Klingbeil avverte: la NATO rischia danni irreversibili
Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil (SPD), ha espresso preoccupazione per lo stato delle relazioni tra Europa e Stati Uniti e della NATO in generale. Secondo quanto riportato da Die Zeit, il vicecancelliere ritiene che l’alleanza transatlantica, tradizionalmente considerata fondamentale per la sicurezza tedesca, stia attraversando una fase critica e che il partenariato possa subire conseguenze durature, entrando in un processo di disgregazione progressiva.
Durante la sua visita a Washington di domenica, Klingbeil ha incontrato il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. L’agenda includeva discussioni sulle materie prime, ma anche la questione della Groenlandia. Quest’ultima rappresenta un nodo particolarmente delicato, dato che Donald Trump ha manifestato l’intenzione di acquisire il controllo del territorio anche con la forza.

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Klingbeil chiede una risposta unita dell’UE alla crisi della NATO
Di fronte alle dinamiche statunitensi, Klingbeil sollecita una risposta coordinata da parte dell’Unione Europea. Il continente, dice, deve accelerare il processo di integrazione e potenziare la propria capacità decisionale. “L’Europa va consolidata ulteriormente e con tempistiche molto più strette. L’andamento attuale risulta inadeguato rispetto alle circostanze. La sovranità europea costituisce adesso la priorità assoluta”, ha affermato il ministro.
Trump ha ribadito domenica scorsa le pretese degli USA sulla Groenlandia durante un volo sull’Air Force One, dichiarando che gli Stati Uniti otterranno il territorio “con qualsiasi mezzo”. Nei mesi precedenti, il presidente ha ripetutamente evocato l’annessione dell’isola artica, senza escludere opzioni militari.
Implicazioni per la NATO e l’Unione Europea
Le rivendicazioni di Trump creano un precedente problematico per le istituzioni transatlantiche. La Groenlandia appartiene al regno danese, membro sia della NATO che dell’UE. L’articolo 5 del trattato atlantico prevede assistenza reciproca tra alleati, ma non contempla scenari di conflitti bellici interni all’alleanza. Storicamente, l’organizzazione ha svolto funzioni di mediazione nelle controversie tra membri, come accaduto per le tensioni greco-turche.
Mark Rutte, segretario generale della NATO, ha esplicitamente dichiarato di voler mantenere l’alleanza fuori dalla disputa. Fonti diplomatiche dell’organizzazione riferiscono che il tema viene evitato nelle discussioni interne per prevenire fratture.
L’isola ospita già installazioni americane: la Pituffik Space Base, utilizzata per il controllo spaziale, opera in base a un accordo bilaterale tra Washington e Copenaghen. La posizione geografica della Groenlandia, tra Nord America ed Europa, assume rilevanza strategica anche per la traiettoria di eventuali vettori missilistici tra Russia e Stati Uniti. Trump ha recentemente menzionato presunte attività russe e cinesi nelle acque circostanti.
Oltre alle considerazioni militari, pesano fattori economici. Il sottosuolo groenlandese contiene risorse minerarie ancora largamente inesplorate. Società statunitensi operano già nella regione, seguendo un modello applicato anche in Venezuela. Si aggiungono progetti di investitori come Peter Thiel, CEO di Palantir, interessati a stabilire comunità con ordinamenti autonomi su territori extra-nazionali (come avviene, per esempio, nel caso della città di Próspera, sull’isola di Roatán, in Honduras).
L’Unione Europea cerca di evitare uno scontro diretto con Washington. Ursula von der Leyen e António Costa hanno garantito “piena solidarietà” a Danimarca e Groenlandia, richiamando i principi di sovranità territoriale. Nonostante l’uscita della Groenlandia dall’UE negli anni Ottanta, i suoi abitanti mantengono la cittadinanza europea in quanto parte del regno danese, e l’isola continua a ricevere supporto finanziario da Bruxelles.
Un diplomatico europeo, che è stato citato in forma anonima dai media tedeschi, ha dichiarato: “Non disponiamo di strumenti d’intervento, e Trump ne è consapevole.”
Possibili approcci alla crisi
Philip Bednarczyk del German Marshall Fund suggerisce di offrire agli Stati Uniti un “risultato tangibile”, come concessioni economiche nell’estrazione mineraria o maggiore flessibilità nelle competenze militari. L’analista identifica motivazioni “emotive” dietro la posizione dell’amministrazione americana: l’immagine della Groenlandia come territorio statunitense nell’Atlantico potrebbe generare consenso politico. Bednarczyk sottolinea tuttavia che le dichiarazioni di Washington richiedono attenzione seria, pur ritenendo un’annessione non necessariamente vantaggiosa per gli USA.
Recentemente, i governi europei hanno enfatizzato gli interessi comuni di sicurezza nell’Artico. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul (CDU) ha menzionato un maggiore coinvolgimento di Germania e Danimarca nelle strutture NATO. Il cancelliere Friedrich Merz (CDU), insieme ad altri leader europei, ha ribadito che la sicurezza artica deve essere assicurata “in coordinamento con i partner atlantici”.




