Jean-Pascal Hohm, dagli ultras alla guida della “Generazione Germania”. Chi è il nuovo leader dei giovani di AfD
In questo momento, in Germania come in Italia, si sta parlando moltissimo del congresso di fondazione della nuova organizzazione giovanile di AfD, Generation Deutschland. A far notizia è stato soprattutto il discorso di Alexander Eichwald, sia perché i toni e i contenuti lasciavano trasparire un nazionalismo estremo e un orgoglio dell’intolleranza dal quale la dirigenza del partito ha preso le distanze, sia perché Eichwald ha deciso di presentarsi al congresso vestito e pettinato in maniera da non passare inosservato e parlando con toni da invasato che ricordavano, intenzionalmente, quelli di Hitler. Al di là del folklore, però, bisogna tenere presente che Alexander Eichwald non è un leader di Generation Deutschland, non ha un ruolo in questa nuova organizzazione di AfD e non ne deciderà, almeno per il momento, la direzione. Molto più rilevante è invece analizzare i profili delle persone che, all’interno di Generation Deutschland, hanno un ruolo determinante, primo fra tutte il presidente appena eletto Jean-Pascal Hohm.
La dissoluzione strategica di un’organizzazione troppo incontrollabile: ecco perché AfD ha sciolto Junge Alternative per fondare Generation Deutschland
AfD ha dissolto Junge Alternative nel marzo scorso, per una serie di ragioni. L’associazione giovanile era troppo radicale, troppo autonoma, impossibile da controllare e già molto vicina alla messa al bando. La struttura formale era quella di un’associazione indipendente: i membri non dovevano necessariamente iscriversi al partito e quindi JA non era un’emanazione diretta di AfD. L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione aveva classificato l’organizzazione come certamente e ufficialmente di estrema destra già nel 2023 e il Ministero dell’Interno avrebbe potuto, in teoria, ordinarne la dissoluzione. Lo scioglimento “dall’alto” dei vertici è stato quindi più che altro un modo di giocare d’anticipo, per tornare in campo con le difese molto più alte.
La nuova struttura, quindi, dovrà rispondere a esigenze precise: tanto per cominciare, è prevista l’affiliazione diretta al partito per garantire un controllo maggiore, ma anche per offrire ai giovani più irruenti quel livello di protezione che è proprio dei partiti riconosciuti. Anche quando i sospetti di estremismo si fanno pesanti, infatti, mettere al bando un partito è una faccenda infinitamente più complicata che non imporre lo scioglimento di un’associazione. L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione ha confermato, su richiesta della testata Die Zeit, che Generation Deutschland non sarà automaticamente considerata sospetta di estremismo come il partito madre (ricordiamo che lo status di AfD a livello nazionale è attualmente quello di “caso sospetto di estremismo di destra”, status ripristinato dopo la sospensione della classificazione come “caso accertato di estremismo di destra”, sospensione disposta in seguito a un ricorso del partito che è attualmente in esame). L’autorità intende prima osservare attività e comportamenti. “Al momento non è ancora possibile valutare l’orientamento ideologico e le attività di un’organizzazione giovanile del partito ancora da fondare”, ha dichiarato. La sorveglianza su AfD e le sue affiliate procede comunque in modo continuativo. Il ricorso del partito contro la classificazione come sicuramente estremista è tuttora in esame.
Jean-Pascal Hohm: chi è il nuovo leader di Generation Deutschland
Il primo presidente di Generation Deutschland si presenta con un’immagine pulita e ottimista, dice che “la Germania non è ancora perduta” e dichiara di voler fare della nuova associazione giovanile una “fucina di quadri”. Il suo percorso politico, però, è stato piuttosto turbolento e ha visto non pochi punti di contatto con alcune delle realtà più radicali dell’estremismo di destra tedesco ed europeo. Scegliendolo per il ruolo di leader, la dirigenza di AfD potrebbe stare cercando di coniugare lo spirito trascinante del “ribelle” con un’apparenza estremamente presentabile (in campagna elettorale in Brandeburgo, qualcuno lo aveva definito “il genero ideale”) e con un impegno sostanziale, che segna il sodalizio fra Hohm e i leader dell’ultradestra: la sottomissione di Generation Deutschland al partito madre. Ribelle e trascinante sì, ma fino a un certo punto: la ribellione da portare avanti è quella contro il governo e contro il “sistema”, ma non contro il partito. Non a caso, nel suo discorso inaugurale Hohm ha dichiarato di voler agire “con determinazione contro tutte le tendenze divisive”, “sia interne che esterne”.
