhaus, intanto, non ha alcuna intenzione di tornare sui propri passi e afferma di aver valutato attentamente tanto la Costituzione quanto le norme ecclesiastiche e di diritto del lavoro. L’ex dipendente, intanto, denuncia sui social il licenziamento e promette battaglia, sostenuta pubblicamente dal deputato dell’AfD al Bundestag Martin Sichert, recentemente escluso dalla candidatura a amministratore distrettuale dalla commissione elettorale del distretto della Frisia. 

Secondo Sichert, l’organizzazione religiosa starebbe violando l’articolo 108 del Codice penale, che punisce anche solo il tentativo di costringere o impedire a una persona, nel contesto di un rapporto di dipendenza professionale, di esercitare il proprio diritto di voto o il diritto a sostenere una formazione politica. Qualora il licenziamento non dovesse essere revocato, Sichert ha annunciato l’intenzione di adoperarsi per mettere in discussione i finanziamenti statali destinati alla Diaconia. 

Casi precedenti di questo genere si sono conclusi, fino a questo momento, con la revoca del licenziamento. Questo vale tanto per i casi di datori di lavoro che hanno licenziato i dipendenti per via del loro appoggio ad AfD quanto per un caso recente in cui la Caritas ha licenziato una dipendente per aver abbandonato la Chiesa. Il caso della dipendente della Mission:Lebenhaus potrebbe approdare davanti al Tribunale federale del lavoro e forse perfino coinvolgere la Corte Costituzionale.

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