Riforma dell’assistenza in Germania: meno aiuti alle famiglie? I dubbi di Amelia Massetti

Da tempo si discute animatamente PNOG (Pflegeneuordnungsgesetz), la riforma tedesca dell’assicurazione per l’assistenza a lungo termine (Pflegeversicherung), e sulle conseguenze che potrebbe avere per le famiglie che assistono a casa persone con disabilità o comunque bisognose di un supporto continuativo.
La riforma, introdotta il 30 settembre 2026 e presentata come uno strumento per semplificare le procedure e contenere i costi, solleva tuttavia interrogativi sulla flessibilità degli aiuti disponibili e sulla capacità del nuovo sistema di rispondere a bisogni assistenziali complessi.
Riforma dell’assistenza in Germania: il punto di vista di Amelia Massetti
A questo proposito Amelia Massetti, presidente dell’associazione Artemisia e vicepresidente del Comites di Berlino, ha commentato la riforma da una prospettiva concreta.
Essendo presidente di un’associazione che si occupa di fornire assistenza alle famiglie di persone con disabilità ed essendo anche unica caregiver di una figlia con sindrome di Down, ha voluto sottolineare in un’intervista a Cristina Giordano di Cosmo gli aspetti positivi della prevenzione e dell’assistenza domiciliare, approfondendo al contempo i rischi legati alla sostituzione di prestazioni esistenti.
Una spesa in crescita nel corso di quasi dieci anni
La riforma, introdotta il 30 settembre 2026, risponde alla crescita del numero di beneficiari con l’obiettivo dichiarato di ridurre una spesa che è cresciuta inesorabilmente nel corso di quasi dieci anni.
Dal 2016 al 2025, infatti, le persone che ricevono questo tipo di prestazioni sono passate da 2,8 milioni a 6,4 milioni, con una crescita di costi passata da circa 60 miliardi di euro nel 2022 a 74 miliardi nel 2025.
Senza interventi, dunque, si prevede che il deficit sarebbe di 7,6 miliardi nel 2027 e potrebbe raggiungere 15,4 miliardi nel 2028. Ma qual è la ratio della riforma e come si prefigge di contenere la spesa?
La riforma dichiara di voler raggiungere questo obiettivo attraverso la semplificazione della burocrazia, il rafforzamento della prevenzione e il sostegno all’assistenza domiciliare.
Prestazioni accorpate, nuovi strumenti ed enfasi sulla prevenzione
Allo scopo di evitare il deficit, la riforma punta, tra le altre cose, ad accorpare le prestazioni (diversi aiuti per l’assistenza domiciliare verranno riunite in budget più ampi), a introdurre nuovi strumenti di sostegno, come la Pflegebegleitung, un servizio di accompagnamento professionale, e un Überbrückungsbudget per affrontare emergenze nell’organizzazione dell’assistenza, e a utilizzare come principi guida quelli della prevenzione e riabilitazione prima dell’assistenza.
La questione più delicata riguarda l’eliminazione della possibilità di utilizzare in modo flessibile 3.539 euro all’anno per l’assistenza sostitutiva. Questa somma consente oggi a un familiare che presta assistenza di organizzare una sostituzione quando ha bisogno di una pausa, o non può occuparsi temporaneamente della persona assistita.
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Critiche e perplessità sulla riforma
Secondo Amelia Massetti, i nuovi strumenti previsti dalla riforma non garantiscono necessariamente un sostegno equivalente perché un budget disponibile sulla carta, infatti, non assicura che sia possibile trovare una persona qualificata che sostituisca il familiare, soprattutto quando l’assistenza è complessa e continuativa.
Il rischio, secondo la presidente di Artemisia, è che una parte dei costi venga trasferita dall’assicurazione alle famiglie, aumentando il carico economico e organizzativo su chi assiste quotidianamente una persona con disabilità.
La prevenzione non è applicabile sempre
Massetti riconosce inoltre il valore della prevenzione, della semplificazione amministrativa e del rafforzamento dell’assistenza domiciliare, ma invita a valutare gli effetti concreti delle nuove misure, sottolineando in particolare tre questioni centrali.
Intanto, i bisogni permanenti non sempre possono essere ridotti attraverso la prevenzione o la riabilitazione ed è importante distinguere tra prevenire un peggioramento e riconoscere un bisogno assistenziale che rimane nel tempo.
La flessibilità dovrebbe essere garantita
La flessibilità, inoltre, è essenziale per le famiglie, perché le esigenze delle persone con disabilità non sempre si prestano a soluzioni standardizzate.
Anche la revisione dei criteri di accesso merita attenzione. Se l’obiettivo di contenere la spesa si traducesse in maggiori difficoltà nell’ottenere prestazioni, infatti, potrebbero essere penalizzate anche persone che ne hanno effettivamente bisogno.
Chi paga davvero il prezzo della semplificazione del sistema
Insomma, la domanda è molto semplice: chi paga davvero il prezzo della semplificazione del sistema? E quanto potrebbe ritenersi un successo una riforma attualmente che si limitasse a trasferire i costi sulle famiglie, andando a colpire i più fragili e i destinatari della tutela?
A questa domanda Massetti risponde riportando al centro la necessità di continuare a considerare centrale l’interesse delle persone che necessitano di assistenza, senza considerare il tema esclusivamente sotto il profilo economico-finanziario. In ogni caso, non far mancare un sostegno adeguato ai singoli beneficiari, rafforzandone l’autodeterminazione e la corretta partecipazione alla vita sociale, nel lungo periodo paga andrà anche a evitare costi più elevati in altri ambiti di prestazioni.




