Germania: il governo vuole vietare gli espropri immobiliari. “Spaventano gli investitori”
A Berlino, dal 2021, il movimento per gli espropri lotta per fare applicare il referendum con il quale i berlinesi hanno chiesto di statalizzare il patrimonio dei grandi gruppi immobiliari come Deutsche Wohnen, quelli che controllano migliaia e migliaia di unità abitative nella capitale e che le associazioni degli inquilini e i movimenti che li difendono ritengono responsabili, in gran parte, della devastante crisi degli alloggi che colpisce la città.L’idea degli espropri, prevedibilmente, non piace al governo di Friedrich Merz, il quale ha creato una nuova società statale per l’edilizia residenziale, intenzionata a vietare per legge la nazionalizzazione dei grandi patrimoni immobiliari destinati alla locazione. La nuova società statale è stata creata giovedì scorso in un’apposita commissione dell’esecutivo.
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Vietare gli espropri per non spaventare gli investitori
La nuova “società per l’edilizia residenziale a prezzi accessibili” (WBG) dovrebbe, secondo le fonti ufficiali, favorire la costruzione di abitazioni nelle fasce di prezzo più contenuti, nei territori dove il mercato non riesce a garantire, con continuità, un’offerta sufficiente. Questa politica è in linea con il principio che l’Unione (e, a traino, l’SPD) applica a tutti i livelli, ovvero che la crisi degli alloggi si risolva non amministrando il patrimonio immobiliare esistente in modo equo, anteponendo il diritto alla casa a quello alla speculazione e penalizzando i proprietari che tengono vuoti gli appartamenti o svuotano gli edifici per abbatterli e ricostruirli in una fascia più “alta”, ma costruendo nuovi edifici. La WBG dovrebbe farsi carico dell’edilizia sociale e di quella seriale, concentrando gli interventi soprattutto nelle aree in cui la carenza abitativa risulta accertata, come la città di Berlino.
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Parallelamente, la maggioranza di governo intende vietare gli espropri, o meglio togliere ai Länder il potere di occuparsene, precludendo in modo definitivo, anche per il futuro, qualsiasi ipotesi che una comunità locale possa chiedere la nazionalizzazione dei patrimoni immobiliari delle società con ampi portafogli di alloggi in affitto. Una legge federale, si legge nel testo della commissione, stabilirà che la trasformazione in proprietà pubblica dei patrimoni immobiliari privati destinati alla locazione non potrà più avvenire tramite normative di socializzazione varate a livello regionale. La misura, secondo la coalizione, serve a tutelare gli investimenti privati nel settore dell’edilizia abitativa.
Secondo Merz, ne va dell’immagine internazionale del paese: iniziative di esproprio a livello regionale, ritiene, potrebbero spingere gli investitori stranieri a ritenere che investire in Germania non sia “sicuro”. Ogni Land, ha precisato, resta libero di agire secondo le proprie competenze, tuttavia, quando una scelta regionale genera conseguenze sull’intero territorio nazionale, un intervento a livello federale trova giustificazione. Per questo, ha aggiunto, il governo ha scelto di introdurre una legge che vieti le espropriazioni delle società immobiliari residenziali, materia regolabile a livello federale.
A Berlino, Wegner esulta, l’SPD si spacca
Il sindaco di Berlino Kai Wegner (CDU) ha espresso soddisfazione per l’orientamento assunto dal governo federale. A suo giudizio, il dibattito sulle espropriazioni portato avanti da Die Linke e Verdi danneggerebbe sia i berlinesi sia la reputazione economica della Germania nel suo insieme. Già solo il fatto che sia possibile parlarne pubblicamente, secondo Wegner, frenerebbe gli investimenti necessari nell’edilizia residenziale, spaventando gli investitori, il che, in ultima analisi, sarebbe un danno per gli aspiranti inquilini della capitale. Sulla stessa linea si è espresso il senatore alle finanze Stefan Evers, compagno di partito di Wegner, secondo cui il dibattito in corso a Berlino avrebbe già generato incertezza sul mercato, con reazioni negative sia in Germania sia a livello internazionale e i primi segnali di premi di rischio nel comparto immobiliare.
