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Crisi dell’Unione? Per Weber il problema è il Brandmauer contro AfD

Nel gergo imprenditoriale, l’analisi di un fallimento si chiama “autopsia”. Quando una startup fallisce, si fa l’autopsia del progetto, per capire come mai le aspettative iniziali non si siano realizzate. In Germania, in questo momento, la CDU/CSU è impegnata, oltre che a governare il Paese con difficoltà crescenti, a effettuare l’autopsia dei propri fallimenti elettorali. Il problema è che diversi esponenti del partito, nel compiere questa operazione, stanno giungendo a diverse conclusioni. Per esempio, il capogruppo del Partito Popolare Europeo al Parlamento europeo nonché vicepresidente della CSU Manfred Weber ha dedotto che il problema sia il Brandmauer contro AfD.

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Weber contro il Brandmauer e il voto al Parlamento Europeo con il gruppo di AfD

Con questo termine, che vuol dire muro tagliafuoco, si definisce in Germania quello che il resto d’Europa chiama “cordone sanitario”, ovvero il rifiuto categorico dei partiti che si considerano democratici di collaborare con le formazioni di ultradestra, come, appunto, AfD in Germania, Vox in Spagna o il Rassemblement National in Francia. In Germania è stata proprio l’Unione dei cristiano-democratici e cristiano-sociali a lanciare il termine, in una risoluzione di incompatibilità adottata dal congresso federale della CDU nel 2018, nella quale si escludevano “coalizioni e forme simili di collaborazione” con AfD. La stessa risoluzione escludeva anche le collaborazioni con Die Linke, ma di questo si è sempre parlato meno, perché appariva evidente che a crescere a dismisura, già allora, non fosse la sinistra. All’epoca sembrò anche piuttosto ovvio che una risoluzione del genere si rendesse necessaria in quello che si percepiva come il partito più a destra prima di AfD, una sorta di ultimo bastione del centrismo prima dell’estremismo (ruolo che la CDU si contendeva allora, anche in termini di seggi fisici in parlamento, con l’FDP). Che Die Linke, l’SPD o i Verdi non sentissero il bisogno di rimarcare il rifiuto di allearsi con quello che era il nemico politico per definizione appariva scontato, mentre il centro-destra aveva bisogno di rimarcare, appunto, la propria posizione moderata e la propria vocazione sociale, incarnate dall’era Merkel. Anche dopo il passaggio di consegne, Friedrich Merz era tornato a ribadire la validità del Brandmauer. 

Manfred Weber e altri, tuttavia, ritengono oggi che questa strategia sia fallita e che la politica di esclusione sistematica di AfD vada ammorbidita. Va detto che, indipendentemente dalle ammissioni interne, all’indirizzo della CDU non sono mancate, in questi anni, le accuse di collaborare de facto con l’ultradestra, per esempio in occasione delle votazioni al Parlamento Europeo, alle quali Weber ha partecipato, nelle quali il gruppo parlamentare al quale appartiene l’Unione ha votato con quello dei sovranisti, al quale appartiene anche AfD, sull’inasprimento delle politiche d’asilo all’interno dell’Unione.

L’Unione dopo le sconfitte elettorali: opinioni diverse sull’uscita dalla crisi

E, d’altra parte, dopo la raffica di sconfitte elettorali a livello locale a settembre (in Sassonia Anhalt, in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino), la CDU/CSU deve fare i conti con un calo drammatico dell’elettorato rispetto alle ultime elezioni politiche e, quindi, con il rischio matematico di essere sempre più spesso esclusa dalla formazione dei governi locali. Ne deriva, inevitabilmente, anche un futuro fortemente incerto per le prossime elezioni politiche: una prospettiva difficilissima da accettare, per un partito che è stato all’opposizione solo per 4 anni nell’ultimo ventennio e che, nel complesso, ha governato la Repubblica Federale Tedesca per oltre la metà della sua esistenza. 

La soluzione al crollo verticale registrato negli ultimi due anni, secondo Weber, starebbe proprio nell’adozione di un nuovo paradigma di gestione dei rapporti con l’ultradestra, fondato sull’abbandono dell’ultimatum “o loro o noi”. A lungo termine, sostiene Weber, questa presa di posizione rappresenterebbe per il partito “un peso enorme”, che non porta nessun vantaggio. D’altra parte, sottolinea, la stessa politica l’ha adottata in Francia il presidente Emmanuel Macron nei confronti del RN, eppure alle prossime elezioni rischia di perdere proprio contro Marine Le Pen.

