Germania: colloqui con i talebani per rimpatri regolari verso l’Afghanistan
Il governo tedesco sta negoziando direttamente con i talebani per organizzare rimpatri sistematici verso l’Afghanistan. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha confermato al Tagesspiegel un’informazione che era stata già diffusa, qualche ora prima, dal tabloid Bild: “Vogliamo consentire rimpatri regolari e periodici verso l’Afghanistan. A tal fine sono in corso colloqui a livello tecnico con i rappresentanti afghani”. L’obiettivo è superare il sistema attuale di espulsioni sporadiche. Dal ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021, la Germania ha organizzato solo due voli collettivi con l’aiuto del Qatar: 28 afghani espulsi nell’autunno 2024 e 81 nel luglio 2025.
La situazione degli afghani in Germania
Alla fine del 2024 vivevano in Germania circa 461.000 persone di origine afghana, di cui 347.600 richiedenti asilo. L’Afghanistan rappresenta attualmente il principale paese di provenienza delle domande d’asilo.
Secondo il Bamf (Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati), circa 11.500 afghani erano soggetti all’obbligo di espatrio. Tuttavia, 9.602 di questi avevano uno status che in Germania viene chiamato di “tolleranza”, ovvero un permesso temporaneo che consente di rimanere non perché si abbia diritto all’asilo o al permesso di soggiorno, ma perché l’espulsione non è possibile. Solo 1.821 persone non avevano alcuna autorizzazione al soggiorno nel Paese.
Nel primo semestre del 2025, il Bamf ha deciso su 23.114 domande di uomini e ragazzi afghani e 5.781 di donne e ragazze. Le richiedenti ottengono protezione con frequenza superiore rispetto agli uomini.
Rapporti con Kabul: la Germania conferma i negoziati con i Talebani
Secondo la notizia diffusa inizialmente dal tabloid Bild, il ministero dell’Interno starebbe preparando l’invio di rappresentanti tedeschi a Kabul per proseguire i colloqui. Il Qatar fungerebbe ancora da mediatore, ruolo già svolto nelle precedenti operazioni.
Il sistema potrebbe cambiare completamente: i rimpatri avverrebbero non più solo con voli charter, ma con voli di linea regolari. Una soluzione più semplice e meno costosa che renderebbe le espulsioni “molto più semplici, regolari e su larga scala”, secondo le indiscrezioni.
Il ruolo di Hamid Karzai
L’ex presidente afghano Hamid Karzai dovrebbe svolgere un ruolo di mediatore nei negoziati fra i due Paesi. August Hanning, ex capo dei servizi segreti tedeschi, ha confermato a metà luglio di aver avuto “un intenso colloquio” con Karzai a Berlino. Nonostante il ritiro ufficiale nel 2014, Karzai mantiene “un ruolo centrale come mediatore” e ha “stretti contatti con gli attuali detentori del potere”, secondo Hanning. Questo lo rende una figura chiave per i colloqui tra Germania e regime talebano.
Le critiche dell’opposizione
I Verdi attaccano duramente l’iniziativa. Marcel Emmerich, portavoce per la politica interna al Bundestag, accusa Dobrindt: “A nome del governo tedesco, si sta rendendo complice e collaboratore dei talebani”. Ha definito la situazione uno “scandalo”, ricordando che i talebani avevano dato rifugio a Osama bin Laden e restano protagonisti del terrorismo internazionale. Emmerich chiede trasparenza: l’opinione pubblica ha il diritto di sapere “cosa ottengono i terroristi in cambio”.
Le organizzazioni per i rifugiati si oppongono categoricamente ai rimpatri. Pro Asyl sostiene che “qualsiasi espulsione verso il paese viola il divieto di espulsione previsto dal diritto internazionale, poiché vi è il rischio di tortura o trattamenti inumani”.