D’altra parte, il ventottenne sa benissimo di doversi preparare a un momento storico nel quale AfD potrebbe avere un ruolo di primo piano. “Potremmo governare nel prossimo futuro. E per questo abbiamo bisogno di giovani che possano dare vita a questo progetto. Ciò richiede una certa formazione”. Generation Deutschland organizzerà quindi manifestazioni, ma non solo. Hohm si definisce “amico del mosaico patriottico, al centro del quale ci troviamo noi”. Questo vuol dire che i giovani di AfD non stanno voltando le spalle alle altre organizzazioni della galassia di destra, soprattutto della destra identitaria. Esistono organizzazioni attiviste di supporto alle quali è anche possibile aderire se non si vuole impegnarsi nel lavoro di partito. Non a caso, l’editore Götz Kubitschek, esponente dell’ultradestra più identitaria e legato a numerose realtà già calassificato in passato come di estrema destra, era presente al congresso, che si è tenuto Gießen, con uno stand per vendere i suoi libri. Hohm, in altre parole, non ha nessuna intenzione di prendere le distanze dal Movimento Identitario che fa riferimento a personaggi come l’austriaco Martin Sellner, fra i primi teorici della “remigrazione“.
Il profilo di Jean-Pascal Hohm: dalle manifestazioni anti-rifugiati al Landtag del Brandeburgo, passando per la curva ultras
Jean-Pascal Hohm è stato eletto al parlamento di Potsdam per AfD dall’ottobre 2024. L’Ufficio per la protezione della Costituzione del Brandeburgo lo classifica, a livello personale, come sicuramente estremista di destra.

Delle sue radici identitarie Hohm non si vergogna affatto e non intende in alcun modo rinnegarle: anzi, si è premurato di comunicare al tabloid Bild che, di tanto in tanto, parla al telefono proprio con Sellner. La sua coscienza politica, dichiara, si è risvegliata intorno al 2015, quando aveva appena 18 anni e ha organizzato e partecipato a manifestazioni contro i richiedenti asilo. Hohn è anche radicato nella scena calcistica di Cottbus, dove vive, e in particolare ai gruppi di ultras più politicamente spostati verso destra: questo retroterra calcistico Hohn lo utilizza anche come ambito di reclutamento per AfD. Inoltre, è dichiaratamente vicino al movimento “fratello” di Pegida, Zukunft Heimat, all’alleanza di estrema destra Ein Prozent e alla casa editrice neofascista Jungeuropa-Verlag.
A spingere l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione a classificarlo come estremista di destra hanno contribuito dichiarazioni come “La Germania è il paese dei tedeschi“. Hohm e altri esponenti della sua sezione regionale di AfD sarebbero stati, si legge nel rapporto, “socializzati politicamente nelle roccaforti dell’estremismo di destra del Brandeburgo, dove hanno creato una rete di contatti personali e partecipano a titolo personale e privato a una sottocultura di estrema destra che il partito è sempre più disposto ad accogliere al suo interno”. Altre dichiarazioni xenofobe sono state registrate nel 2022, quando Hohn ha scritto su X: “Chi sostituisce gradualmente il #popolo dello Stato con la #naturalizzazione non cambia la Germania, ma la abolisce. Senza tedeschi non c’è Germania.” In diversi post sui social media ha scritto di stranieri che conquisteranno la Germania e parla di “sostituzione etnica“, altro cavallo di battaglia dell’estremismo di destra identitario in tutto l’occidente.
Secondo la perizia dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, Hohn ha sostenuto “azioni intimidatorie e campagne diffamatorie” contro insegnanti che hanno segnalato l’apertura degli studenti del Brandeburgo all’ideologia di estrema destra.
“Genero ideale” o nazionalista radicale?
In campagna elettorale ha cercato di presentarsi diversamente. Era ospite del talk show RBB-Bürgertalk in ottobre, quando ha dichiarato: “Ci tengo a sottolinearlo in questa sede, nell’ambito dell’emittenza pubblica. Siamo felici di accogliere chiunque si trovi in questo Paese, indipendentemente dal fatto che abbia o meno un background migratorio, e che contribuisca al successo della nostra società.”
In un’approfondimento specifico uscito in relazione al congresso di Generation Deutschland, la rivista Correctiv ha evidenziato come altre apparizioni pubbliche di Jean-Pascal Hohm contraddicano questa immagine. A Vetschau, in Lusazia, Hohm ha preso parte a una manifestazione nel luglio 2025. Insieme a lui c’erano circa 60 persone. Alcune indossavano magliette con scritte come “Mordkommando” (“commando omicida”) e “Refugees not welcome”. Il deputato del Landtag ha scandito dal podio: “La situazione può sembrare tetra. Ma il messaggio è chiaro: non cederemo nemmeno un metro quadrato del nostro Paese.” E ancora: “Perché questa è la Germania dei tedeschi.”
Nel 2016 ha partecipato insieme a Robert Timm, ex presidente del movimento Identitario Berlino-Brandeburgo, all’occupazione della sede centrale della CDU a Berlino. L’anno successivo, come riportato dalla stampa all’epoca, erano insieme allo stadio dell’Energie Cottbus nel settore riservato ai tifosi, da cui provenivano cori chiaramente antisemiti come “Arbeit macht frei – Babelsberg 03” (“il lavoro rende liberi – Babelsberg 03”, che in tedesco rima, è un riferimento alla scritta che campeggiava all’ingresso dei lager nazisti). Una foto dell’epoca mostra diverse persone intorno a loro che tendono il braccio nel saluto nazista.
