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Il governo tedesco muove una critica all’invasione del Venezuela

Ci sono voluti cinque giorni, perché il governo tedesco prendesse posizione ufficialmente sull’invasione del Venezuela da parte degli Stati Uniti d’America e sul rapimento del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, trasportati a New York, dove dovranno affrontare un processo con accuse legate al narcotraffico. Dopo essersi riservato il diritto di analizzare la situazione, definita “complessa”, ora l’esecutivo muove una timida critica all’operato di Donald Trump. Secondo quanto ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius, l’opinione ufficiale di Berlino è che Washington non avrebbe fornito al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite argomentazioni sufficientemente persuasive circa la legittimità dell’intervento e alla sua conformità con le norme del diritto internazionale.

Nicolás Maduro
Foto: EPA/MIGUEL GUTIERRES

D’altra parte, il governo statunitense non ha chiesto nemmeno l’approvazione del congresso (che sarebbe dovuta in un caso come questo). E, per rendere ancor più chiara la posizione di Trump e del suo governo sul diritto internazionale, il consigliere del Presidente, Stephen Miller, in un’intervista al giornalista americano Jake Tapper, ha derubricato le formalità della diplomazia a “carinerie” delle quali il suo governo non ha bisogno, poiché, ha dichiarato, “noi viviamo nel mondo reale” dove si comanda con la forza militare e non c’è forza militare più potente dell’esercito degli Stati Uniti. Miller ha chiarito, anche in riferimento alle mire di Trump sulla Groenlandia, che gli USA non avranno remore a difendere esclusivamente i propri interessi per assicurarsi il predominio assoluto sull’emisfero.

Il governo tedesco non ha ancora espresso una vera critica all’invasione del Venezuela

La dichiarazione di Kornelius rappresenta uno scostamento rispetto al silenzio precedente, ma non si può dire che quella del governo tedesco sia una posizione di condanna rispetto all’invasione militare del Venezuela da parte delle truppe americane, al bombardamento della capitale Caracas e alla dichiarazione di voler gestire il Paese, con lo scopo principale, secondo le dichiarazioni dello stesso Donald Trump, di appropriarsi delle sue risorse petrolifere.

Friedrich Merz Donald Trump
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump (S) con il Cancelliere tedesco Friedrich Merz alla Casa Bianca, 05 giugno 2025.

Foto: EPA-EFE/WILL OLIVER

Quest’ultimo dettaglio, che Trump ha sottolineato nella conferenza stampa immediatamente successiva al rapimento di Maduro, non compare nella versione che gli USA hanno al Consiglio di sicurezza per giustificare l’invasione, che hanno presentato come un’operazione di polizia internazionale contro quello che Washington definisce un “narcoterrorista”, e che, secondo il governo nordamericano, non sarebbe da considerarsi il legittimo presidente del Venezuela.

Queste argomentazioni non hanno convinto molti osservatori internazionali. La questione della legittimità rimane controversa, così come la qualificazione giuridica dell’operazione militare condotta in territorio sovrano.

Diciannove esperti ONU parlano di precedente pericoloso

La condanna che la Germania non ha espresso è arrivata, invece, da Ginevra. Diciannove relatori speciali del Consiglio dei diritti umani hanno bollato l’intervento come contrario alle normative internazionali. Nel documento prodotto dagli esperti si parla di violazione grave dei principi basilari, con il rischio concreto di creare un precedente dalle conseguenze imprevedibili.

L’espressione utilizzata è evocativa: “ritorno alla diplomazia delle cannoniere”. Non solo: gli esperti inseriscono l’invasione militare del Venezuela in un quadro più ampio e inquietante, individuando uno schema ricorrente di “sistematico disprezzo della pace, del diritto internazionale e delle istituzioni multilaterali” da parte del governo degli Stati Uniti sotto Donald Trump.

Violazione dell’articolo 2 della Carta ONU

Secondo i relatori speciali delle Nazioni Unite, l’attacco al Venezuela e il rapimento del capo di governo violerebbero in modo evidente il divieto di minaccia o impiego della forza contro un altro Stato, sancito dall’articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite.

Potrebbero configurarsi estremi ancora più gravi: alcuni esperti parlano di possibile crimine di aggressione secondo il diritto internazionale. Crimini di questo tipo ricadono nella giurisdizione della Corte penale internazionale dell’Aia, insieme ai crimini di guerra e contro l’umanità. Tuttavia Washington non riconosce l’autorità di tale tribunale, sottraendosi de facto a qualsiasi giudizio da parte di questo organo.

Maduro in carcere respinge le accuse

Nel frattempo, Nicolás Maduro e la moglie sono stati condotti in tribunale per la prima udienza. Entrambi hanno rigettato le imputazioni, dichiarandosi non colpevoli rispetto alle accuse di “cospirazione per terrorismo legato al traffico di droga” e “cospirazione per importazione di cocaina”.

Secondo la versione statunitense, Maduro avrebbe utilizzato un potere conquistato attraverso brogli elettorali per facilitare il transito di migliaia di tonnellate di cocaina verso gli Stati Uniti. L’ex presidente venezuelano avrebbe tratto profitti personali da queste operazioni, stringendo alleanze con organizzazioni criminali dedite al narcotraffico, sostiene l’accusa.

Vale comunque la pena di notare che, nell’accusa che è stata effettivamente discussa in tribunale, gli USA hanno cambiato uno dei principali capi di imputazione di Maduro. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha infatti eliminato la maggior parte dei riferimenti al cosiddetto Cartel de los Soles, del quale il leader venezuelano era accusato di essere a capo. Tale organizzazione non viene più definita nel documento accusatorio non come un cartello dedito al narcotraffico, ma come un “sistema clientelare”.  L’accusa di appartenenza al presunto e ora smentito “cartello” era stata formulata da un gran giurì statunitense nel 2020. Il linguaggio della nuova accusa sembra ammettere, come hanno sottolineato esperti e analisti, che il Cartel de los Soles non esiste come entità criminale strutturata.

Berlino auspica una “transizione democratica”

Il Ministero degli Esteri tedesco ha rilasciato una dichiarazione attraverso una portavoce. Il popolo venezuelano avrebbe “il diritto a un futuro libero, autodeterminato e democratico per il proprio Paese”. Il portavoce ha ammesso che attualmente non esistono segnali concreti di elezioni imminenti.

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