Secondo Weber, inoltre, il rischio inaccettabile, da evitare a ogni costo, è proprio la “deriva a sinistra” delle politiche in Germania: condannarsi a sedere nei parlamenti regionali in governi di minoranza, come in Turingia e in Sassonia, e a votare insieme ai partiti di sinistra, vorrebbe infatti dire “portare avanti politiche ancora più di sinistra”. AfD, invece, avrebbe la libertà di votare punto per punto i contenuti della CDU, mentre l’Unione si vedrebbe dettare il voto dalla logica del Brandmauer.

Opinioni differenti: Brandmauer sì o no?

Un parere simile arriva anche da Florian Oest, deputato della CDU della Sassonia al Bundestag, che si è espresso in termini pressoché analoghi sul Welt am Sonntag. Secondo Oest, a guidare il voto di un politico della CDU dovrebbe essere più che altro una legge morale interiore, che non necessita di linee guida così rigide: “La visione cristiana dell’uomo, l’economia sociale di mercato, la libertà e l’assunzione di responsabilità anche nei confronti dei più deboli sono i nostri punti di riferimento. Chi possiede questa bussola interiore non si orienta in base agli altri” ha dichiarato il deputato al settimanale del gruppo Springer.

Gli dà manforte Guido Heuer, deputato della CDU al Landtag della Sassonia-Anhalt, secondo cui, mentre la CDU se ne sta chiusa dietro il muro tagliafuoco, al di là di quel muro le fiamme continuano a divampare. E non sarebbe meglio, allora, tracciare delle linee rosse sui contenuti, invece di rifiutarsi di collaborare sempre e comunque? Sarebbero da escludere, dice Heuer, le coalizioni con AfD e Die Linke, “Ma se la CDU presenta una proposta di delibera che porti a miglioramenti concreti per i cittadini, allora va bene se AfD e Die Linke approvano”. Naturalmente, questa ipotesi prevede che la proposta parta dalla CDU e che questa sia in condizione di farla partire, per poi ricevere l’appoggio delle forze esterne, ma non si estende alla dinamica inversa. Cosa accadrebbe se la coalizione con AfD fosse l’unico modo per la CDU di conservare la presenza in un esecutivo locale? O addirittura a livello nazionale? A quel punto, il partito sarebbe disposto a rinunciare al governo o addirittura a considerare collaborazioni con forze più a sinistra dell’SPD? 

Una voce contraria si leva dal vicecapogruppo del gruppo parlamentare dell’Unione al Bundestag Günter Krings (CDU), il quale dichiara di non vedere alcuna ragione per riconsiderare il Brandmauer. Gli elettori, afferma, non hanno smesso di votare la CDU e iniziato a votare AfD per “punire” i cristiano-democratici per la loro mancata collaborazione con l’ultradestra. Il motivo di queste scelte di voto, sostiene Krings, è da ricercarsi nella delusione verso la politica nel suo complesso. Qualche dato in questo senso è stato citato anche dal primo ministro dell’Assia Boris Rhein e dal capo dell’ala sociale della CDU, Dennis Radtke: gli elettori percepiscono la CDU come lontana dai lavoratori e fautrice di riforme socialmente ingiuste. Per questo motivo, sostiene Rhein sul Welt am Sonntag, il partito dovrebbe occuparsi delle questioni che la gente comune considera importante, per evitare che siano le “frange estreme” della politica a farlo.

A ben guardare, la sfida politica che si presenta al momento alla CDU/CSU è degna delle prove feroci di uno Squid Game politico. Il partito si trova da anni su una piattaforma centrista, che condivide ormai solo con l’SPD. Il problema è che la piattaforma sta diventando sempre più stretta e presto non ci sarà più il supporto materiale per continuare ad “appoggiarci” sopra un partito con ambizioni di governo. Prima che sia troppo tardi, l’Unione deve scegliere se “saltare” sulla piattaforma di destra o su quella di sinistra. L’alternativa è precipitare nell’irrilevanza.

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