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La Fanta è nata in Germania e all’inizio non aveva nulla a che vedere con quella di oggi

La Fanta è un brand che fa parte da decenni dell’immaginario collettivo, ma in pochi sanno che la sua storia comincia in Germania, durante la seconda guerra mondiale, con una ricetta completamente diversa da quella che conosciamo oggi.

Questa inconfondibile bevanda al sapore di arancia venne infatti prodotta per la prima volta nel 1940 per “rimpiazzare” la Coca Cola, già all’epoca distribuita in diversi Paesi e ritirata dal mercato tedesco con l’ingresso in guerra degli USA. Nata come prodotto di ripiego e realizzata con gli ingredienti che era possibile reperire, la Fanta divenne negli anni, com’è noto, una delle bibite più famose al mondo.

La Fanta nasce in Germania durante la guerra

A ideare la bevanda fu Max Keith, all’epoca principale imbottigliatore di Coca-Cola in Germania. Keith guidava la Coca-Cola GmbH tedesca dal 1933, proprio l’anno in cui Hitler aveva vinto le elezioni diventando cancelliere. Secondo quanto ricostruito da Mark Pendergrast nel libro For God, Country and Coca-Cola, Keith fisicamente imponente, con i baffi a spazzola, faceva affari con il regime nazista, ma non risultava iscritto al partito.

La sua assoluta fedeltà era infatti rivolta al marchio e il suo scopo era alimentare il più possibile il business di Coca-Cola. Secondo quanto riportato da Atlas Obscura, “si dice che esista una foto di Hermann Göring che sorseggia Coca-Cola” e che “pare che Hitler amasse bere la bevanda mentre guardava film americani come Via col vento”.

Il punto di rottura arriva con Pearl Harbor

La situazione cambiò in modo netto alla fine del 1941, dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor. Con l’ingresso degli Stati Uniti in guerra, anche Coca-Cola, come molte altre aziende americane, interruppe di fatto la produzione in Germania, bloccando la fornitura degli aromi segreti della bevanda, i cosiddetti 7X.

A quel punto Keith non poteva più imbottigliare Coca-Cola. E, con il rischio concreto che gli impianti finissero sotto il controllo del regime, decise di trovare un’alternativa. Era il 1940 e, a causa della Seconda guerra mondiale, non era più possibile accedere allo sciroppo necessario per produrre la Coca-Cola. Fu così che nacque la Fanta.

La prima Fanta era fatta con ingredienti di fortuna

La bevanda originaria non aveva nulla del profilo aromatico che oggi viene associato al marchio, anzi. La prima Fanta veniva infatti prodotta utilizzando siero di latte, cioè un sottoprodotto della lavorazione del formaggio, e fibra di mela da sidro.

Mark Pendergrast ha spiegato che la Fanta iniziale era realizzata, letteralmente, “con gli scarti degli scarti”, in un contesto caratterizzato da razionamenti e improvvisazione industriale. Il nome, “Fanta”, derivava dal termine tedesco “Fantasie” o “Phantasie”, cioè “immaginazione”, un riferimento diretto alla necessità di inventare qualcosa dal quasi nulla.

Per rendere la bevanda più bevibile, Keith cercò di correggerne il gusto prima con la saccarina e poi, dal 1941, con zucchero da barbabietola. Il sapore, comunque, restava molto distante da quello della Fanta attuale e soprattutto mancava una caratteristica che oggi, letteralmente, identifichiamo con la bibita: non c’erano arance e non c’era una vero sapore fruttato.

A cosa serviva davvero la Fanta negli anni della guerra

All’inizio la Fanta non veniva consumata molto come bibita. In un contesto in cui lo zucchero era razionato dal regime, infatti, veniva usata soprattutto come dolcificante per sopperire alla carenza di ingredienti nelle cucine e nelle preparazioni domestiche. Con il tempo, però, il prodotto cominciò a imporsi anche come bevanda vera e propria e i numeri iniziarono a crescere.

Secondo Tristan Donovan, autore di Fizz: How Soda Shook Up the World, nel 1943 le vendite avevano già raggiunto i tre milioni, certificando il successo di un esperimento partito da una formula di emergenza e arrivato a conquistare il mercato.

Dopo la guerra cambia tutto: la Fanta originale sparisce

Con la fine del conflitto, il destino di Max Keith e quello della sua invenzione presero strade diverse. Keith riuscì a conservare la fiducia degli statunitensi e venne anzi premiato per essere riuscito a mantenere in piedi l’azienda durante la guerra. Dopo il conflitto fu quindi nominato responsabile della sezione europea di Coca-Cola.

La produzione della prima Fanta, invece, si fermò, terminando alla fine del 1945. Di fatto, la bevanda inventata nella Germania nazista con ingredienti di fortuna smise di esistere, ma rinacque sotto un’altra forma.

La Fanta moderna non nasce né in Germania né negli Stati Uniti

Il ritorno del marchio arrivò solo dieci anni più tardi, nel 1955, ma con una ricetta completamente diversa. Fu allora che comparve, infatti, l’elemento che oggi definisce la Fanta nel mondo: l’arancia.

Questo passaggio, però, non avvenne in Germania e non fu neppure un’iniziativa americana. La versione attuale della Fanta nacque in Italia, e più precisamente a Napoli, nello stabilimento della SNIBEG (Società Napoletana Imbottigliamento Bevande Gassate), grazie all’intervento di Ermelino Matarazzo Di Licosa. E in Italia, quindi, che venne perfezionata la formulazione all’arancia che rende la Fanta il prodotto che conosciamo oggi.

Il marchio globale arriva pochi anni dopo

Nel 1960, Coca-Cola acquistò ufficialmente il marchio Fanta e iniziò a distribuirlo su scala internazionale. Da quel momento la bevanda entrò stabilmente nel portafoglio globale dell’azienda e si trasformò in uno dei prodotti più riconoscibili del settore.

Oggi la Fanta è tra i soft drink più celebri al mondo, quasi quanto Coca-Cola. Ma la sua storia arriva da lontano e cioè da una soluzione industriale nata in tempo di guerra, in una Germania segnata dalla scarsità di risorse e dall’isolamento commerciale, e quindi rilanciata in Italia, dov’è di fatto rinata con il sapore che conosciamo oggi.

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