Processo Nord Stream: formalizzata la prima accusa per crimini di guerra
Svolta nelle indagini sull’attentato al gasdotto Nord Stream: a quasi quattro anni dalle esplosioni che hanno reso inutilizzabili tre dei quattro filoni che portavano gas naturale dalla Russia in Europa, è stata formalizzata la prima accusa contro uno dei presunti sabotatori. Il destinatario dell’accusa depositata dal procuratore generale tedesco Jens Rommel è un cittadino ucraino, identificato come Serhii K., il presunto capo della squadra che avrebbe compiuto l’attentato. Lo riportano concordemente i media tedeschi ARD, Süddeutsche Zeitung e Die Zeit.
La procura formalizza l’accusa di crimini di guerra per l’attentato al Nord Stream
I capi d’imputazione contestati a Serhii K. comprendono l’attacco a infrastrutture energetiche civili, qualificato dal diritto penale internazionale come crimine di guerra il provocato scoppio di un ordigno esplosivo e la distruzione di opere edilizie. Gli inquirenti ritengono che K. fosse al comando della squadra di sabotatori e, secondo la ricostruzione degli inquirenti, anche al timone dell’Andromeda, l’imbarcazione a vela dalla quale sarebbe partita l’operazione nell’autunno del 2022. L’uomo si trova attualmente in custodia cautelare ad Amburgo, dopo un arresto avvenuto la scorsa estate mentre era in vacanza in Italia.
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La ricostruzione dei fatti
Il fascicolo a carico dell’imputato appare corposo. Durante la detenzione in attesa di estradizione, K. avrebbe parlato al telefono degli attentati con familiari e conoscenti, fornendo agli investigatori, sempre stando alla ricostruzione dei media tedeschi, ulteriori elementi per incriminarlo. A questo si aggiungerebbero le tracce individuate sul suo telefono cellulare, segnalate da fonti vicine agli apparati di sicurezza.
Secondo la ricostruzione degli eventi operata dagli inquirenti, in un primo momento, un gruppo di sommozzatori civili ucraini si sarebbero occupati di posizionare le cariche artigianali sul fondale del mar Baltico. Il 26 settembre 2022 quelle cariche, innescate da detonatori a tempo, sono esplose distruggendo tre delle quattro condotte di Nord Stream 1 e Nord Stream 2, realizzate per convogliare gas russo verso il mercato tedesco. Prima dell’invasione dell’Ucraina, oltre la metà del gas russo diretto in Germania passava attraverso il Nord Stream 1. Il secondo gasdotto, già riempito ma mai attivato commercialmente, è stato distrutto prima di entrare in funzione.
A bordo dell’Andromeda, periti dell’Ufficio federale di polizia criminale (BKA) e della Polizia federale tedesca hanno rilevato tracce di una miscela di esogeno (RDX) e ottogeno (HMX), esplosivi di impiego militare. Il numero complessivo degli indagati nel procedimento è intanto salito a sette. Fra questi, un militare risulterebbe deceduto nel frattempo nel conflitto contro la Russia. A ricondurre gli inquirenti verso gli indagati sono stati anche i dati raccolti dai controlli di frontiera della polizia polacca, tra cui comparivano informazioni riferite proprio a Serhii K.
L’imputato sarebbe un operativo delle forze speciali ucraine
Una sentenza della Corte federale di cassazione (BGH), risalente al mese di dicembre, delinea il profilo militare dell’imputato: al momento dei fatti sarebbe stato ufficiale di un’unità speciale delle forze armate ucraine, con funzioni di comando. Gli avvocati difensori non hanno finora risposto a una richiesta di chiarimenti in merito.
Lo stesso provvedimento della Corte indica come probabile che l’azione sia stata compiuta su incarico di uno Stato estero, nel quadro di un’operazione condotta da apparati di intelligence riconducibili a Kyiv. L’ex ufficiale dei servizi segreti ucraini Roman Tscherwinsky viene indicato come mandante dell’operazione, mentre interne riferiscono che l’autorizzazione sarebbe giunta dall’allora comandante delle forze armate ucraine Valerij Saluschnyj. Entrambi negano fermamente le accuse. Non è noto e non viene specificato nella ricostruzione se il presidente Volodymyr Zelensky fosse stato informato da Saluschnyj. Zelensky, in passato, aveva dichiarato: “Sono il presidente e sono io a dare gli ordini del caso. L’Ucraina non ha fatto nulla del genere. Non agirei mai in questo modo”. Per gli esecutori materiali, all’indomani dell’aggressione russa, i gasdotti avrebbero rappresentato comunque un bersaglio militare legittimo.
Il processo
I legali di Serhii K. hanno già fatto ricorso contro la sua detenzione, invocando l’immunità funzionale, sostenendo che l’attacco alle condotte costituisse un atto bellico contro la Russia e che l’imputato avesse agito nella sua veste di soldato: la distruzione di infrastrutture strategiche appartenenti al Paese aggressore sarebbe stata legittima secondo il diritto internazionale. La Corte federale di giustizia ha respinto questa linea difensiva. Il dibattimento a carico di K. dovrebbe aprirsi in autunno davanti alla Corte d’appello di Amburgo.
Gli inquirenti tedeschi avevano inizialmente puntato a processare in Germania anche un secondo indagato, l’ucraino Volodymyr S., che si ritiene essere stato uno dei sommozzatori che hanno piazzato le cariche esplosive. Arrestato lo scorso settembre in Polonia, dove risiede con la famiglia, S. non è stato estradato, su disposizione di un tribunale di Varsavia. Il giudice polacco ha motivato il rifiuto ritenendo che l’attacco ai gasdotti configurasse un’azione militare compiuta in tempo di guerra, tale da escludere una responsabilità penale individuale, e ha sollevato dubbi sulla stessa competenza territoriale della Germania, dal momento che le esplosioni sono avvenute in acque internazionali. Interpellato dai giornalisti polacchi, S. ha negato di aver commesso reati in Germania e di aver preso parte al sabotaggio. Il suo avvocato ha precisato in udienza che l’uomo non si trovava nel Baltico al momento dei fatti e non ha mai fatto parte delle forze armate. Sul rifiuto dell’estradizione è intervenuto anche il primo ministro polacco Donald Tusk, dichiarando che consegnare l’uomo alla Germania non risponderebbe all’interesse nazionale della Polonia.



