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Germania: il reddito di cittadinanza diventa reddito minimo garantito. Ecco cosa cambia

Con 321 voti a favore, 268 contrari e due astensioni, il Bundestag ha sancito la fine del Bürgergeld, il reddito di cittadinanza introdotto in Germania il 1° gennaio 2023, sostituendolo con un nuovo istituto denominato reddito minimo garantito (Grundsicherung). La legge, sostenuta dalla coalizione nero-rossa formata da CDU/CSU e SPD, entrerà in vigore gradualmente a partire dal 1° luglio 2026 e riguarderà circa 5,5 milioni di persone. Il provvedimento non richiede l’approvazione del Bundesrat per essere definitivamente adottato e ha già sollevato critiche veementi dalle fila dell’opposizione, soprattutto da Die Linke, che lo ritiene addirittura anticostituzionale.

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La struttura della riforma del reddito minimo garantito: sanzioni draconiane e priorità al collocamento

Il fulcro della nuova disciplina è, in linea teorica, il rafforzamento degli obblighi di collaborazione a carico dei beneficiari. Viene reintrodotta con maggiore rigore la cosiddetta priorità di collocamento: il disoccupato deve dimostrare disponibilità ad accettare un impiego, anche se meno remunerato rispetto al precedente, prima che si possa ricorrere a misure alternative come la formazione professionale.

Cosa succede se si saltano gli appuntamenti?

Le sanzioni previste dal testo seguono una progressione per soglie. Il rifiuto di un corso di sostegno comporta una riduzione immediata del 30% del sussidio per tre mesi. La mancata presentazione agli appuntamenti presso i centri per l’impiego produce una decurtazione di un mese alla seconda assenza; alla terza, scatta la cancellazione completa delle prestazioni. Questa ultima misura include, per i nuclei monocomponente, anche l’azzeramento delle spese di alloggio.

La coalizione ha dichiarato di voler sfruttare al massimo i margini consentiti dalla Costituzione. Un emendamento presentato dai gruppi parlamentari prevede che i centri per l’impiego debbano offrire alle persone interessate la possibilità di un colloquio personale, ma tale audizione non è condizione necessaria per l’applicazione della riduzione. In questo modo, si intende evitare che la revoca delle prestazioni possa essere bloccata attraverso la semplice irreperibilità del beneficiario.

Quali tutele sono previste per i soggetti fragili?

Il testo prevede una protezione specifica per chi si trova in condizioni di particolare vulnerabilità. Qualora emergano indizi di una patologia psichiatrica che impedisca al beneficiario di affrontare o ridurre la propria condizione di bisogno, il centro per l’impiego può disporre una visita medica o una valutazione psicologica obbligatoria. Inoltre, tra le altre cose, dovrebbe essere possibile attivare più rapidamente le prestazioni per l’integrazione nel mercato del lavoro.

Una riforma voluta solo dall’Unione

La revisione del reddito di cittadinanza era tra le priorità programmatiche dell’Unione già durante la campagna per le elezioni federali. Friedrich Merz (CDU) aveva annunciato una riorganizzazione completa del sistema con risparmi nell’ordine di decine di miliardi. La sottosegretaria CSU Silke Launert ha definito la riforma l’attuazione di una “promessa elettorale fondamentale”. Il segretario generale della CDU Carsten Linnemann ha sintetizzato la filosofia del provvedimento con la formula del “sostegno e impegno” come principio ordinatore, indicando che chi rifiuta reiteratamente un impiego adeguato non riceverà prestazioni. Buona parte della campagna elettorale dell’Unione si è basata sull’idea di “alleggerire” i cittadini che lavorano e le spese dello Stato, ponendo fine all’abuso da parte dei “fannulloni” che approfittavano del sussidio. Va detto che, stando ai dati raccolti dai centri per l’impiego, meno del 5% dei percettori totali del reddito di cittadinanza sarebbe del tutto inattiva e non cercherebbe un lavoro.

L’SPD in una posizione imbarazzante

Per i socialdemocratici il percorso è stato più accidentato. Il reddito di cittadinanza era stato introdotto nel 2023 proprio su iniziativa dell’SPD e dal governo guidato da Olaf Scholz, con l’intenzione esplicita di distaccarsi dal sistema Hartz IV. Ora, il partito che più fortemente lo ha promosso ne accetta lo smantellamento, a favore del nuovo reddito minimo garantito, nonostante le resistenze della sua ala giovanile, che ha promosso una petizione contro la riforma. Prima del voto, la ministra del Lavoro e leader dell’SPD Bärbel Bas ha difeso il testo definendolo “una buona riforma” capace di coniugare sostegno e partecipazione attiva al mercato del lavoro. Il deputato Jens Peick ha precisato che, per chi collabora, non cambierà nulla.

