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Germania: espulsioni verso l’Afghanistan anche per chi non ha commesso reati

L’idea che dall’Europa si possano rimpatriare i migranti solo verso Paesi sicuri sta perdendo rapidamente di consistenza e trova sempre meno riscontro nella realtà, almeno in Germania. 173 sono state le espulsioni verso l’Afghanistan dal maggio 2025: finora si è trattato di persone condannate per diversi reati o considerate pericolose, ma presto potrebbe essere possibile rispedire sotto il regime dei Talebani anche persone incensurate. Una comunicazione della Polizia federale tedesca, resa nota dal Land dell’Assia e, in seconda battuta, da altri Länder tedeschi, ha reso noto che, d’ora in avanti, il criterio della pericolosità non sarà più vincolante: potranno essere rimpatriati anche cittadini afghani che, sul territorio tedesco, non hanno mai infranto la legge.

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A confermarlo, mercoledì, è stato il ministro dell’Interno dell’Assia Roman Poseck (CDU), rispondendo a una richiesta dell’agenzia dpa. Il governo di Berlino, ha spiegato, ha creato i presupposti perché “in futuro siano possibili espulsioni regolari verso l’Afghanistan di persone soggette all’obbligo di espatrio”. La Polizia federale avrebbe dunque revocato la restrizione finora in vigore. L’Assia, ha precisato Poseck, continuerà comunque a concentrarsi su criminali e soggetti pericolosi, “avvalendosi tuttavia anche delle possibilità che vanno oltre”. A stretto giro, dal Brandeburgo e dalla Sassonia sono arrivate dichiarazioni di intenti pressoché identiche. Il Ministero dell’Interno e la Polizia federale non hanno invece rilasciato dichiarazioni.

Il pugno di ferro di Alexander Dobrindt

Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt (CSU) aveva già annunciato l’intenzione di velocizzare i rimpatri: questa è stata, fin dall’insediamento del governo Merz, la sua priorità assoluta. Nel contratto di coalizione, del resto, si legge un impegno esplicito: “Effettueremo espulsioni verso l’Afghanistan e la Siria, a partire dai criminali e dalle persone che rappresentano un pericolo”. Quella formula, “a partire da”, è oggi al centro delle polemiche: il Ministero dell’Interno sostiene che né la normativa vigente né l’accordo di coalizione prevedano una limitazione ai soli autori di reati e che quella fosse l’intenzione originaria della lettera del testo. Si trattava dunque, fin dall’inizio, di espellere prima i pregiudicati e poi anche tutti gli altri. Rispondendo a una richiesta della redazione berlinese dell’ARD, il dicastero ha richiamato la legge sul soggiorno: i cittadini stranieri devono essere espulsi quando sussiste un obbligo di espatrio esecutivo, quando non è stato concesso un termine per l’espatrio o tale termine è scaduto, e quando non sussistono divieti individuali di espulsione. Il criterio della sicurezza del Paese di destinazione non è stato menzionato. Dobrindt ha ribadito più volte di voler estendere le espulsioni anche a tutti gli uomini afghani che viaggiano da soli, indipendentemente dalla loro situazione, dalla loro condizione, dal loro operato o dalle possibilità di integrazione. A giugno aveva inoltre reso noto che sarebbero stati possibili fino a tre voli charter al mese.

Dopo la presa di potere dei Talebani nell’agosto 2021 e il ritiro affrettato della Bundeswehr, le espulsioni verso l’Afghanistan si erano interrotte per lungo tempo. Fu il governo guidato dal cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz, nel 2024, a invertire questa linea: con la mediazione del Qatar venne organizzato un primo volo di rimpatrio verso Kabul, con cui furono trasferiti 28 criminali condannati. Nonostante ulteriori annunci, durante il mandato di quel governo non si registrarono altri voli. Con l’insediamento di Dobrindt, i rimpatri sono tornati possibili in forma diretta, senza deviazioni né il coinvolgimento di Stati intermediari: Berlino, adesso, tratta direttamente con i Talebani e ha riaperto loro la vecchia ambasciata, nonostante non ne riconosca formalmente il governo.

Le critiche di Amnesty International: le espulsioni verso l’Afghanistan sono contrarie ai diritti umani e al diritto internazionale

“Le espulsioni verso l’Afghanistan sono in contrasto con gli obblighi della Germania in materia di diritti umani e di diritto internazionale”: così si è espressa Nina Alizadeh Marandi, esperta di asilo di Amnesty International, accusando la Germania di rendersi ricattabile attraverso questa scelta politica. Uno degli aspetti più controversi della procedura riguarda l’identificazione delle persone da espellere: se mancano i documenti ufficiali e occorre dotare le persone di documenti di viaggio e sostitutivi del passaporto, le autorità tedesche consegnano gli interessati direttamente ai rappresentanti ufficiali dei Talebani, come se si trattasse di un normale consolato. Nei negoziati con Berlino, Kabul era riuscita a ottenere l’accreditamento di ulteriori funzionari consolari a questo scopo. 

