AfD fa marcia indietro su euro e UE: non più uscita, ma riforma
AfD cambia rotta sull’euro e sull’Europa, ammorbidendo molto le posizioni radicali che Alice Weidel aveva espresso di recente, quando aveva dichiarato di puntare all’uscita della Germania dall’UE e dalla valuta comune.
Un documento strategico interno rivelato dalla Bild rivelerebbe, invece, una decisa marcia indietro a riguardo.
AfD attenua le sue posizioni su euro e UE: dall’uscita alla riforma
In base a quanto rivelato dal tabloid, Alternativa per la Germania non punterebbe più a una frattura netta con le istituzioni e con la moneta europea, ma piuttosto a una riforma del sistema comune.
Secondo il partito di Weidel e Chrupalla, l’Unione Europea dovrebbe infatti trasformarsi in una nuova “unione di nazioni sovrane”, focalizzata soprattutto sulla sicurezza, sulla difesa dei confini esterni, sul mercato interno e su alcuni progetti tecnologici.
Più responsabilità per i debiti nazionali, meno interventi della Banca Centrale
Ci dovrebbe poi essere un maggiore senso di responsabilità per quanto riguarda i debiti nazionali, che dovrebbero essere onorati dai Paesi che li hanno contratti, più che tamponati da continui interventi della Banca centrale.
L’obiettivo sarebbe insomma quello di riportare la moneta unica “su una base sostenibile di responsabilità e assunzione del rischio”.
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Alla Germania dovrebbero essere riconosciute libertà speciali
Alla Germania dovrebbero inoltre essere riconosciute alcune libertà speciali, che garantiscano a Berlino di mantenere una propria linea su migrazione, asilo, politica sociale e finanziamento dell’Unione.
Se non si arrivasse a una riforma dell’Unione Europea in questo senso, AfD propone un referendum che faccia decidere ai tedeschi se restare all’interno del sistema comune o dissociarsi.
AfD punta a governare nel 2029
Il partito propone inoltre che gli eurodeputati non siano più eletti direttamente, come avviene ora, ma nominati dai parlamenti nazionali.
Secondo il documento, l’obiettivo sarebbe arrivare al governo nel 2029 e aumentare la propria presenza nel Parlamento europeo, allo scopo di influenzare dall’interno, in modo sempre più incisivo, il futuro dell’Unione Europea.