Die Linke: rischio incostituzionalità e povertà strutturale

La frazione parlamentare di Die Linke ha espresso il giudizio più articolato contro la riforma, contestandone sia il merito che la compatibilità costituzionale. Secondo il partito, alcune delle misure introdotte sarebbero più restrittive perfino rispetto al sistema Hartz IV vigente prima del 2023.

Sul piano giuridico, Die Linke segnala che la revoca totale del sussidio già al primo rifiuto di lavoro contrasta con quanto stabilito dalla Corte costituzionale federale, che consente la soppressione completa delle prestazioni solo quando il beneficiario rifiuta un impiego in grado di garantire il minimo vitale. Se il lavoro rifiutato fosse retribuito al di sotto del minimo necessario per sopravvivere, tenuto conto delle necessità della persona (per esempio, se responsabile della cura dei figli), il rifiuto sarebbe legittimo. Quanto alle sanzioni per appuntamenti mancati, la cancellazione del sussidio per l’alloggio dopo tre assenze è ritenuta in potenziale contrasto con le stesse disposizioni costituzionali, poiché rischierebbe di ridurre i beneficiari ed eventualmente le loro famiglie alla condizione di senzatetto”.

Die Linke critica inoltre la riduzione del periodo di tolleranza sulle spese abitative: in precedenza, nel primo anno di fruizione del sussidio veniva coperta la spesa effettiva per l’alloggio; il nuovo testo limita il superamento dei valori di riferimento locali al 50%, costringendo molti beneficiari a cercare soluzioni abitative meno costose fin dal primo giorno, con inevitabili ripercussioni sulla ricerca di lavoro. In altre parole, se il padrone di casa chiede un affitto troppo alto rispetto alla media locale, a rimetterci è l’inquilino, che viene obbligato a impegnarsi nella ricerca di un nuovo alloggio (cosa assai difficile vista la cronica e drammatica crisi abitativa che colpisce la Germania da anni), togliendo quindi tempo ed energie alla ricerca di un lavoro e con il rischio di fallire su entrambi i fronti.

Critiche anche dai Verdi e da AfD

Il deputato dei Verdi Timon Dzienus ha accusato la coalizione di esporre i più deboli a “sanzioni disumane”. AfD, invece, critica la misura a partire da posizioni opposte: il partito di ultradestra sostiene che la legge comporterà risparmi minimi a fronte di un significativo aumento del carico amministrativo per le autorità competenti, come ha sottolineato il deputato Gerrit Huy.

Il reddito minimo garantito costerà davvero meno del reddito di cittadinanza?

La distanza tra le ambizioni iniziali e il risultato finale è considerevole sul piano finanziario. Il governo aveva promesso tagli significativi alla spesa pubblica, ma il disegno di legge così come è strutturato prevede risparmi inferiori allo 0,2% della spesa complessiva per il reddito di cittadinanza, che secondo i dati dell’Agenzia federale per il lavoro ha raggiunto circa 47 miliardi di euro nel 2024. A partire dal 2028, il Ministero del Lavoro prevede addirittura un incremento di spesa di dieci milioni di euro per coprire i costi di mediazione dell’agenzia di collocamento. L’obiettivo originario di Merz, molto discusso in campagna elettorale, ovvero un risparmio nell’ordine dei miliardi, non compare più nei documenti ufficiali.

Le sanzioni, peraltro, riguardano oggi una quota assai ridotta dei beneficiari: in media meno di 30.000 persone al mese su 5,5 milioni.

La posizione delle associazioni sociali

Quasi quaranta organizzazioni del terzo settore hanno inviato una lettera aperta al cancelliere Merz per contestare il provvedimento. Tra i punti più controversi, la possibilità che bambini vengano di fatto penalizzati dalla riduzione del reddito familiare, come conseguenza diretta della cancellazione dell’intero importo standard in caso di tre appuntamenti mancati. Le associazioni segnalano anche la scarsa applicabilità dell’obbligo di lavorare a tempo pieno a partire dal primo compleanno del figlio, considerando che in Germania mancano oltre 400.000 posti negli asili nido e che quindi sono numerose le famiglie in cui almeno un genitore resta a casa con la prole oltre il primo anno di età. Un terzo dei beneficiari attuali del reddito di cittadinanza sono famiglie con figli minori.

Die Linke, nel proprio documento, chiede come misura immediata un ricalcolo dell’importo standard che elimini le sottovalutazioni del costo della vita oggi incorporate nel metodo di calcolo: secondo una stima dell’Ufficio federale di statistica commissionata dal gruppo parlamentare, l’adeguamento comporterebbe un aumento di almeno 300 euro mensili per gli adulti.

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