21° Vertice UE-Canada: un’alleanza sempre più stretta, ma il Canada non diventerà “membro associato”

Nelle giornate di giovedì 29 e Venerdì 30 ottobre, Montréal ospita il 21° vertice UE-Canada. Normalmente, non si può dire che questo sia fra i summit internazionali più emozionanti, ma quest’anno l’evento potrebbe avere un’importanza particolare, dal momento che entrambi i blocchi cercano di garantirsi stabilità in un momento geopoliticamente instabile. Secondo alcune fonti internazionali, potrebbe perfino essere un’occasione per consolidare strategie e alleanze mentre l’amministrazione Trump, che con la succitata instabilità ha parecchio a che vedere, è troppo impegnata a cercare di mantenere il controllo sul Congresso alle Midterm.
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Per l’Unione Europea siedono al tavolo delle trattative António Costa, presidente del Consiglio Europeo, e Ursula von der Leyen, presidente della Commissione. Con loro c’è il primo ministro canadese Mark Carney. Si prevede che i tre rilascino una dichiarazione congiunta al termine dei lavori.

Foto: EPA/TERESA SUAREZ
Il programma del 21° vertice UE-Canada
L’incontro, in linea generale, dovrebbe aprire la strada a un partenariato politico più ampio e radicato, incentrato soprattutto sulla sicurezza economica e quindi sul facilitare gli scambi commerciali fra il Canada e l’UE, ma anche a consolidare le rispettive posizioni sullo scacchiere geopolitico mondiale, approfondendo anche i rapporti politici e istituzionali.
Oltre al commercio si parlerà quindi di strategie per la sfera digitale, approvvigionamento di materie prime di importanza primaria, difesa, sicurezza, cooperazione nei settori dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, nonché di progetti dedicati ai giovani. Il summit precedente risale a giugno 2025.
Rapporti sempre più stretti fra UE e Canada
A settembre, nel discorso sullo stato dell’Unione, von der Leyen aveva fatto discutere affermando che l’Unione Europea avrebbe preso in considerazione l’ipotesi di permettere al Canada di aderire in qualità di “membro associato”. L’annuncio era stato letto come una svolta nella storia dell’Unione, che offriva a un paese esterno legami molto stretti con il blocco, il quale non accoglie nuovi Stati membri dall’ingresso della Croazia nel 2013. Veniva interpretato anche come un riscontro all’invito rivolto da Carney, a gennaio a Davos, alle “potenze medie” perché collaborassero tra loro. Inevitabilmente si era rintracciato anche un certo sottotesto di contrapposizione con gli USA, con tutto ciò che ne consegue in termini di valutazione sull’effetto che le due presidenze Trump hanno avuto sull’ordine mondiale.
Tuttavia, come ha fatto notare il Centre for European Policy Studies (CEPS) di Bruxelles, il termine “membro associato” non compare nei trattati dell’UE né nel suo quadro standard di allargamento. Dopo una discussione interna, il testo ufficiale che precede il vertice è stato presentato con una versione più sfumata della proposta, che fa riferimento all’ambizione, da parte dell’UE, di addivenire a “un’associazione sempre più stretta del Canada all’UE”, che rifletta l’impegno comune verso prosperità, sicurezza economica e autonomia strategica.
Commercio e CETA: il libero scambio nell’epoca dei dazi
L’UE e il Canada condividono uno degli accordi di libero scambio più riusciti al mondo, l’Accordo economico e commerciale globale (CETA), in vigore in via provvisoria dall’aprile 2017. Secondo il Consiglio europeo, il CETA elimina i dazi doganali su fino al 99% delle merci scambiate tra le parti. Nel 2025 gli scambi di beni e servizi hanno raggiunto circa 130 miliardi di euro, oltre l’80% in più rispetto al 2016. Insieme, i due partner pesano per quasi un quinto del PIL mondiale e per circa il 19% del commercio globale di beni e servizi.
