Enzoklop_CC BY SA 3.0
La strada di accesso a Feldheim [© Enzoklop / CC BY-SA 3.0]
 di Vincenzo Guzzo*

Feldheim, piccolo sobborgo della città di Treuenbriotzen (mappa), è una cittadina tristemente nota in quanto luogo di un efferato eccidio di 127 prigionieri di guerra italiani nell’aprile del 1945.

Oggi, però, Feldheim ha qualche altro motivo per essere conosciuta: situata nel Brandeburgo, negli ultimi anni è diventato il fiore all’occhiello del modo di vivere “green” in Europa.

Caratterizzato da soli 40 edifici e con una popolazione di circa 130 persone, a partire dai primi anni ’90 Feldheim ha intrapreso un’avventura per certi versi unica nel suo genere: unire tutta la popolazione in un unico grande progetto di riqualificazione energetica della propria cittadina.

Ecco come ci sono riusciti

I primi investimenti sono stati concentrati sulle coperture di tutti gli edifici della cittadina; grazie ad un investimento a famiglia di circa 3000 euro, ogni fabbricato è stato dotato di un impianto fotovoltaico in grado di produrre autonomamente energia elettrica. In questo modo il costo della bolletta è diminuito del 30%.

Un ulteriore investimento di 1 milione e 700mila euro è servito per creare una centrale di teleriscaldamento alimentata a bio gas, tramite il riutilizzo degli scarti di alimentazione animale e degli scarti della produzione di mais. Il sistema, per far fronte al periodo invernale più rigido, è affiancato da una fonte di alimentazione a cippato (scarti derivanti dalla lavorazione del legno).

Altro elemento importante per la produzione di energia elettrica è sicuramente caratterizzato dalla presenza di pale eoliche che producono anch’esse energia elettrica. La loro istallazione inizia con le prime due nel 1995 ed oggi conta la presenza di ben 46 nuove pale.

Surplus di energia 

Di tutta l’energia prodotta a Feldheim, solo il 3% serve per l’uso locale. Il resto viene immesso nella rete nazionale.

L’esperimento, oggi realtà più che collaudata, è diventato negli ultimi anni anche fonte di guadagno per il turismo: molti sono infatti i visitatori che vogliono vedere come tale realtà funzioni e toccare con mano questo tipico caso di autoproduzione eco-sostenibile di energia.

Tutto il processo è governato da una società pubblico-privata formata dal comune di Treuenbriotzen assieme agli abitanti del sobborgo.

Infatti la partecipazione e il coinvolgimento di ogni figura all’interno del processo è stato molto probabilmente il fattore di successo dell’intera iniziativa: ogni cittadino ha contribuito all’idea (anche economicamente), partecipando attivamente a tutte le fasi decisionali sino alla realizzazione dell’intero progetto.

Sicuramente un importantissima esperienza di partecipazione e socialità per un intera comunità. Direi un esempio da seguire anche per i prossimi sviluppi immobiliari in Europa.

L’arch. Vincenzo Guzzo, titolare dello Studio Guzzo, da anni si occupa di progettazione architettonica. Da tempo è inoltre specializzato in recupero del patrimonio esistente e progettazione di edifici ecosostenibili .Da pochi mesi ha cominciato ad essere presente anche a Berlino.