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Povertà nell’UE: le proposte del Parlamento europeo per eradicarla entro il 2035

Nel 2024, 93,3 milioni di persone nell’Unione europea vivevano a rischio di povertà o esclusione sociale. Tra queste, 20 milioni erano bambini, uno su quattro nell’intera UE. Ulteriori 27 milioni soffrivano di grave deprivazione materiale e sociale. Su questa base, il 12 febbraio il Parlamento europeo ha adottato una relazione d’iniziativa, con 385 voti favorevoli, 141 contrari e 53 astensioni, in cui chiede alla Commissione di presentare una strategia globale, ambiziosa e adeguatamente finanziata contro la povertà, con l’obiettivo di eradicarla entro il 2035. A votare a favore sono stati in blocco i gruppi parlamentari della Sinistra, dei Verdi e dei Social Democratici, ma la risoluzione ha avuto anche l’appoggio di una gran parte del gruppo del PPE, di Renew Europe, di diversi indipendenti e di un solo membro del gruppo conservatore. Hanno votato invece contro, salvo qualche astensione, il gruppo dei Patrioti e quello dei Sovranisti.

La relazione sulla lotta alla povertà verrà ora trasmessa al Consiglio dell’Unione europea, che potrà approvarla, modificarla o avviare una procedura di conciliazione con il Parlamento Europeo.

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Una strategia strutturale, non un piano per le emergenze

Il documento approvato inquadra la povertà non come un’anomalia congiunturale, ma come un fenomeno radicato in ingiustizie sistemiche, che interseca discriminazioni storiche basate su genere, origine etnica, età, disabilità, orientamento sessuale e status migratorio. La risoluzione chiede quindi che la Commissione riconosca esplicitamente questo meccanismo, che collega emarginazione sociale, discriminazione e povertà, come una violazione della dignità umana, in linea con l’articolo 25 della Dichiarazione universale dei diritti umani.

I promotori della mozione sottolineano che senza un cambiamento di paradigma nell’approccio alla lotta alla povertà, al quale far corrispondere finanziamenti adeguati, l’UE e i suoi Stati membri non raggiungeranno nemmeno l’obiettivo, già assunto nell’ambito del Piano d’azione del Pilastro europeo dei diritti sociali, di ridurre il numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale di almeno 15 milioni (di cui almeno 5 milioni di minori) entro il 2030.

La strategia richiesta dal Parlamento dovrebbe combinare misure universali e mirate, adottare un approccio integrato e trasversale al ciclo di vita, e includere indicatori di progresso intermedi, tappe chiare e un quadro di monitoraggio che consenta un coordinamento adeguato tra le politiche e le esigenze di finanziamento. In altre parole, non basta tradurre in legge la proposta approvata dal parlamento, serve anche stabilire dei criteri chiari in base ai quali poter valutare se la legge viene applicata correttamente o meno e se produce o meno dei risultati concreti e misurabili.

Il principio orizzontale di non discriminazione

Tra i criteri fondamentali che la strategia dovrebbe incorporare, figura un principio orizzontale di non discriminazione, applicabile a tutte le politiche settoriali dell’UE. La Commissione è chiamata a introdurre una valutazione d’impatto ex ante sulla povertà e la disuguaglianza per ogni misura rilevante, con particolare attenzione agli effetti sui gruppi più esposti all’esclusione sociale estrema.

Viene inoltre richiesta la revisione della legislazione pertinente per vietare esplicitamente la discriminazione basata sullo status socioeconomico, con una base giuridica chiara che garantisca diritti tutelabili. I deputati invitano il Consiglio ad adottare la propria posizione sulla direttiva orizzontale antidiscriminazione per avviare i negoziati interistituzionali. Volendo semplificare enormemente anche questo concetto: la Commissione dovrà creare gli strumenti, in tutti i settori, per capire quali situazioni espongano specifici gruppi di persone al rischio della povertà e rimuovere gli ostacoli che si frappongono fra quei gruppi e l’accesso a una condizione economica dignitosa.  

Lavoro dignitoso e redistribuzione del reddito

La piena e dignitosa occupazione, unitamente a un’adeguata protezione sociale e a una distribuzione equa di reddito e ricchezza, dovrebbero diventare criteri guida delle politiche economiche e sociali, secondo i deputati. La Commissione e gli Stati membri sono chiamati a rafforzare le politiche attive del mercato del lavoro, in particolare per chi è più lontano dall’occupazione, e a proteggere i diritti dei lavoratori garantendo salari equi, compresa la parità retributiva tra i generi a parità di lavoro.

