Germania: giro di vite sulla libertà d’informazione. Ecco i piani del governo Merz
Un documento in 34 punti, approvato il 1° luglio dal comitato di coalizione del governo Merz, contiene le prime indicazioni concrete su quella che si sta profilando come la futura riforma della legge sulla libertà di informazione (IFG) in Germania. Il testo, intitolato “Programma per la ripresa e l’occupazione”, stabilisce che l’accesso alle informazioni pubbliche dovrà essere consentito esclusivamente alle persone fisiche che possano dimostrare di avere, circa le informazioni che richiedono, un interesse legittimo, purché tale interesse non possa già essere soddisfatto attraverso altre normative. Attorno a questa formulazione, apparentemente tecnica e convoluta, si è aperto uno scontro politico feroce, che coinvolge giuristi, garanti, giornalisti partiti d’opposizione e organizzazioni della società civile: tutti accusano il governo di una stretta autoritaria senza precedenti, che metterebbe in serio pericolo la libertà di informazione in Germania, tutelando gli organi del potere da qualsiasi possibilità di veder smascherati comportamenti illeciti, casi di corruzione o influenze esterne.
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Che cosa prevede concretamente la riforma
Diversi elementi compongono il pacchetto discusso dalla coalizione. Anzitutto, la platea dei richiedenti si restringerebbe: il governo valuta di limitare il diritto ai cittadini tedeschi e a quelli dell’Unione europea residenti in Germania, escludendo di fatto le organizzazioni non governative, che costituiscono oggi una percentuale non piccola dei soggetti che presentano tali richiesta. Chi presenta domanda dovrebbe inoltre indicarne il motivo, per dimostrare un interesse legittimo: un cambiamento che ribalta l’attuale impostazione, dove l’onere di giustificare la richiesta non esiste.
A ciò si aggiunge l’oscuramento sistematico dei nominativi dei dipendenti pubblici nei documenti forniti, misura giustificata dalla coalizione con la necessità di proteggerli da ostilità e minacce. Se anche si scoprisse un possibile caso di corruzione, un comportamento illecito o l’agire di un pubblico ufficiale in risposta a un’influenza esterna a quella dello Stato, non sarebbe possibile sapere a chi attribuire tali comportamenti. Ulteriori restrizioni potrebbero riguardare le richieste relative a infrastrutture critiche, controspionaggio, lotta al terrorismo e ricerca scientifica, ambiti per i quali il comitato di coalizione richiama un’esigenza di protezione rafforzata, motivata dalla complessità dello scenario di minaccia sia interno sia esterno.
Infine, cambierebbe anche l’aspetto economico delle richieste. L’ipotesi allo studio prevede che l’intero costo di un’istanza ricada sul richiedente, senza limiti alle tariffe possibili. Nella pratica, questo vorrebbe dire un costo di svariate decine di migliaia di euro per ogni singola informazione.
Come funziona oggi la legge sulla libertà di informazione in Germania
In vigore dal 2006, l’IFG impone alle autorità pubbliche di rendere accessibili i propri documenti, un obbligo su cui si fonda buona parte del lavoro giornalistico d’inchiesta. Una normativa analoga esiste nella maggior parte dei Länder, sebbene applicata con gradi di rigore differenti a seconda del territorio. Nella versione attualmente vigente, chi presenta una richiesta non deve motivarla. Esistono comunque eccezioni al diritto di accesso, ad esempio quando entrano in gioco dati personali o informazioni rilevanti per la sicurezza.
Una legge di questo genere è necessariamente una spina nel fianco per almeno una parte della classe politica e, se non lo fosse, vorrebbe dire che è una legge inutile, poiché il suo scopo è impedire attivamente a chi lo desiderasse di abusare della propria posizione di potere per trarne vantaggi illeciti. Questo non è neppure il primo tentativo di riformarla: quello del 2021, messo in atto dalla coalizione del governo Scholz, andava nella direzione opposta e si era posto l’obiettivo, poi abbandonato, di trasformare l’IFG in una vera e propria legge sulla trasparenza, con obblighi di pubblicazione più ampi per le amministrazioni. A bloccare il progetto fu allora l’opposizione del Ministero dell’Interno, guidato allora dall’SPD. Durante i negoziati di coalizione del 2025 tra CDU/CSU e SPD, la questione è tornata all’ordine del giorno: l’Unione aveva chiesto l’abolizione della legge “nella sua forma attuale”, ma la formulazione finale, contenuta nel capitolo dedicato alla riduzione della burocrazia e alla modernizzazione dello Stato, sembra lasciare la questione ancora aperta, promettendo una riforma, nelle parole dei fautori “capace di generare valore aggiunto per cittadini e amministrazione”.
