Germania: povertà a livelli record. I poveri sono il 16% della popolazione

Sempre più persone, in Germania, vivono in povertà: lo rileva il rapporto annuale del Paritätischer Gesamtverband, uno dei principali di assistenza sociale del Paese. Nel 2025 la quota di persone le cui condizioni di vita si possono definire di povertà relativa ha raggiunto il valore più alto mai registrato dall’inizio delle rilevazioni: l’indice è salito di 0,6 punti percentuali rispetto all’anno precedente, attestandosi al 16,1% della popolazione. In cifre assolute, si tratta di 13,3 milioni di persone.
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I dati erano stati anticipati a febbraio dall’Ufficio federale di statistica, che classifica questa fascia di popolazione come a “rischio di povertà”, adottando la definizione dell’Unione Europea. L’associazione di assistenza sociale parla invece di un “triste record” e di una “società che si sta sempre più allontanando dal punto di vista sociale”. Joachim Rock, amministratore delegato del Paritätischer Gesamtverband, non ha mancato di assestare una stoccata indiretta al governo Merz, che continua a parlare di tagli estremi allo stato sociale e a tutte le forme di assistenza che per anni sono state il fiore all’occhiello del welfare tedesco: “Discutere ora di nuovi tagli alimenta la paura e l’insicurezza. Questo fa il gioco dei populisti e degli estremisti”, ha dichiarato Rock.
Che cosa si intende per povertà relativa
La soglia di povertà relativa, fissata al 60% del reddito netto mediano, comprensivo di sussidi sociali, come quello per per l’alloggio, gli assegni familiari e il reddito di base, è anch’essa cresciuta per effetto dell’inflazione e dell’aumento generalizzato del costo della vita. Nel 2025 il valore di riferimento mensile per una persona sola era di 1.445 euro, contro i 1.381 del 2024; per una coppia con due figli under 14 è salito a 3.035 euro, dai 2.900 dell’anno precedente. Dopo un periodo di calo tra il 2020 e il 2023, il rapporto segnala un'”inversione di tendenza negativa”. In altre parole, è sempre più facile essere poveri e lo si può essere anche percependo uno stipendio.
Forti squilibri regionali
La distribuzione della povertà sul territorio federale è, prevedibilmente, disomogenea: si sta peggio nelle grandi città e all’est, ma non in modo uniforme. Mentre Baviera e Baden-Württemberg, con le loro economie strutturalmente solide, presentano prevedibilmente i tassi di povertà più contenuti: rispettivamente 12,6% e 13,2%, all’estremo opposto si collocano Brema, con il 27,5%, il Land della Sassonia-Anhalt (21,3%), Amburgo (18,9%) e Berlino (18,7%).
Nella parte occidentale della Germania, spiccano in negativo le aree di Trier (21,4%), Weser-Ems (20,8%) e Arnsberg (19,6%). A est, Chemnitz registra il 18,2% e Lipsia il 17,4%.
L’analisi della deprivazione materiale e sociale, un indicatore che misura la rinuncia forzata a beni e servizi considerati standard minimi, ci rivela che, nel 2025, il 10,7% della popolazione risultava in condizioni di privazione e, nel 5,6% dei casi, in forma grave. Quest’ultimo gruppo ammonta a circa 4,6 milioni di persone. Tra i quasi 3,7 milioni di adulti in grave deprivazione materiale, oltre 1,3 milioni svolgono un’attività lavorativa, di cui più di un milione a tempo pieno. Rispetto all’anno precedente, questi valori sono lievemente diminuiti, ma il quadro rimane critico.
Anziani, giovani e donne single più a rischio
La distribuzione per età rivela due fasce particolarmente vulnerabili. Tra gli over 65, il tasso di povertà si attesta al 19,5%: circa una persona anziana su cinque in Germania vive oggi in povertà. Più di un quarto (26,1%) di tutte le persone in povertà appartiene a questa generazione. Alla fine del 2025 circa il 3,4% degli ultrasessantacinquenni percepiva prestazioni di sicurezza sociale di base, una quota cresciuta del 42,5% negli ultimi dieci anni. Il rapporto parla della terza età come di una potenziale “trappola della povertà”, segnalando una situazione “tesa” per questa fascia della popolazione.
