Welfare in Germania: in arrivo tagli al sussidio per l’alloggio?

Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) lo ha detto praticamente dal primo giorno di mandato: lo stato sociale, per il quale la Germania si è distinta nel corso di diversi decenni, non è sostenibile e verrà tagliato drasticamente. Dopo il reddito di cittadinanza e le prestazioni della sanità pubblica, a essere nel mirino è ora il sussidio per l’alloggio. Il governo, infatti, ha ancora oltre un miliardo di euro da recuperare ed è determinato a recuperarli soprattutto dai sussidi sociali. In questo caso, della riforma si fa carico la ministra dell’edilizia Verena Hubertz (SPD), il cui ministero ha comunicato l’intenzione di raggiungere gli obiettivi di risparmio assegnati al suo dicastero attraverso una “ristrutturazione del sussidio per l’alloggio”, il cosiddetto Wohngeld. La notizia è stata riportata dal quotidiano economico Handelsblatt e poi ripresa da altre testate.
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A fine aprile, il ministro delle Finanze Lars Klingbeil (SPD) aveva quantificato i tagli da distribuire tra i ministeri per il bilancio del 2027, fissando per quello dell’edilizia un obiettivo da un miliardo di euro su un budget complessivo di 8,3 miliardi.
Ma perché proprio il Wohngeld. In parte c’entra la relazione finale della Commissione governativa per la riforma dello Stato sociale, presentata nel gennaio 2026, la quale segnala che “molte prestazioni sociali non sono sufficientemente coordinate tra loro” e raccomanda l’integrazione del Wohngeld in un sistema unico di prestazioni, unificando tra l’altro il sussidio per l’alloggio con l’assegno per i figli.
In questa direzione si è espressa anche la ministra del Lavoro Bärbel Bas (SPD), che in occasione della Giornata dei centri per l’impiego a Berlino ha anticipato l’intenzione di ricondurre reddito minimo garantito, Wohngeld e assegno per i figli in un unico sistema.
Che cos’è il Wohngeld e chi lo riceve
Il Wohngeld è un contributo statale destinato a chi non percepisce il reddito minimo garantito, per esempio perché ha un lavoro, ma fatica comunque a sostenere le spese abitative (una condizione tutt’altro che rara, in un Paese che sta affrontando la più devastante crisi degli alloggi della sua storia). A fine 2024 ne beneficiavano 1,2 milioni di nuclei familiari, con un importo medio erogato di 287 euro al mese, anche se la cifra che varia in funzione dell’affitto, del reddito e della località di residenza.
La composizione dei beneficiari è indicativa della natura della misura: il 44% sono famiglie, in molti casi con un solo genitore. Nel 52% dei nuclei che ricevono il sussidio vive almeno un pensionato. L’erogazione spetta ai comuni, che calcolano ogni domanda individualmente. Le tariffe vengono aggiornate ogni due anni e il prossimo adeguamento è previsto nel 2027.
Inoltre, appena due anni fa il sussidio per l’alloggio era stato al centro di un intervento legislativo di portata considerevole. La cosiddetta Wohngeld-Plus-Gesetz, entrata in vigore il 1° gennaio 2023 per iniziativa dell’allora ministra Klara Geywitz (SPD), aveva ampliato la platea degli aventi diritto da circa 600.000 a due milioni di famiglie, introdotto una componente per le spese di riscaldamento e una componente climatica per attenuare gli aumenti degli affitti conseguenti alle ristrutturazioni energetiche degli edifici. All’epoca, il partito aveva definito la riforma “storica” e “pietra miliare della politica sociale”, mentre oggi è proprio un’esponente dell’SPD a volerla modificare nuovamente in senso inverso.
L’entità dei tagli non è ancora nota
Messa in rapporto con le spese effettive, la portata dell’intervento richiesto appare rilevante. Nel 2025 erano stati stanziati 2,37 miliardi di euro per il Wohngeld, nel 2026 si era arrivati a 2.4 miliardi. Un risparmio da un miliardo comporterebbe, in termini aritmetici, una riduzione superiore al 40% della spesa attuale.
Il portavoce del ministero ha tuttavia circoscritto le dichiarazioni: “Al momento è troppo presto per fare affermazioni concrete sull’entità dei risparmi. Nella situazione attuale non sarebbe serio farlo”. Le misure concrete dovranno essere definite entro l’approvazione del progetto di bilancio 2027, in modo da essere “pronte per il bilancio”. Resta aperta, per ora, la questione di fondo: posto che l’intero sussidio deve costare allo stato un miliardo in meno, questa cifra sarà recuperata riducento l’importo erogato, restringendo la platea dei beneficiari o intervenendo sull’apparato amministrativo?
Hubertz ha precisato intanto che i tagli non riguarderanno l’edilizia sociale, per la quale è confermato un finanziamento di cinque miliardi nel 2027, né i programmi di sostegno per nuove costruzioni e ristrutturazioni. Il portavoce ha ribadito l’orientamento del ministero verso una “linea di investimenti”, con risorse destinate anche alla riqualificazione delle infrastrutture comunali.
Le reazioni dell’opposizione
Dalle file dell’opposizione le critiche sono state immediate. Il deputato dei Verdi Timon Dzienus ha accusato il governo di “lasciare sole le persone con affitti esorbitanti”, definendo l’eventuale taglio al Wohngeld “la cosa più antisociale sentita da tempo da parte dell’SPD”.
Sahra Mirow, portavoce per l’edilizia sociale nel gruppo parlamentare di Die Linke, ha parlato di “segnale fatale”, sostenendo che intervenire sulle fasce finanziariamente più fragili per coprire disavanzi di bilancio equivalga ad accettare che un numero sempre maggiore di persone si ritrovino a essere senzatetto. Secondo Mirow, solo un tetto massimo degli affitti a livello nazionale abbinato a un’edilizia sociale stabile nel lungo periodo potrebbe ridurre strutturalmente il fabbisogno di sussidi, “senza che le persone perdano la loro casa”.



