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Volkswagen ferma la produzione a Wolfsburg. Rischio cassa integrazione per migliaia di dipendenti

La Golf non uscirà più dalle linee di montaggio Volkswagen di Wolfsburg. Da mercoledì prossimo, la produzione nella storica sede tedesca si fermerà. Contemporaneamente, lo stabilimento di Zwickau interromperà l’assemblaggio dei veicoli elettrici. Secondo il tabloid Bild, che cita fonti vicine all’azienda, la decisione sarebbe stata comunicata ai dipendenti di Zwickau durante un’assemblea tenuta mercoledì scorso. Alla base della crisi ci sarebbe la fornitura di chip elettronici da parte di un’impresa esterna.

Volkswagen ha preferito non rilasciare conferme ufficiali sulla questione. Nelle ore precedenti, la direzione aveva già preparato il personale all’eventualità di una sospensione, pur mantenendo toni prudenti. Nell’assemblaggio della Golf a Wolfsburg e Zwickau lavorano, complessivamente, oltre 10.000 persone. Secondo quanto riportato dal quotidiano F.A.Z., sarebbero già avviate trattative con l’agenzia di collocamento per l’attivazione della cassa integrazione.

Il fornitore di chip al centro della crisi: non solo gli stabilimenti Volkswagen di Wolfsburg e Zwickau, ma il 50% della produzione globale

La radice del problema affonda in una controversia geopolitica che coinvolge Nexperia, produttore di chip olandese-cinese. I semiconduttori, indispensabili per l’assemblaggio di questi componenti, sono diventati merce rara in brevissimo tempo e la loro scarsità avrà un impatto su tutti i marchi gestiti dal gruppo Volkswagen, compresi Porsche e Audi e, guardando oltre, l’intero settore automobilistico, la cui dipendenza dall’elettronica è ormai tale da far paventare una crisi molto più ampia, in caso di indisponibilità dei chip.

Nexperia sforna 100 miliardi di chip ogni anno. La sua posizione in questo mercato è dominante: parliamo do circa il 50% della produzione mondiale, il 40% per il solo settore automotive. Riprogettarli richiederebbe tempi lunghissimi, e la catena di approvvigionamento, nel frattempo, rischia di fermarsi, mandando in crisi settori produttivi che vanno ben oltre la realtà della casa automobilistica tedesca. Anche trovare un sostituto non è affatto semplice, già solo per la quota di mercato dominante: molti clienti di Nexperia stanno ora attingendo rapidamente a tutte le fonti disponibili per ricostruire le scorte, motivo per cui i prezzi hanno già subito incrementi notevoli.

Vertice al Ministero dell’Economia

Mercoledì il Ministero dell’economia tedesco ha riunito le parti interessate in un vertice di crisi. Al tavolo ci sono le case automobilistiche e i relativi fornitori, ma anche grandi realtà dell’ingegneria meccanica, fornitori di attrezzature industriali e specialisti in tecnologia di automazione. Un portavoce del Ministero ha dichiarato che si mantiene uno stretto contatto con le varie parti coinvolte, incluso il governo cinese, nella ricerca di soluzioni.

Martedì, Hildegard Müller, presidente dell’associazione dei costruttori automobilistici VDA, aveva riferito di essere in contatto con il governo tedesco e la Commissione europea. L’obiettivo dovrebbe essere quello di individuare soluzioni rapide e pragmatiche.

Perdite per oltre 100 miliardi

Come è iniziata questa crisi. La carenza di chip si è delineata all’inizio tra il 2021 e il 2023, a causa delle difficoltà logistiche generate dal coronavirus, che videro un arresto repentino di tutte le importazioni dalla Cina. Nel 2022, solo a causa di questo taglio delle forniture, il PIL tedesco perse oltre 100 miliardi di euro, pari al del 2,4% del totale.

Secondo l’associazione digitale ZVEI, alcune aziende avrebbero riempito i magazzini già mesi fa, accumulando riserve fino a un anno. D’altronde, le sanzioni nel settore dei chip tra Stati Uniti e Cina prefiguravano la situazione attuale. Altre realtà vivevano praticamente alla giornata con i chip Nexperia, forse confidando nel fatto che metà della produzione proviene dallo stabilimento di Amburgo. Tuttavia, questo aiuta solo parzialmente nell’attuale crisi, perché la lavorazione successiva si svolge comunque in gran parte in Cina.

Componenti essenziali

Non si parla delle tecnologie più avanzate. Si tratta di componenti elettronici, alcuni sul mercato da decenni. Facili e veloci da riprodurre, con prezzi unitari che spesso si attestano su pochi centesimi, spiega Clemens Otte, responsabile del settore microelettronica della ZVEI, che avverte: “Questo è un campanello d’allarme che ci invita a diventare più flessibili e resilienti”.

Lo sviluppo era iniziato durante la crisi del coronavirus, ma ora deve essere accelerato in modo più rapido e deciso, in tutti i settori. Anche Olaf Lies, primo ministro della Bassa Sassonia e membro del consiglio di sorveglianza della VW, ha richiesto che in Europa vengano sviluppate e garantite strategicamente capacità proprie per la produzione di componenti chiave come semiconduttori, celle per batterie e materiali ecologici.

Alla ZVEI guardano già alla prossima potenziale crisi: anche nel settore dei circuiti stampati, la produzione in Germania è stata in molti casi abbandonata. Oggi, nella migliore delle ipotesi, solo il 2-3% di questi componenti viene ancora fabbricato in terra tedesca, mentre il resto arriva principalmente dall’Asia.

Ostacoli normativi al cambio fornitore

Passare ad altri fornitori di chip nell’industria automobilistica non è così immediato per motivi normativi, riferisce Jörg Buchheim, amministratore delegato del produttore di tetti per auto Webasto. L’approvazione di un nuovo produttore di chip richiede ben dodici mesi.

Le aziende con un valore aggiunto più elevato se la cavano leggermente meglio. “Non acquistiamo chip personalizzati, ma solo chip standardizzati da Nexperia”, spiega Berthold Schmidt, responsabile tecnico di Trumpf. Trumpf gestisce direttamente la progettazione del software per i chip sui semiconduttori, il che rende possibile il passaggio ad altri fornitori per l’hardware.

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