Anche Timm, che di Hohm è stato anche coinquilino, è molto amico di Martin Sellner, ha persino partecipato al suo matrimonio nel 2019. Hohm ha pubblicato nel 2016 una foto con Sellner sullo sfondo, citando il leader del movimento giovanile di estrema destra: “Sappiamo soprattutto che il vero nemico è nel nostro Paese”, riferendosi alle presunte élite, responsabili della “miseria”.

Troppo radicale per AfD
Ci sono stati almeno due momenti in cui Jean-Pascal Hohm è stato considerato troppo radicale e troppo di estrema destra perfino per AfD. Nel 2017 ha infatti perso il posto che occupava come collaboratore del gruppo parlamentare AfD nel Landtag. Nel 2019, invece, ha dovuto lasciare il lavoro di collaboratore del membro del Bundestag René Springer. In entrambi i casi a renderlo “indesiderato” sono stati proprio i suoi arcinoti legami con la scena dell’estrema destra, in particolare con il movimento identitario, ossia quei “cugini imbarazzanti” dai quali AfD ha dovuto, fino a relativamente poco tempo fa, distanziarsi per privilegiare candidati presentabili e in grado di non spaventare eccessivamente gli elettori di centro-destra, oltre che per difendersi a propria volta dalle accuse di estremismo.
Durante la pandemia, Hohm non ha perso occasione per unirsi alle manifestazioni contro le misure di contenimento del contagio del governo. È del 2021 la foto che lo ritrae con un megafono, alla guida di una manifestazione recante uno striscione con la scritta “Controllate i confini, non il vostro popolo”.
Il fatto che, oggi, Hohm guidi la gioventù del partito può essere interpretato come il risultato di un suo sforzo di moderazione o come un sintomo del fatto che l’estremismo non sia più considerato del tutto “impresentabile”. O anche al fatto che Hohm possa aver imparato a far convivere con la radicalità delle posizioni un’immagine più rassicurante, appunto quella del “genero ideale”.
A Gießen, Jean-Pascal Hohm è stato eletto con il 90,4% dei voti. Era l’unico candidato.
Gli altri membri del comitato esecutivo: una selezione dalla scena di ultradestra
Gli altri membri del comitato esecutivo federale di Generation Deutschland non sono meno radicali di Hohm. Alcuni dei 15 membri hanno contatti consolidati nella scena di estrema destra e sono ex membri della Junge Alternative, a partire dai due vicepresidenti.
Come primo vice, i partecipanti hanno eletto Jan Richard Behr, tesoriere dell’associazione distrettuale AfD Alzey-Worms della Renania-Palatinato. Behr era in precedenza presidente della Junge Alternative di Dresda e ha legami con gli stessi esponenti del movimento identitario che sono vicini a Hohm. Diverse foto sui social media lo ritraggono anche in compagnia di Björn Höcke e in molti post promuove la “remigrazione”.
Il secondo vicepresidente è Adrian Maxhuni, già vicepresidente dell’associazione distrettuale AfD di Osnabrück-Land e parte del gruppo di lavoro del deputato AfD al Bundestag Marcel Queckemeyer. Maxhuni è stato anche presidente regionale dell’associazione JA della Bassa Sassonia e membro del comitato esecutivo federale della JA.
Il terzo in carica è Patrick Heinz, anch’egli ex presidente di un’associazione regionale della dissolta Junge Alternative, quella del Nord Reno-Westfalia. È considerato un confidente del deputato del Bundestag Matthias Helferich. Nel suo discorso a Gießen ha fatto riferimenti alla presunta violenza dei migranti contro i tedeschi e ha infiammato il pubblico dichiarando che “un attacco a uno di noi è un attacco a tutti noi”.
Come primo consigliere è stato eletto Kevin Dorow, che nel suo discorso ha citato Höcke e ha menzionato quello che era un principio nazionalsocialista della Gioventù Hitleriana: “I giovani devono essere guidati dai giovani”. Inoltre, ha dichiarato di aspettarsi che Generation Deutschland diventi “la punta di diamante della giovane destra in Germania.”
Anche due donne sono entrate a far parte del comitato esecutivo federale: Reinhild Goes dalla Bassa Sassonia e Julia Gehrckens. Nel suo discorso, Gehrckens ha affermato che: “Solo una rimigrazione di milioni di persone proteggerà le nostre donne e i nostri bambini”. Il responsabile finanziario è Lennard Scharpe dalla Sassonia, il segretario è Christopher Wiedenhaupt da Berlino e Alexander Claus è il secondo consigliere.