Anche i giovani adulti tra i 18 e i 25 anni presentano un tasso nettamente superiore alla media: 24,8%. Quasi una persona su quattro in questa fase di vita, spesso coincidente con la formazione professionale o i primi passi nel mercato del lavoro, risulta in condizioni di povertà.
Le differenze di genere si manifestano soprattutto se si considerano le persone che vivono da sole: tra gli over 65, le donne rappresentano il 15,7% dei poveri contro il 10,3% degli uomini, mentre tra i giovani adulti il divario è più contenuto, con il 26,2% di donne contro il 23,6% di uomini. Complessivamente, il 52,3% delle persone in povertà sono donne. Gli autori osservano che, nelle coppie eterosessuali, le differenze di reddito vengono statisticamente livellate, poiché i due partner sono classificati congiuntamente.
Cresce la povertà lavorativa: 1,8 milioni di persone in Germania sono ufficialmente povere, pur avendo un lavoro a tempo pieno
Le persone senza occupazione costituiscono l’80% di quelle in povertà. Questo dato non deve far pensare, però, che si parli di adulti disoccupati: la struttura sociale tedesca, in questo momento, si rivela come detto una “trappola della povertà” proprio per coloro che non possono o non devono lavorare, come i pensionati (24,4%), i bambini, gli studenti, coloro che sono obbligati al lavoro di cura e assistenza di un familiare, i genitori in congedo parentale (44,2%). Solo l’11,5% di questo gruppo è composto da disoccupati. Il tasso di povertà tra le persone inattive raggiunge il 33,9%.
Circa il 20% delle persone che vivono in povertà svolge un’attività lavorativa, il 13,7% a tempo pieno. Il tasso di povertà tra gli occupati è cresciuto leggermente, dal 6,5% del 2024 al 6,8% del 2025. Nonostante un rischio di povertà del 6% tra i lavoratori full-time, circa 1,8 milioni di persone si trovano in condizioni di povertà pur avendo un impiego a tempo pieno. Secondo gli autori, questo dato indica che gli aumenti del salario minimo hanno prodotto effetti positivi, ma gli attuali sviluppi economici introducono nuove pressioni.
Le persone con basso livello di qualificazione sono colpite in misura sproporzionata (29,1%), ma il 63,2% delle persone in povertà possiede titoli di studio medi o alti. La povertà si concentra, come evidenzia il rapporto, “laddove esistono svantaggi strutturali”, in particolare un accesso limitato al mercato del lavoro.
Il costo dell’alloggio pesa in modo crescente sui bilanci familiari più fragili. Le persone a basso reddito destinano in media il 43,7% delle proprie entrate all’affitto o alle spese abitative, mentre il patrimonio di edilizia residenziale pubblica si è ridotto ai minimi storici, con circa un milione di appartamenti disponibili. La situazione è particolarmente grave per gli studenti. Nel 2024, il 6,9% della popolazione non disponeva di risorse sufficienti per coprire le spese correnti, compreso il pagamento delle bollette di elettricità e riscaldamento o la sostituzione di elettrodomestici.
Famiglie monoparentali e persone sole: i profili più a rischio
I nuclei familiari più esposti restano invariati rispetto agli anni precedenti. Le persone che vivono da sole presentano un tasso di povertà del 30,3%, i genitori single del 28,9%: in entrambi i casi, si tratta di circa una persona su tre. Le famiglie senza figli rappresentano il 63% del totale delle persone in povertà, di cui il 39,4% è costituito da single. Le famiglie con figli coprono il restante 37%.
I genitori single, pur con un’incidenza della povertà superiore alla media, rappresentano solo il 9,4% del totale delle famiglie povere. L’analisi precisa inoltre che la presenza di figli, di per sé, non costituisce un fattore di rischio: il tasso di povertà aumenta in modo significativo, fino a circa il 30%, solo nelle famiglie con tre o più figli.
Le famiglie composte da una sola persona includono in misura sproporzionata giovani in formazione e anziani in età pensionabile, le due categorie che mostrano la maggiore esposizione al rischio di povertà. Questo dato strutturale contribuisce a spiegare la coincidenza tra solitudine abitativa e vulnerabilità economica in fasi opposte del ciclo di vita.