Secondo il Ministero degli Esteri, però, nessuno di questi nuovi funzionari si trova finora in Germania, dove restano attivi i due funzionari consolari talebani giunti nel 2025. La posizione ufficiale del governo federale, va ricordato, resta quella di non riconoscere politicamente il governo de facto dei talebani come legittimo rappresentante dell’Afghanistan, ma questo non ha impedito all’esecutivo di trattare con il regime per rendere possibili i rimpatri.

Secondo i dati raccolti da Amnesty, dal 2024 a oggi sono state espulse in Afghanistan 198 persone. L’organizzazione riferisce inoltre che almeno sei cittadini afghani privi di precedenti penali si troverebbero già in custodia in Germania in vista dell’espulsione, sebbene non vi sia ancora conferma ufficiale in merito. Gli uomini afghani maggiorenni, non conviventi con nessuno e soggetti a un obbligo di espatrio esecutivo, devono ora considerare concreta la possibilità che la procedura di rimpatrio venga avviata anche nei loro confronti.

15.300 afghani sotto obbligo di espatrio

I dati dell’Ufficio federale per l’immigrazione e i rifugiati (BAMF) restituiscono la dimensione del fenomeno. In Germania vivono circa 452.000 cittadini afghani. Di questi, circa 15.300 sono soggetti all’obbligo di espatrio. La maggioranza, circa 11.400 persone, dispone tuttavia di un permesso di soggiorno provvisorio, che sospende temporaneamente l’esecuzione dell’espulsione per ragioni diverse, come un percorso formativo in corso, una malattia, la mancanza di documenti. Poco meno di 4.000 persone ne sono invece prive.

Su questi numeri si misurano posizioni politiche opposte. Alexander Throm, portavoce per la politica interna del gruppo parlamentare dell’Unione, giudica corretto ampliare le espulsioni. Chi non ha diritto di soggiorno in Germania, chi è soggetto all’obbligo di espatrio, sostiene Throm, “deve lasciare questo Paese”. Di segno opposto la reazione dei Verdi, che parlano di una scelta irresponsabile. “Il fatto che ora vengano gradualmente espulse verso l’Afghanistan anche persone che qui non hanno commesso alcun reato è davvero irresponsabile”, ha dichiarato Marcel Emmerich, portavoce per la politica interna del partito. In Afghanistan, ha aggiunto, i talebani costituiscono “un’organizzazione terroristica islamista radicale” che priva donne e ragazze dei propri diritti più basilari e perseguita gli oppositori politici fino alla morte. Espellere persone verso un Paese di questo tipo rappresenta, sostiene Emmerich, “una vergogna in termini di umanità” per l’attuale governo tedesco.

Un Paese la cui situazione dei diritti umani continua a peggiorare

E, va detto, neppure il Ministero degli Affari Esteri tedesco nega che la situazione dei diritti umani in Afghanistan sia disastrosa: tutt’altro, il governo pare essere perfettamente consapevole dell’inferno nel quale vengono e verranno rispediti tutti coloro che saranno rimpatriati sotto il regime di Kabul. La situazione dei diritti umani, si legge in una nota del dicastero, “è peggiorata continuamente da quando i talebani hanno preso il potere nell’agosto 2021”. Questa dichiarazione non fa che rendere più stridente e controversa l’idea di estendere la misura di espulsione a chi non ha infranto la legge.

Tuttavia, il Ministero dell’Interno non ravvisa in questo alcun ostacolo procedurale. Il governo afghano de facto, spiega il dicastero, avrebbe garantito che le persone già condannate in Germania non saranno punite in Afghanistan per lo stesso reato: “Le esperienze raccolte dai rimpatri effettuati finora non danno motivo di mettere in discussione questa garanzia”. Resta il fatto che tale rassicurazione proviene da un’autorità con cui la Germania non intrattiene relazioni diplomatiche ufficiali e che non riconosce come legittimata a detenere il potere, e che il perimetro dei destinatari delle espulsioni si sta ora allargando oltre i soggetti per cui quella garanzia era stata originariamente pensata, estendendosi a decine di migliaia di persone che risiedono, studiano e lavorano pacificamente in Germania, senza aver mai infranto la legge.

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