La posizione del governo
Nel documento del 1° luglio, l’esecutivo motiva l’intervento con considerazioni legate alla sicurezza, tanto dei singoli funzionari quanto dello Stato nel suo complesso, richiamando la necessità di proteggere il personale da ostilità e minacce e di rafforzare la resilienza statale in un contesto di minacce interne ed esterne. Rispondendo alle critiche in un’intervista alla ARD, il vicecancelliere Lars Klingbeil (SPD) ha respinto l’accusa che si tratti di uno svuotamento o di un’abolizione della norma, assicurando che la futura disciplina legislativa lascerà comunque spazio al lavoro di ONG e giornalisti, ma senza specificare in che modo questo spazio possa esprimersi, a fronte delle limitazioni delle richieste e dell’aumento dei costi. Una verifica dei fatti condotta dalla stessa ARD ha infatti rilevato una contraddizione tra questa rassicurazione e il testo del programma: le ONG, in quanto persone giuridiche, non rientrerebbero nella categoria delle persone fisiche a cui la riforma limiterebbe l’accesso. Fra queste rientrano, per esempio, le associazioni per la tutela dei diritti umani e dell’ambiente.
Le critiche di giuristi, garanti, opposizione e giornalisti
La costituzionalista Sophie Schönberger ha definito, in un’intervista al portale Table Briefings, la limitazione prevista come un grave arretramento sul piano della trasparenza amministrativa. Toni simili arrivano dalla garante federale per la protezione dei dati Louisa Specht-Riemenschneider, secondo cui subordinare l’accesso alla dimostrazione di un interesse legittimo capovolgerebbe il principio, in vigore da vent’anni, di un accesso alle informazioni ufficiali sostanzialmente incondizionato, con il rischio di introdurre forme di discriminazione tra richiedenti.
Anche i due predecessori di Specht-Riemenschneider nel ruolo di garante, Peter Schaar e Ulrich Kelber, hanno preso posizione con una dichiarazione congiunta, definendo la riforma espressione di una sfiducia preoccupante verso cittadini e organizzazioni della società civile. Secondo i due, l’oscuramento indiscriminato dei nomi dei collaboratori pubblici renderebbe meno visibili le responsabilità politiche legate alle decisioni amministrative, mentre la legge attuale prevede già la possibilità di non rivelare un nominativo quando esistono indizi concreti di minacce.
Anche dall’opposizione parlamentare arrivano posizioni nette. Die Linke ha parlato di un attacco alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di controllare l’operato dello Stato. Il segretario generale dell’FDP Martin Hagen ha sottolineato come un accesso aperto ai documenti rappresenti una condizione necessaria per un controllo efficace dell’azione pubblica, capace di ostacolare accordi non trasparenti e di far emergere abusi.
L’associazione Netzwerk Recherche ha giudicato la riforma un abbandono dei principi fondativi della libertà di informazione, mentre l’Unione tedesca dei giornalisti (dju) ha accusato il governo di voler creare una sorta di scatola nera, sottraendo informazioni al pubblico e complicando il lavoro delle redazioni. L’organizzazione chiede, al contrario, un rafforzamento dell’IFG e l’introduzione di un diritto all’informazione riservato per legge ai giornalisti.
Tutti gli scandali che conosciamo grazie all’IFG
Una lettura particolarmente critica arriva da Arne Semsrott, giornalista e attivista alla guida del portale “Frag den Staat” nonché fondatore dell’iniziativa “Freiheitsfonds”. In un editoriale pubblicato sulla TAZ, Semsrott descrive la riforma come parte di una riorganizzazione autoritaria dello Stato e la definisce, a suo giudizio, il più grave attacco alla trasparenza statale nella storia della Repubblica Federale. Nel suo articolo, Semsrott cita diversi casi diventati pubblici proprio grazie all’IFG, dallo scandalo delle mascherine legato all’attuale capogruppo CDU ed ex ministro della sanità Jens Spahn, ai suoi legami con il controverso miliardario ultraconservatore Peter Thiel, ai legami tra la ministra dell’Economia Katherina Reiche e ambienti vicini alle lobby di alcuni dei più grandi patrimoni del mondo, fino a episodi discussi sui finanziamenti alla CDU.
Nell’analisi di Semsrott assume rilievo anche la composizione del comitato di coalizione, che affianca al cancelliere Friedrich Merz e al ministro-presidente della CSU Markus Söder anche Jens Spahn e il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU), entrambi già toccati in passato da rivelazioni rese possibili dall’IFG.
Il testo dovrà ora essere tradotto in un disegno di legge vero e proprio prima di arrivare in Parlamento, passaggio dal quale dipenderà la forma definitiva delle nuove regole sull’accesso alle informazioni pubbliche.




