AperturaCronacaCronaca Germania

Attentato Nord Stream 2: arrestato in Italia un sospetto, emergono nuovi dettagli sui possibili sabotatori

A quasi tre anni dall’attentato che ha distrutto i gasdotti Nord Stream 2, le indagini continuano e, secondo un’inchiesta pubblicata dai giornalisti di ARD, della Süddeutsche Zeitung e di Die Zeit, sono più avanzate di quanto non si immaginasse. Uno dei capitoli più importanti nel processo investigativo si è svolto in italia, dove è stato arrestato la scorsa settimana Serhii K., un 49enne ucraino sospettato di essere stato il coordinatore dell’operazione. L’uomo si trovava in vacanza con la famiglia quando è stato fermato dalle autorità italiane su mandato tedesco. K. si dichiara innocente, mentre il BKA (Ufficio federale di polizia criminale), starebbe presentando una serie di prove che lo legherebbero ai fatti.

I sei mandati di arresto: l’equipaggio dell’Andromeda sotto accusa

Gli investigatori della polizia federale, del BKA e della Procura federale avrebbero identificato tutti i componenti della presunta squadra di sabotaggio. I ricercati sono sei, tutti ucraini. Un settimo risulterebbe probabilmente morto nel corso dei combattimenti contro la Russia.

L’operazione ruotava attorno allo yacht a vela “Andromeda“, noleggiato nel porto tedesco di Hohe Düne, Rostock. Un’imbarcazione di 15 metri che trasportava un equipaggio particolare: quattro subacquei specializzati, un esperto di esplosivi, uno skipper esperto di navigazione internazionale e, secondo gli investigatori, il presunto capo della squadra, K.

Parte delle prove sarebbero state raccolte grazie al fatto che l’Andromeda non starebbe stata pulita dopo il noleggio né sarebbe stata noleggiata dopo da altri. Gli esperti del BKA l’hanno esaminata a fondo, raccogliendo impronte digitali, tracce di DNA, residui di materiali esplosivi e archiviando altri dettagli, come i graffi sulla piattaforma di poppa che potrebbero essere dovuti allo sfregamento contro le bombole di un subacqueo rimasto incastrato durante l’emersione.

Tra i quattro sommozzatori, sempre secondo gli inquirenti, figurerebbe anche una donna ucraina, appartenente al team di una scuola subacquea privata di Kiev. Dello skipper si ritiene che provenisse da Odessa e fosse un velista esperto, che ha partecipato a competizioni in tutto il mondo. Le sue impronte digitali, che aveva rilasciato in occasione di un viaggio nei Paesi Bassi, sarebbero state ritrovate sull’Andromeda dai detective tedeschi.

L’ombra dello Stato ucraino: passaporti autentici ma con nomi falsi

Le ricerche condotte da ARD, Süddeutsche Zeitung e Die Zeit rivelano dettagli che sollevano interrogativi sul coinvolgimento delle istituzioni ucraine. Il gruppo viaggiava con due set di documenti per persona. Si sarebbe trattato di passaporti rumeni completamente contraffatti, ovvero non ufficiali e con nomi di persone inesistenti, ma anche con passaporti ucraini “falsi” autentici, ovvero rilasciati ufficialmente dalle istituzioni ucraine, ma con identità inventate.

Altri indizi puntano nella stessa direzione. L’estate scorsa, uno dei sospettati avrebbe viaggiato dalla Polonia a Kiev nell’auto di un addetto militare ucraino. Serhii K. possedeva due passaporti ucraini e gli investigatori hanno prove del suo passato nei servizi segreti interni.

Al momento dell’arresto in Italia, Serhii K. ha fatto il gesto patriottico del “tridente” con la mano: tre dita distese, simbolo del Trysub nazionale ucraino.

Vsevolod K., altro presunto membro della squadra, potrebbe essere caduto combattendo nell’esercito ucraino. Dopo l’attacco al Nord Stream, aveva ricevuto addestramento militare presso la Bundeswehr tedesca a Wildflecken. Aveva compilato e firmato documenti presso l’esercito del Paese che ora lo sta cercando. Il DNA sui quei fogli corrisponderebbe infatti a quello trovato sull’Andromeda.

L’operazione: quattro bombe per tre gasdotti

Il piano era tecnicamente sofisticato. Quattro ordigni, composti da una miscela altamente esplosiva, dotati di detonatori temporizzati. Tre dei quattro tratti del gasdotto sono saltati in aria a circa 80 metri di profondità il 26 settembre del 2022.

Poco dopo la scoperta dell’Andromeda, gli investigatori hanno trovato un’altra traccia cruciale. Un furgone Citroën bianco era finito in un autovelox a Rügen, nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nella foto erano chiaramente riconoscibili l’autista, che sarebbe riconducibile a un servizio di trasporto ucraino, e il passeggero. L’uomo al volante, interrogato dagli investigatori, ha dichiarato di aver trasportato uomini e attrezzature al porto.

Il ruolo della Polonia: le autorità tedesche lamentano ostruzionismo

La cooperazione con le autorità polacche si è rivelata problematica, al punto da spingere gli autori dell’inchiesta a parlare addirittura di ostruzionismo sistematico. Alcune registrazioni video dal porto di Kolberg (dove l’Andromeda aveva fatto scalo) sarebbero scomparse per motivi non chiari. Inoltre, un sottosegretario del ministero dell’Interno polacco ha persino deriso pubblicamente le indagini. A Berlino è sorto il sospetto che l’attentato non dispiacesse alla Polonia. Il Paese aveva sempre criticato aspramente il gasdotto Nord Stream, considerato uno strumento di ricatto russo.

Nell’estate 2024, inoltre, gli investigatori tedeschi sono riusciti a rintracciare in Polonia uno dei presunti attentatori, l’uomo della foto dell’autovelox, ma le autorità polacche hanno lasciato in sospeso per giorni la richiesta di arresto. Tempo sufficiente perché il sospetto fuggisse oltre confine, apparentemente a bordo dell’auto del suddetto diplomatico ucraino, come dimostrato da una foto della sorveglianza di frontiera.

Le domande ancora aperte sull’attentato al gasdotto Nord Stream 2

Dal punto di vista investigativo, gli investigatori considerano il caso “in gran parte risolto”. L’arresto di Serhii K. in Italia è visto come un grande successo. Ma permangono zone d’ombra significative.

Non tutti i campioni di DNA trovati sull’Andromeda sono stati attribuiti con certezza. Alcune tracce attendono ancora un campione di confronto dagli indagati arrestati. Il quadro, per quanto dettagliato, presenta ancora lacune. Soprattutto, resta aperta la questione del mandante. Gli investigatori non hanno prove definitive che l’attacco sia stato effettivamente un’operazione di Stato ucraina. Non è possibile escludere che si sia trattato di un commando di specialisti pagati da terzi. Tuttavia, la vicinanza di alcuni imputati alle istituzioni ucraine suggerirebbe motivazioni politiche che vanno oltre il “semplice” lavoro mercenario. Le autorità ucraine continuano, per contro, a respingere ogni accusa di coinvolgimento.

L’inchiesta prosegue. Sei mandati di arresto sono stati emessi, ma solo uno è stato eseguito. Gli altri sospetti rimangono latitanti, si sospetta che possano essere protetti dalle autorità del loro Paese.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio