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La Baviera contro gli espropri di Berlino: “gli investitori vengano da noi”

L’idea che la futura coalizione di governo del Land di Berlino possa davvero mettere in atto ciò che la popolazione ha chiesto con il referendum del 2021, ovvero la socializzazione dei grandi patrimoni immobiliari privati, fa paura in tutta la Germania. E fa paura perché adesso, a differenza di quanto accaduto negli ultimi 5 anni, potrebbe accadere davvero. Fino a quando la socializzazione era solo la lettera morta del referendum, sulla quale si organizzavano commissioni su commissioni, il governo centrale se ne occupava poco e quelli degli altri Länder per nulla, ma la vittoria di Die Linke nella capitale ha cambiato le cose. Ora degli espropri di Berlino si parla anche in Baviera e lo si fa con toni apocalittici.

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Martedì scorso la commissione edilizia del parlamento bavarese ha infatti dedicato ben due ore a questo tema, in una seduta straordinaria, convocata dal gruppo parlamentare della CSU alla quale hanno partecipato anche alcuni rappresentanti del settore edilizio bavarese e i vertici dei gruppi immobiliari Vonovia, Covivio e Heimstaden. Il presidente della commissione, Jürgen Baumgärtner (CSU), ha parlato del possibile “inizio di una meravigliosa amicizia” tra gli investitori spaventati dalla possibilità degli espropri a la Baviera, che non ha alcuna intenzione di espropriare neppure un appartamento e non ha mai neppure discusso di questa ipotesi.

I piani della coalizione rosso-verde-rosso a Berlino

Nei colloqui per una possibile coalizione di governo, Die Linke, Verdi ed SPD si sono accordati sulle socializzazioni, con grande disappunto della CDU che, al governo nell’ultima legislatura, non ha mai avuto intenzione di attuarli, nonostante il risultato del referendum.

Il progetto prevede il trasferimento alla proprietà pubblica di circa 160.000 appartamenti appartenenti ai grandi gruppi come Deutsche Wohnen e il già citato Vonovia. Berlino dovrebbe versare un indennizzo, il cui importo non è ancora definito, ma per il quale i partiti hanno stimato un tetto massimo di 16 miliardi di euro. Questa ipotesi è una bestia nera per l’Unione: il cancelliere Friedrich Merz (CDU) è deciso a far passare una legge che renda illegale per un Land deliberare in tal senso. La Baviera, tramite il primo ministro Markus Söder (CSU), ha poi presentato al Bundesrat un’iniziativa contro la socializzazione e Söder ha anche prospettato un ricorso alla Corte costituzionale federale, qualora Berlino desse seguito alle “assurde fantasie di esproprio dei socialisti”.

In Baviera, va detto, anche i partiti considerati tradizionalmente di sinistra non si distaccano molto dalla visione del centro-destra: perfino Jürgen Mistol dei Verdi ha dichiarato che la socializzazione “non risolve nemmeno un problema”. Per Baumgärtner si tratta di un “segnale fatale per l’intero mercato immobiliare tedesco”. Il timore dei deputati riguarda gli investitori stranieri e i promotori, che potrebbero ritirare capitali da Berlino e, quindi, anche dalla Baviera. Secondo Jörg Franzen, presidente del consiglio di amministrazione della società comunale “Münchner Wohnen”, gli investitori americani non distinguerebbero tra Berlino e il resto della Germania.

La soluzione che fa paura

Per la politica bavarese, così come per la CDU di Berlino negli ultimi anni, la crisi abitativa si risolve costruendo, nonostante, fino a questo momento, proprio la politica delle nuove costruzioni abbia fallito miseramente nell’attenuare il problema nella capitale. Mistol ha indicato un fabbisogno arretrato di 130.000 alloggi e 850.000 nuove unità da realizzare entro il 2044 e Baumgärtner ha osservato che l’indennizzo versato da Berlino metterebbe a disposizione delle società un capitale cospicuo. C’è anche da dire che le nuove costruzioni si possono affittare a canoni più alti di quelle già esistenti, il che è sicuramente un incentivo per il comparto edile, ma non va necessariamente nella direzione di una maggiore accessibilità da parte degli strati più colpiti dalla crisi abitativa.

Inoltre, le nuove costruzioni semplicemente non bastano a risolvere il problema, perché la crisi abitativa necessita di risposte immediate e richiede che chi non ha un alloggio possa trovarne uno già esistente, non attendere anni perché ne venga costruito uno ancora in progettazione. 

Non sorprende che, in Baviera come a Berlino, gli inquilini la pensino diversamente: Beatrix Zurek, presidente dell’Associazione degli inquilini di Monaco, era stata invitata su richiesta dell’SPD e ha dichiarato che la “demonizzazione” della socializzazione nel dibattito ha superato i limiti, considerando che si tratta di un diritto sancito dalla Costituzione e che meriterebbe quindi una discussione oggettiva come strumento di politica abitativa.

Si potrebbe quasi pensare, quindi, che questo strumento faccia paura non perché “non risolverebbe un singolo problema”, ma perché rischia di funzionare e quindi di suscitare, in futuro, l’interesse di altre amministrazioni.

La Baviera spera di attrarre gli investitori “in fuga” dagli espropri Berlino

Alla fine della seduta, Baumgärtner ha rivolto un invito non troppo velato alle grandi società immobiliari che, di qui a qualche anno, potrebbero trovarsi ad avere enormi capitali in più e qualche migliaio di immobili in meno: “Da noi in Baviera gli investitori sono i benvenuti”, ha dichiarato, annunciando l’intenzione di spingere il governo bavarese a sedersi a un tavolo con i grandi gruppi a rischio esproprio a Berlino, per discutere dove investire il capitale che l’eventuale indennizzo renderebbe disponibile. Tra le località indicate figurano Monaco, Augsburg e Kronach, dove, ha sottolineato, gli inquilini pagano l’affitto con puntualità. Il presidente ha chiuso rivolgendosi agli ospiti: “E in Baviera avete la certezza che la vostra proprietà rimarrà vostra”.

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