Il testo segnala che un lavoratore su dodici nell’UE è colpito da forme diverse di povertà lavorativa. Per affrontare questo fenomeno, i deputati chiedono di rimuovere le barriere strutturali che vanno oltre la qualità del lavoro in sé: accesso ai servizi di assistenza all’infanzia, riconoscimento delle qualifiche, orientamento professionale specifico e adatto alle esigenze degli individui. In questo quadro, la trasposizione della direttiva sui salari minimi adeguati è indicata come uno strumento fondamentale.

Economia sociale e inclusione dei gruppi vulnerabili

Il Parlamento riconosce nell’economia sociale un pilastro del modello economico europeo, capace di offrire occupazione a gruppi esclusi o vulnerabili. La relazione chiede di rafforzarla in linea con il Piano d’azione dell’UE per l’economia sociale e di esplorare meccanismi di finanziamento innovativi, come i social impact bond. Allo stesso tempo, vengono richieste misure per contrastare l’economia sommersa, che priva molti lavoratori dei loro diritti, che li esclude dalla previdenza sociale e perfino dagli standard di sicurezza, mediante percorsi di inclusione nel mercato formale. Per esempio, si ipotizzano procedure di registrazione semplificate per i lavoratori stagionali, domestici e manuali, per permettere a queste categorie di uscire dal sommerso.

Accesso universale ai servizi pubblici e diritto alla casa

Lotta alla povertà vuol dire, prime di tutto, accesso garantito a tutti quei beni e servizi senza i quali non si può condurre una vita degna: alloggio, cibo, acqua, servizi igienico-sanitari, energia, trasporti, comunicazioni, cultura. La relazione del Parlamento chiede che l’accesso a questi elementi di base della dignità umana sia garantito universalmente attraverso investimenti pubblici consistenti. Secondo i deputati, questa è la condizione necessaria per spezzare il ciclo intergenerazionale della povertà e promuovere l’inclusione sociale e occupazionale.

Sul fronte abitativo, il Parlamento chiede che il Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili risponda alle esigenze di tutti i paesi dell’UE, con un’attenzione particolare alle persone in povertà, ai giovani e alle comunità marginalizzate. Vengono richiesti fondi europei dedicati all’espansione e al recupero del patrimonio di edilizia pubblica e sociale, la revisione delle norme sugli aiuti di Stato per consentire maggiori investimenti nazionali nel settore, e misure a tutela degli inquilini che prevengano gli sfratti e contrastino le pratiche speculative.

Il piano per il diritto alla casa entro il 2030

Il mancato accesso a un alloggio stabile e degno è definito dalla relazione come una delle forme di povertà ed esclusione sociale più gravi e visibili. Il Parlamento chiede alla Commissione un piano d’azione robusto, con obiettivi specifici, per porre fine al fenomeno in tutta l’UE entro il 2030. Il piano dovrebbe includere misure specifiche per prevenire in generale tutte le situazioni che portano le persone e in particolare i bambini e le famiglie a ritrovarsi a vivere senza una dimora fissa. Si parla di affrontare i rischi di perdita della casa derivanti dalla perdita del lavoro o da condizioni lavorative precarie, combattere le situazioni di precarietà in cui le donne si ritrovano a vivere per strada perché fuggono da situazioni di violenza domestica, nonché di migliorare l’accesso all’alloggio per le persone con disabilità e per gli anziani.

Gli Stati membri sono invitati a istituire centri dedicati alle persone senza fissa dimora, che offrano cure mediche di base e specialistiche, programmi educativi e percorsi di reinserimento sociale.

La povertà infantile al centro della strategia: la relazione del Parlamento Europeo e la Garanzia per l’Infanzia

Il numero di bambini a rischio di povertà o esclusione sociale in Europa è in crescita. La relazione chiede che la strategia di lotta alla povertà all’interno dell’Unione contrasti attivamente questo fenomeno adottando un approccio che parta dai primi anni di vita, riconosciuti come decisivi per lo sviluppo fisico, mentale, cognitivo, sociale ed emotivo.

L’impegno preso nel 2019 dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che prevedeva garantire l’accesso ai diritti fondamentali per ogni bambino europeo a rischio di povertà, aveva portato, nel 2021, all’adozione da parte del Consiglio di una raccomandazione che istituisce la Garanzia europea per l’infanzia. Lo strumento mira ad assicurare ai bambini bisognosi l’accesso gratuito a istruzione, assistenza sanitaria, alimentazione sana, alloggio adeguato e servizi per la prima infanzia.

