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Germania: espulsi afghani a rischio vita, mentre il governo stringe collaborazioni con i talebani

La Germania ha ripreso le espulsioni verso l’Afghanistan, ma tra le persone rimpatriate figurano non solo i pregiudicati, ma anche persone che non hanno commesso alcun reato (una sarebbe stata presente su un volo partito martedì notte) e anche afghani che hanno fatto di tutto per integrarsi. È questo infatti il caso di Faridoon Tofan, che ha il terrore di tornare in un Paese in cui potrebbe rischiare la vita.

Nel frattempo, mentre il governo tedesco ribadisce di voler adottare la linea dura contro l’islamismo dopo il recente attentato del CSD di Berlino, la Germania stringe sempre di più la sua collaborazione con i talebani.

Talebani afghani

La Germania riprende le espulsioni verso l’Afghanistan: il caso di Faridoon Tofan riapre il dibattito sui rimpatri e sui rapporti con i talebani.

Espulsioni Germania-Afghanistan: il caso di Faridoon Tofan

Faridoon Tofan, intervistato da una troupe del programma “Monitor” di ARD mentre è in detenzione da tre mesi presso l’aeroporto di Monaco, nell’attesa di essere rimpatriato, ha paura.

L’uomo teme il rientro in Afghanistan perché nel 2008 si sarebbe rifiutato di collaborare con i talebani, ricevendo successivamente minacce che lo avrebbero costretto a nascondersi. Nel 2022 era quindi fuggito in Germania, ma Berlino non gli aveva riconosciuto la protezione internazionale, perché, secondo l’Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati, il conflitto con i talebani risalirebbe a troppo tempo prima dell’espatrio del 2022 e mancherebbe quindi un nesso temporale diretto tra rischio e fuga. Una decisione, fortemente contestata dalla sua avvocata di Tofan, Anna Frölich, che sostiene che sarebbe “del tutto ingenuo pensare che, una volta finito nel mirino dei talebani, questi mi abbiano dimenticato dopo pochi anni”.

L’uomo era comunque rimasto in Germania per qualche anno, fino a quando non è recentemente arrivato l’obbligo di lasciare il Paese. La ragione? Un viaggio in Italia, per visitare Roma. Tofan pensava infatti che i documenti tedeschi fossero validi in tutta Europa, ma il suo permesso di soggiorno temporaneo era scaduto al momento della partenza dalla Germania. Da qui, l’impossibilità di rientrare nel Paese.

L’uomo è perfettamente integrato e non ha commesso reati

A proposito dei rimpatri verso l’Afghanistan, Paese notoriamente non sicuro verso il quale la Germania ha ricominciato a espellere i pregiudicati, va aggiunto che molte persone sono state a lungo “tollerate” sul suolo tedesco anche dopo aver ricevuto l’obbligo di espatrio, se non pregiudicate.

Il ministro dell’interno Alexander Dobrint ha tuttavia già dichiarato che anche i non pregiudicati avrebbero potuto essere espulsi, qualora non avessero dimostrato “impegno nell’integrazione in Germania”.

Questo però non sembra essere il caso di Tofan, laureato in economia aziendale e che dichiara di aver seguito corsi di lingua tedesca e di aver lavorato come netturbino e addetto alle pulizie per sostenere con i suoi guadagni la moglie e i figli, rimasti a Kabul.

In questo caso ci troviamo quindi di fronte a un uomo che ha fatto il possibile per integrarsi e che potrebbe correre seri rischi personali, ove venisse espulso in Afghanistan.

Germania e talebani: i nuovi rapporti per i rimpatri

La vicenda si inserisce nel quadro dei rapporti tra Berlino e i talebani, tornati più stretti anche per la gestione delle espulsioni e che di sicuro presenta diverse aomalie.

Se da un lato la Germania prende posizione contro il fondamentalismo religioso, infatti, dall’altro collabora sempre più strettamente con i talebani, nonostante diverse organizzazioni per i diritti umani denuncino un peggioramento della situazione in Afghanistan, segnalando persone frustate e giustiziate in pubblico e persino il fatto che si stia pensando di reintrodurre la lapidazione.

Anche il Ministero degli Affari Esteri tedesco ha confermato il deterioramento della situazione dei diritti umani nel Paese. ma nonostante ciò Berlino stringe le maglie della collaborazione con un regime sanguinario e lo scopo è palese: agevolare le pratiche di espulsione dalla Germania degli afghani indesiderati.

La Germania apre le sedi diplomatiche ai rappresentanti di un regime sanguinario

Nell’estate del 2025 il governo federale tedesco ha autorizzato la presenza di rappresentanti talebani nelle sedi diplomatiche afghane di Bonn e Berlino, una decisione che ha portato Hamid Nangialay Kabiri, ex console generale di Bonn, a lasciare l’incarico per protesta e a chiedere asilo in Germania.

Kabiri ha dichiarato a Monitor di aver informato il governo sui rischi legati ai talebani, accusandoli della distruzione del Paese, di aver ucciso davanti ai suoi occhi diversi compagni e colleghi, oltre a numerosi civili, e chiamandoli, senza mezzi termini, terroristi.

Secondo quanto riportato da NDR, tuttavia, nel giugno successivo Berlino ha promesso ai talebani l’invio di ulteriori rappresentanti diplomatici. Questi funzionari, tra gli altri compiti, sarebbero coinvolti nelle procedure di identificazione degli afghani destinatari di un ordine di espulsione e questo sarebbe davvero gravissimo.

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