[© bhrgero / CC BY NC SA 2.0]
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«Non il tedesco, né il turco o l’arabo: a Kreuzkölln è l’inglese è la lingua più parlata». La “denuncia” arriva dalle colonne della Berliner Zeitung, uno dei principali quotidiani di Berlino, attraverso la penna di Michaela Schlagenwerth.

Il riferimento è alla zona cool a cavallo tra Kreuzberg e Neukölln, molto amata da hipster, turisti e immigrati danarosi. Qui l’inglese, secondo il giornale, pare essersi affermato come prima lingua: la favella di Goethe, tra i negozi e i bar del quartiere, si sente invece sempre meno.

Senza mezzi termini, il giornale parla di un vero e proprio “sprachalarm”, un allarme linguistico. L’immigrazione contamina l’utilizzo dei linguaggi, spesso mescolando idiomi europei e americani, con una forte prevalenza per la “lingua universale” della Regina Elisabetta.

Un luogo dalla forte vocazione internazionale, dove «una colonia unica si è radicata e nuovi mondi paralleli sono stati creati». Non ci sono dati o ricerche a supporto della tesi del quotidiano, che pare più cavalcare un sentimento comune e diffuso che esibire un rigore scientifico.

A Kreuzkölln si parlano francese, spagnolo, persino qualche dialetto germanico e tanto, tantissimo inglese: solo il tedesco sembra svanire dalla quotidianità, sempre meno presente nei menu delle caffetterie, sui listini dei parrucchieri, negli Spätkauf.

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