Il Parlamento ha rilevato in questa occasione come gli obiettivi previsti dalla Garanzia del 2021 non possano essere raggiunti senza un bilancio dedicato ambizioso e chiede pertanto uno stanziamento specifico di almeno 20 miliardi di euro, da allocare nel prossimo Quadro finanziario pluriennale. Gli Stati membri dovrebbero destinare almeno il 5% del Fondo sociale europeo+ a progetti di lotta alla povertà infantile, quota che sale ad almeno il 10% per i paesi con livelli di povertà infantile superiori alla media UE.

Protezione, istruzione e de-istituzionalizzazione

La relazione affronta anche il rischio che la povertà diventi l’unico motivo per sottrarre un bambino alla propria famiglia. I deputati chiedono che la situazione economica precaria o la mancanza di alloggio adeguato non siano mai utilizzate come unico fondamento per il collocamento dei minori in strutture istituzionali e sottratti alla vita con la famiglia di origine. Gli Stati membri sono pertanto invitati a sviluppare strategie nazionali di prevenzione e a investire in sistemi di affido familiare sicuri, trattando l’istituzionalizzazione come extrema ratio.

Sul fronte educativo, si segnala la necessità di colmare i divari persistenti nella capacità di lettura e calcolo, e di garantire l’accessibilità dell’istruzione ai bambini con disabilità, sia sotto il profilo infrastrutturale che delle risorse didattiche. Vengono inoltre richieste salvaguardie contro la diagnosi errata di disabilità intellettive tra i bambini rom, fenomeno che produce spesso forme di segregazione scolastica.

Partecipazione democratica delle persone in povertà

Un elemento che distingue la relazione da una semplice lista di misure assistenziali è l’attenzione alla partecipazione politica di chi vive la povertà in prima persona. Il principio evocato è il “niente su di noi senza di noi” (uno slogan che è stato adottato, negli anni, da gruppi marginalizzati in tutto il mondo, per rivendicare il diritto di essere parte del dibattito legislativo sul proprio futuro): le persone con esperienza diretta di povertà devono essere coinvolte non soltanto come destinatari delle politiche, ma come soggetti attivi nella loro definizione, attuazione e valutazione.

A tal fine, il Parlamento raccomanda l’organizzazione di una conferenza annuale per valutare l’implementazione della strategia anti-povertà, aperta a una composizione ampia e diversificata, con particolare attenzione all’inclusione delle donne. La partecipazione diretta delle persone in condizioni di povertà è indicata come essenziale per valutare l’impatto concreto delle politiche adottate, e non come un elemento opzionale o meramente consultivo.

Gli Stati membri sono inoltre invitati a esplorare meccanismi proattivi per informare le persone ammissibili ai benefici sociali dell’esistenza di tali benefici, riducendo il fenomeno della non-fruizione, semplificando le procedure amministrative e formando il personale dei servizi pubblici all’accoglienza e all’assistenza.

Cosa succede dopo che la risoluzione sulla lotta alla povertà è stata approvata dal Parlamento Europeo?

La del Parlamento Europeo contiene anche un monito: la strategia anti-povertà produrrà risultati solo se accompagnata da risorse adeguate a livello europeo e nazionale. I deputati chiedono di salvaguardare e rafforzare la politica di coesione, garantendo un’allocazione di fondi vincolata al contrasto della povertà nel prossimo Quadro finanziario pluriennale. Vengono citati come strumenti essenziali il Fondo sociale europeo+, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo per il clima sociale e il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione.

Sul piano istituzionale, il successo della strategia dipenderà da un coordinamento orizzontale e multilivello tra tutti i livelli di governance coinvolti, nel rispetto del principio di sussidiarietà. La Commissione è chiamata a integrare la strategia in tutte le politiche settoriali rilevanti, garantendo coerenza, impatto e sostenibilità nel lungo periodo.

Il relatore João Oliveira (Sinistra, Portogallo) ha sintetizzato così gli obiettivi della relazione: la strategia deve affrontare le cause strutturali della povertà, promuovere una distribuzione più equa della ricchezza, migliorare le condizioni di lavoro, garantire investimenti consistenti nei servizi pubblici e assicurare l’accesso a un alloggio dignitoso per tutti. La partecipazione attiva delle persone in condizioni di povertà alla definizione delle politiche, unitamente a un bilancio adeguato, sono considerate condizioni imprescindibili per raggiungere questo traguardo.

La Commissione europea sta attualmente elaborando la prima strategia dell’UE contro la povertà, prevista per il 2026.

La risoluzione, come tutte le altre risoluzioni e i documenti del Parlamento Europeo, può essere consultata per intero qui.

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