All’interno dell’SPD berlinese, invece, la delibera ha suscitato dissenso. Raed Saleh, presidente del gruppo parlamentare del partito nel Parlamento locale, in una dichiarazione resa alla rbb ha mostrato amarezza per il fatto che il ministro delle finanze e suo compagno di partito Lars Klingbeil abbia appoggiato la linea del governo e lo ha accusato di aver condotto una trattativa senza contropartite nei confronti del partner di coalizione. Saleh ha rinnovato la richiesta, avanzata dalla sezione berlinese dell’SPD, di inserire nella normativa sugli affitti una clausola di apertura che consenta ai singoli Länder di introdurre un tetto massimo ai canoni di locazione. Una misura di ripiego, evidentemente, simile a quella che fu già introdotta a Berlino in passato, ma poi dichiarata inammissibile, poiché sul controllo degli affitti delibera già il governo a livello federale.
L’iniziativa “Deutsche Wohnen & Co. enteignen” continuerà a lottare per gli espropri
Toni duri sono arrivati anche dall’iniziativa “Deutsche Wohnen & Co. enteignen“, promotrice del referendum berlinese del 2021. Nella sua comunicazione, l’organizzazione ha definito la proposta del governo federale contraria alla volontà espressa dai berlinesi, sintomo di una concezione della democrazia profondamente distorta. La portavoce Karla Hildebrandt ha accusato Merz e il leader della CSU Markus Söder di voler imporre in via definitiva gli interessi degli investitori a discapito delle esigenze degli inquilini, proprio alla vigilia delle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Berlino (per il quale Die Linke risulta in testa negli ultimi sondaggi). Il riferimento a Söder dipende dal fatto che il governo Bavarese, guidato appunto dal leader della CSU, sta avanzando un progetto di legge proprio per vietare gli espropri, onde evitare che succeda nel Land del sud ciò che è successo nella capitale.
Secondo l’iniziativa, un divieto di socializzazione varato con legge federale non avrebbe comunque valore giuridico sufficiente a bloccare iniziative regionali: per raggiungere quell’obiettivo servirebbe, a detta di Hildebrandt, una modifica della Costituzione. L’organizzazione ha ribadito il proprio sostegno alla nazionalizzazione, sottolineando come la sicurezza dei rendimenti dei grandi gruppi immobiliari non debba prevalere sul diritto a un alloggio sicuro.
Posizioni analoghe sono giunte da Verdi e Die Linke. Il candidato di punta dei Verdi Werner Graf ha ricordato, in un commento reso alla RND, che circa il 60 per cento dei votanti si era espresso a favore del referendum sull’espropriazione, aggiungendo che il proprio partito si sente vincolato a darvi attuazione e ha segnalato come particolarmente significativo il tentativo del governo federale di ostacolare quella decisione democratica. La candidata di punta di Die Linke Elif Eralp ha accusato Merz di voler cancellare per via legislativa un principio inserito consapevolmente nella Costituzione del 1949, richiamando l’articolo 15, che consente la socializzazione affinché il potere economico non torni a plasmare intere città senza controllo. Secondo Eralp, la mossa di CDU, CSU ed SPD nascerebbe dal timore che un governo di sinistra a Berlino possa scontrarsi apertamente con i gruppi immobiliari e dare seguito al referendum. Sulla stessa linea il leader nazionale di Die Linke Luigi Pantisano, che al portale t-online ha descritto l’iniziativa del governo come antidemocratica nei confronti degli inquilini, riconducendola al timore verso una popolazione non più disposta ad accettare le condizioni attuali del mercato immobiliare.
Dal referendum del 2021 al progetto di legge sulla socializzazione
Dal referendum del 2021, quando la maggioranza della popolazione berlinese si espresse a favore dell’espropriazione dei grandi gruppi immobiliari, non molto si è mosso. Il Senato di Berlino di allora fu invitato ad avviare tutte le misure necessarie al trasferimento degli immobili in proprietà comunale e a elaborare una legge apposita, ma l’esito della consultazione non vincolava giuridicamente la politica. E infatti la politica l’ha ampiamente ignorato, bloccandone l’operatività in commissioni che avrebbero dovuto analizzarne la fattibilità.
Nel settembre 2025 l’iniziativa berlinese ha presentato un progetto di legge per la socializzazione dei grandi gruppi immobiliari, con l’intenzione di sottoporlo a un nuovo referendum entro i successivi due anni. Il 20 settembre a Berlino si vota per il rinnovo del Parlamento regionale, e la carenza di alloggi, insieme al livello degli affitti, figura tra i temi principali della campagna elettorale.



