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Lars Klingbeil vola a Washington e ribadisce: gli USA non hanno diritto alla Groenlandia

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato in più occasioni di essere pronto a “prendersi la Groenlandia con le buone o con le cattive”, rimpallato dal “poliziotto buono”, ovvero il suo segretario agli esteri Marco Rubio, il quale ha detto che gli USA si accontenterebbero di “comprarla”. La prospettiva di un attacco USA a un Paese NATO, ovviamente, è fra le più terrificanti che si possano concepire in questo momento storico e, nel silenzio pressoché totale di tutti gli altri organismi sovranazionali, è facile immaginare la tensione che ha circondato il recente viaggio del leader dell’SPD e ministro delle finanze tedesco Lars Klingbeil negli Stati Uniti. Poco prima della partenza, Klingbeil ha scelto di esprimersi in modo chiaro sulla questione della Groenlandia, affermando che gli USA devono starne fuori e che non hanno alcun titolo per rivendicare il predominio su quel territorio. Solo la Danimarca e la Groenlandia stessa possono stabilire quale sarà il destino dell’isola artica.

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Donald Trump Foto: EPA-EFE/FRANCIS CHUNG / POOL

Le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia e la posizione di Klingbeil

Donald Trump ha moltiplicato nelle ultime settimane le minacce di acquisizione forzata dell’isola artica. Le giustificazioni fornite dalla Casa Bianca si concentrano sulla rilevanza geostrategica del territorio. Trump ha evidenziato la crescente presenza navale di Russia e Cina nelle acque circostanti, presentando la questione come una necessità di sicurezza nazionale. Sarebbe però ingenuo ignorare che la Groenlandia, come altri territori contesi, custodisce anche giacimenti minerari di enorme valore.

Ciò che alimenta le preoccupazioni europee è soprattutto la mancata esclusione di opzioni coercitive. Trump non ha eliminato dall’orizzonte né l’intervento militare né pressioni economiche per ottenere il controllo dell’isola. D’altra parte, non è la prima volta che il presidente dichiara di volersi appropriare del territorio groenlandese: all’inizio dell’anno scorso, le sue dichiarazioni erano molto simili a quelle di oggi, ma forse erano prese meno sul serio di quanto non lo siano state dopo l’attacco militare al Venezuela.

Nella sua dichiarazione prima di recarsi a Washington,  Klingbeil a ribadito che ci sono principi di base del diritto internazionale – sovranità statale, integrità dei confini – che hanno validità universale e che anche gli USA devono rispettare.

L’approccio collaborativo resta centrale nella visione del leader socialdemocratico. L’Artico richiede strategie condivise all’interno della NATO, non dinamiche competitive tra partner. La sicurezza della regione polare, ha affermato il ministro, si costruisce attraverso la cooperazione transatlantica, non mediante rivendicazioni unilaterali che rischiano di frammentare l’alleanza. Proprio il richiamo ai principi della NATO, infatti, rappresenta il framework entro cui Berlino intende mantenere il dialogo con Washington, nonostante le recenti dichiarazioni dalla Casa Bianca lascino trasparire un interesse sempre meno vivo per il mantenimento del patto atlantico, sostituito da quello che il consigliere di Trump, Stephen Miller, ha definito “il nostro predominio assoluto su questo emisfero”.

Lars Klingbeil negli USA per una conferenza sulle risorse strategiche

L’incontro di lunedì a Washington era stato convocato per discutere l’accesso alle risorse strategiche. Gli Stati Uniti hanno radunato i ministri delle finanze di vari paesi per affrontare una delle sfide più pressanti dell’economia globale contemporanea: le materie prime essenziali.

Ridurre le dipendenze costituisce la priorità di tutte le potenze, ma nella pratica non è un compito facile. Il dominio cinese sul mercato delle terre rare rappresenta infatti una vulnerabilità per le economie occidentali. Klingbeil aveva già anticipato prima di partire che, parallelamente alle discussioni tecniche sulle supply chain, avrebbe voluto discutere anche la questione delle mire americane sulla Groenlandia.

Il vicecancelliere ha sottolineato come sia fondamentale che i partner internazionali affrontino congiuntamente queste tematiche, possibilmente con azioni coordinate. Allo stesso tempo, però, ha ribadito l’impegno di Germania e Unione Europea verso un sistema commerciale regolamentato, affidabile ed equo – ovvero, contrario agli ormai tristemente celebri dazi di Donald Trump.

Doppia missione diplomatica tedesca

La Germania, nel frattempo, ha mobilitato anche il fronte diplomatico. Il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) è partito domenica per gli Stati Uniti, con una tappa intermedia in Islanda per incontrare la sua omologa Thorgerdur Katrin Gunnarsdottir.

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Il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul (CDU).
Foto – EPA-EFE/CLEMENS BILAN

L’Islanda occupa una posizione nevralgica nell’Artico. Il colloquio serale di domenica è servito a coordinare le posizioni di fronte alle turbolenze innescate dalle dichiarazioni di Donald Trump. Lunedì Wadephul ha proseguit verso Washington dove ha incontrato Rubio.

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