Giovedì il Consiglio di sorveglianza di Volkswagen ha approvato un piano di risparmio per risanare l’azienda, confermando il taglio di 50.000 posti di lavoro. È inoltre ancora incerto il destino di quattro stabilimenti, da tempo ritenuti non competitivi. La decisione, riferisce il gruppo, è stata presa all’unanimità a Wolfsburg, nella sede principale dell’azienda, ed è arrivata con un giorno d’anticipo rispetto a quello stabilito.
I 50.000 posti di lavoro tagliati si aggiungono agli altri 50.000 che erano stati già concordati, per un totale di 100.000 posti di lavoro in meno su circa 650mila dipendenti complessivi nel mondo.
Volkswagen: 50.000 posti di lavoro in meno
Da tempo il calo delle vendite e la concorrenza internazionale, soprattutto cinese, stanno infliggendo colpi su colpi al gruppo automobilistico e il Consiglio di sorveglianza ritiene irrinunciabili degli interventi significativi per rafforzare la competitività dell’azienda.
Nei prossimi anni, Volkswagen affronterà dunque la crisi con il suo “Piano per il futuro 2030”, che conferma ulteriori 50.000 posti di lavoro in meno e affronta altre questioni considerate fondamentali per rilanciare la produttività.
Quattro stabilimenti Volkswagen verso la chiusura?
Gli stabilimenti di Emden, Zwickau, Hannover e Neckarsulm, per cui dal 2013 Volkswagen non riesce a garantire una produzione competitiva, potrebbero chiudere. A meno che non si individui per loro una destinazione alternativa. Gli stabilimenti esauriranno infatti i modelli in produzione tra il 2031 e il 2034 e a quel punto si valuterà una loro eventuale riconversione, ma solo se possibile e sostenibile.
Tra le altre misure previste dal piano c’è inoltre una riduzione del numero dei modelli prodotti e una razionalizzazione delle partecipazioni del gruppo.
L’amministratore delegato Oliver Blume ha annunciato investimenti per oltre cento miliardi di euro nei prossimi anni e ha parlato di un “forte segnale per il futuro” mentre Olaf Lies, ministro-presidente della Bassa Sassonia e membro del Consiglio di sorveglianza di Volkswagen, ha ribadito la necessità di investire nel futuro.
La posizione dei sindacati: “Evitata un’escalation”
Daniela Cavallo, la presidente del consiglio di fabbrica e la rappresentante dei lavoratori, sostiene che sia stata “evitata una pericolosa escalation dello scontro” e insieme a Christiane Benner, presidente di IG Metall, il sindacato dei metalmeccanici, ha sottolineato il fatto che nessuno stabilimento sia stato abbandonato e nessuna chiusura di stabilimenti sia stata formalmente decisa.
I sindacati considerano un ulteriore successo il fatto che non ci sia stato il temuto scorporo tra il marchio principale Volkswagen Pkw e la divisione componentistica di VW.
“Ora devono essere elaborate soluzioni concrete per tutti i siti: continuiamo a ritenere espressamente che sia il Consiglio di amministrazione a dover assumersi questa responsabilità” hanno ribadito Benner e Cavallo.




