“I giganti di Auschwitz”, la storia della famiglia di nani che sopravvisse a Mengele. Il nuovo libro di G.Assandri

Siamo negli anni ‘30 del Novecento e i sette fratelli Ovitz, tutti nani ed ebrei di origine rumena, danno vita alla compagnia teatrale Lilliput Troupe, che riscuote un grande successo. Il nazismo, tuttavia, è alle porte e ben presto tutto precipita nel peggiore dei modi. Che ne sarà dei sette fratelli, che incontrano per giunta un destino particolare, proprio in virtù della loro condizione?
Questa è la storia raccontata da “I giganti di Auschwitz“, ultimo libro di Giuseppe Assandri, uscito per Il Mulino a Vento edizioni. Il libro è stato realizzato in collaborazione con Maurizio Molan, che ha curato anche gli approfondimenti storici, accessibili con QRCODE.
“I giganti di Auschwitz”: Giuseppe Assandri racconta una storia incredibile
Stranamente, non moltissime persone conoscono questa storia incredibile, che Assandri racconta con lo stile visivo e coinvolgente che i suoi lettori conoscono bene e che cattura sin dalle prime pagine.
Nel corso dei loro spettacoli e durante buona parte degli anni trenta, gli Ovitz intrattengono il pubblico cantando in yiddish, ungherese, romeno, tedesco e russo e accompagnandosi con piccoli strumenti musicali come chitarre, violini e fisarmoniche Dopo un periodo di grandi successi in tutta l’Europa orientale e dopo un’impennata di popolarità seguita all’uscita del film “Biancaneve e i sette nani”, nel 1937, purtroppo le cose cambiano. E dalle atmosfere allegre e innocenti evocate durante i loro spettacoli si passa a uno scenario cupo e infernale, quello che vedrà il nazismo divorare l’Europa come un morbo.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Lilliput Troupe si trova nell’Ungheria occupata e i sette fratelli vengono prima rinchiusi in un ghetto e poi, nel maggio 1944, deportati ad Auschwitz. Qui, incontreranno un personaggio che è rimasto nella memoria collettiva come uno dei più efferati simboli della crudeltà umana e della più radicale mancanza di scrupoli: il dottor Joseph Mengele.

L’incontro degli Ovitz con il terribile dottor Mengele
Il terribile medico nazista, per cui le anomalie genetiche e i gemelli rappresentano una vera e propria ossessione, vede negli Ovitz delle cavie ideali per la sua ricerca. Quando li vede la prima volta, commenta addirittura con “ora ho lavoro per vent’anni”.
I fratelli vengono trasferiti in una struttura a parte, dove restano separati dagli altri prigionieri, e sono loro garantiti una serie di “privilegi”, come quello di mantenere gli abiti civili, invece di indossare le note divise a strisce, e di non essere rasati. Tutto questo, però, ha un rovescio della medaglia: il loro destino è infatti quello di essere sottoposti a continui esperimenti.
Prelievi di midollo, iniezioni, somministrazione di sostanze che producono pesanti effetti collaterali, gli Ovitz si trovano a confrontarsi, ogni giorno, con il volto peggiore dell’umanità. Per fortuna e contro ogni previsione, però, sopravvivono tutti.

Sopravvivere all’orrore: rinascere nonostante tutto
Dei dieci fratelli Ovitz (oltre ai sette con nanismo ce n’erano altri tre, di statura normale), Francisca è quella che vive più a lungo, arrivando all’età di 98 anni. Perla è invece l’ultima a sopravvivere e si spegne nel 2001, all’età di 80 anni.
La loro storia, però, resta a testimonianza non solo della barbarie dell’epoca, ma dell’unità di una famiglia riuscita a salvarsi e rinascere, nonostante tutto, testimone preziosa di un passato buio e tragico dalle cui ceneri è nata una nuova Europa. Che tuttavia non deve smettere di ricordare cosa accade quando si rinuncia all’umanità.

Gli altri libri di Giuseppe Assandri
Assandri ha già scritto due bellissimi libri sulla storia della Germania, “La Rosa bianca di Sophie”, sulla storia di Sophie Scholl e del movimento della Rosa Bianca, e “Berlino 1936 – La storia di Luz Long e Jesse Owens”, che parla dell’amicizia tra l’atleta afroamericano Jesse Owens e il tedesco Luz Long, nata durante le olimpiadi che ebbero luogo nella Germania nazista del 1936.
Entrambi i libri hanno ottenuto diversi riconoscimento e nel 2024 il libro sulla storia dell’amicizia tra Long e Owens è risultato tra i 5 vincitori del Premio Bancarellino, assegnato da oltre 10.000 studenti di 140 scuole superiori italiane.




