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Chat e accordi fra membri dell’Unione e di AfD al Parlamento Europeo: Merz chiede spiegazioni

Un’indagine dell’agenzia di stampa dpa ha portato alla luce contatti più stretti del previsto, nell’ambito del Parlamento Europeo, tra il gruppo del Partito Popolare Europeo, del quale fa parte anche l’Unione e quindi la CDU di Friedrich Merz, e alcune formazioni di estrema destra, tra cui il gruppo di cui fa parte anche AfD. Stando alle ricostruzioni, la cooperazione si sarebbe sviluppata su due canali: un gruppo di chat e un incontro diretto tra deputati, entrambi incentrati su una proposta per irrigidire le norme in materia di migrazione. La proposta ha poi ottenuto la maggioranza necessaria alla Commissione Europea, con il voto congiunto del PPE e dei gruppi dell’ultradestra, fra i quali anche l’ESN, di cui fa parte proprio AfD .

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Il PPE dispone, assieme a socialdemocratici e liberali, di una maggioranza teorica al Parlamento europeo. Tuttavia, questa si è rivelata più volte non compatta nelle votazioni effettive. In tale contesto, il presidente del gruppo PPE Manfred Weber (CSU) ha cercato sponde proprio nell’alleanza conservatrice ECR, che comprende tra gli altri anche Fratelli d’Italia. AfD, come detto, non fa parte di ECR, bensì del gruppo ESN, ovvero quello dei sovranisti. Weber ha dichiarato di non essere a conoscenza del gruppo di chat.

La disapprovazione di Merz per il contatto con AfD: “l’Unione non collabora con gli estremisti”

Friedrich Merz ha contattato direttamente Weber per chiedere conto dell’accaduto, definendosi “irritato e sconcertato” dal contatto fra i suoi compagni di coalizione e l’ultradestra. Il famoso “Brandmauer”, il “cordone sanitario” che la CDU ha giurato di mantenere contro AfD, infatti, si dovrebbe estendere anche alle possibili collaborazioni europee. La sua posizione è perentoria: ogni decisione al Parlamento europeo deve essere assunta senza il coinvolgimento dei deputati tedeschi di AfD. “Non collaboriamo con gli estremisti di destra al Parlamento europeo”, ha dichiarato.

Merz ha poi precisato che la responsabilità politica della situazione ricade su Weber: “Sa benissimo che non vogliamo questa collaborazione”. Insieme al leader della CSU Markus Söder, che ha definito le rivelazioni come qualcosa che ha “molto sorpreso, irritato e turbato” il suo partito, si attende che la vicenda venga risolta. “Disapproviamo ciò che apparentemente è accaduto a livello di collaboratori”, ha affermato Merz.

Il centrodestra sempre più diviso sul “Brandmauer

All’interno dello stesso campo non tutti si sono schierati sulla stessa lunghezza d’onda. Il capogruppo dell’Unione Jens Spahn ha adottato un tono più cauto, distinguendo tra forme di collaborazione politica vera e propria e strumenti informali: un gruppo di chat, a suo avviso, “non costituisce una forma di collaborazione”. Pur riconoscendo che la vicenda “deve avere delle conseguenze”, ha tracciato una linea tra ciò che è formalmente rilevante e ciò che non lo è.

Il ministro degli Esteri Johann Wadephul (CDU) ha invece chiesto un impegno esplicito per il ritorno al “Brandmauer”. Secondo Wadephul, occorre evitare persino la semplice apparenza di contiguità con il partito di ultradestra tedesco. In senso opposto si è mosso il capogruppo regionale della CSU Alexander Hoffmann, che ha preso le difese di Weber. Secondo Hoffmann, l’azione del presidente del PPE risponderebbe all’esigenza concreta di affrontare il tema della migrazione, su cui l’SPD a livello europeo risulterebbe ben più rigida rispetto alla sua controparte federale. In altre parole, siccome i compagni di coalizione in Europa sono meno inclini a piegarsi alla volontà dell’Unione al parlamento europeo, dove gli equilibri di potere sono diversi, allora è possibile anche strizzare l’occhio a quelli che, almeno formalmente, alleati non sono, ma anzi dovrebbero essere considerati avversari con i quali non accordarsi a nessuna condizione.

In ogni caso, Hoffmann ha escluso qualsiasi collaborazione don AfD, poiché questa avrebbe lo scopo di distruggere l’Unione. Diversi i toni dell’esperto di politica estera della CDU al Bundestag Jürgen Hardt, secondo cui il clamore suscitato da questa vicenda sarebbe eccessivo, poiché la collaborazione si limiterebbe alla disponibilità a sostenere progetti di legge insieme a partiti a destra del PPE, ma non con AfD,

Le critiche dell’SPD: “un fatto scandaloso”

La vicenda ha suscitato da parte dell’SPD, partner di minoranza nella coalizione di governo in Germania, critiche immediate e veementi. Il presidente della Renania-Palatinato Alexander Schweitzer ha parlato di “inganno nei confronti degli elettori dell’Unione” e di un “pericolo per l’Europa”, definendo la presunta cooperazione con i partiti di estrema destra al Parlamento europeo come qualcosa di incompatibile con una linea politica responsabile. Il segretario generale dell’SPD Tim Klüssendorf ha definito la vicenda “scandalosa”.

Il caso si inserisce in una tensione strutturale che da mesi attraversa il PPE: quella tra il mantenimento di un perimetro democratico che escluda le forze populiste radicali e la necessità di costruire maggioranze su temi sensibili, primo fra i quali la migrazione, quando gli alleati tradizionali non garantiscono i numeri necessari. La CDU ha una risoluzione formale di incompatibilità con AfD, che rende ancor più delicata ogni vicenda che lasci intendere anche solo contatti indiretti tra i due schieramenti.

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