Lo SchwuZ di Berlino chiude dopo quasi 50 anni di attività
È ufficiale: lo SchwuZ chiude. L’ultima vittima nella lenta e inesorabile scomparsa dei club storici di Berlino è uno dei luoghi simbolo della comunità queer. Il locale, il cui nome è l’abbreviazione di Schwulenzentrum (letteralmente: “centro gay”), cesserà definitivamente l’attività il prossimo 1° novembre. L’annuncio è arrivato giovedì sera attraverso i canali social del club, con parole che tradiscono la difficoltà del momento. “Scrivere queste righe è incredibilmente difficile per noi”, si legge nel post pubblicato su Instagram.
La notizia non giunge del tutto inaspettata. Già alla fine di luglio la direzione aveva presentato istanza di fallimento presso il tribunale competente. Tuttavia, nelle settimane successive era rimasto uno spiraglio. Trattative, incontri, colloqui con possibili finanziatori. Tutto inutile.
Trattative fallite e perdite mensili insostenibili
I negoziati condotti dall’associazione che gestisce il locale si sono protratti per mesi. Diverse persone hanno manifestato interesse per un’eventuale acquisizione, ma nessuna si è rivelata disposta o capace di raccogliere le somme necessarie nelle condizioni attuali. “Abbiamo provato di tutto, ma alla fine non è stato sufficiente”, recita il comunicato ufficiale.
La situazione finanziaria è precipitata rapidamente. Solo a settembre il club ha registrato un deficit di circa 70.000 euro. Una cifra che ha ulteriormente complicato la ricerca di investitori e reso insostenibile la prosecuzione dell’attività. Le entrate correnti non bastavano più a coprire i debiti accumulati, nonostante i tagli alle spese e la riduzione del personale.
Le radici di una crisi annunciata
Molteplici i fattori che hanno portato al collasso. La pandemia di coronavirus ha lasciato strascichi pesanti. Le abitudini nel tempo libero sono cambiate, l’inflazione ha eroso i margini. Ma ci sono anche ragioni più specifiche.
I costi del personale sono aumentati considerevolmente dopo gli aggiustamenti salariali. L’organico era stato ampliato in periodi economicamente più favorevoli, scelta che si è rivelata insostenibile quando i flussi di cassa hanno iniziato a diminuire. Il contesto generale ha fatto il resto.
Quasi mezzo secolo di storia queer
Fondato nel 1977, lo SchwuZ rappresenta una delle istituzioni culturali più longeve della comunità LGBTQ+ tedesca. Inizialmente occupava un piano di una fabbrica nella Kulmer Straße, nel quartiere di Schöneberg. Successivamente si è spostato nella Hasenheide a Neukölln, poi nella Mehringdamm a Kreuzberg. Dal 2013 ha trovato casa nell’ex birrificio Kindl, nel Rollbergkiez di Neukölln.
Il club ha avuto un ruolo determinante nell’organizzazione del primo Christopher Street Day di Berlino nel 1979. Nel 1978, tra le sue mura è nata la libreria Prinz Eisenherz. Nel 1984 è stata la volta di “Siegessäule“, rivista queer nota in tutta la Germania e tuttora in pubblicazione. Molti altri progetti sono germogliati qui nel corso degli anni.
Lo SchwuZ prepara l’ultima festa, chiude, ma prova a pensare al futuro
L’addio è fissato per sabato 1° novembre. Il club invita i frequentatori a partecipare per ballare, condividere ricordi e celebrare insieme quanto costruito dal 1977. Un ringraziamento collettivo a chi ha reso possibile questa avventura con passione, creatività e perseveranza.
L’associazione che gestisce lo SchwuZ, tuttavia, non si dichiara completamente sconfitta e, mentre chiude, spera di rinascere. In una comunicazione inviata ai membri si legge: “Indipendentemente dal fallimento delle trattative, vogliamo valutare se sia possibile gettare le basi affinché il ‘nostro Schwuz’ possa avere un futuro nel panorama culturale e dei club berlinesi”.
A metà settembre era stata avviata una campagna di raccolta fondi. Fino ad ora sono stati raccolti oltre 50.000 euro. L’associazione aveva già dichiarato che, in caso di mancato salvataggio, avrebbe tentato di ripartire da zero con le somme raccolte. In alternativa, le donazioni sarebbero state destinate a diversi progetti queer della capitale tedesca.