A Montréal i leader dovrebbero impegnarsi a estendere la cooperazione economica: più sicurezza economica, sostegno a un commercio aperto e ben regolamentato, collegamenti più stretti tra le industrie e ulteriore allineamento attraverso il CETA.
Ancora una volta, è impossibile non pensare che l’avvicinamento tra Ottawa e Bruxelles sia in qualche modo incentivato o reso addirittura necessario dalle politiche protezionistiche del presidente statunitense Donald Trump, che ha imposto dazi pesanti sulle esportazioni canadesi ed europee verso gli Stati Uniti. Il Canada cerca così di ridurre la dipendenza economica da Washington: prima dei dazi, destinava agli Stati Uniti quasi l’80% del proprio export. Ad agosto i negoziati commerciali tra Ottawa e Washington sono falliti e Trump ha applicato un dazio del 50% su 20 miliardi di dollari di merci canadesi, pari al 5,5% delle esportazioni del paese. Il Canada ha risposto con misure equivalenti su acciaio, latticini, elettrodomestici, attrezzature agricole, cellulosa e carta ed elettronica statunitensi. Non c’è dunque da stupirsi che il governo di Carney cerchi un altro partner commerciale da privilegiare.
Da Ottawa, si riassumono così le leve di negoziazione sulle quali le rispettive parti possono contare: l’UE, sostiene l’amministrazione Carney, offre potere di mercato, profondità nella ricerca e forza manifatturiera, mentre il Canada pul offrire energia abbondante, minerali essenziali, competenze di livello mondiale nei settori della ricerca spaziale, dell’intelligenza artificiale e della tecnologia quantistica, oltre a uno dei sistemi bancari più solidi al mondo. Questi elementi, oltre alla volontà di collaborare, sembrano ottime premesse per una prosecuzione e un’estensione del CETA.
Le tensioni geopolitiche sullo sfondo e il nodo della sicurezza
Nel corso del vertice del giugno 2025, le due parti hanno anche ratificato un partenariato per la sicurezza e la difesa. Il Canada, del resto, è anche l’unico paese non europeo a partecipare a “Security Action for Europe” (SAFE), lo strumento UE da 150 miliardi di euro che sostiene gli investimenti nella produzione europea di difesa attraverso appalti congiunti e accelera gli acquisti degli Stati membri. L’accordo che consente la partecipazione è stato concluso a febbraio e garantisce alle imprese canadesi accesso e trattamento preferenziali negli appalti finanziati da SAFE.
È anche estremamente probabile, per non dire scontato, che UE e Canada confermino l’impegno per il multilateralismo e il rispetto del diritto internazionale, nonché gli altri impegni per la sicurezza e la difesa. Entrambe le parti hanno più volte ribadito il sostegno politico, finanziario, economico, umanitario, militare e diplomatico all’Ucraina, così come la determinazione a fare pressione sulla Russia per arrivare alla fine del conflitto.
I leader affronteranno anche la situazione in Medio Oriente, alla luce delle recenti elezioni in Israele, la cooperazione nell’Artico e le priorità comuni nel vicinato dell’UE, nell’Indo-Pacifico, in America Latina e nei Caraibi.
Infine, UE e Canada sono co-promotori di un’iniziativa avviata a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2026, nella quale si ribadisce l’importanza del sistema multilaterale fondato sulla Carta dell’ONU.
Un’alleanza anti-USA?
Von der Leyen, parlando al Parlamento europeo a Strasburgo il mese scorso, ha dichiarato che l’intesa fra UE e Canada non è pensata “contro qualcun altro, ma a favore della nostra forza comune”. Ovviamente, la sua affermazione non ha fatto che rafforzare, sia nella mente di chi supporta l’intesa che in quella di chi la avversa, l’idea che, invece, stringere i rapporti serva proprio a equipaggiarsi meglio contro le scelte dell’attuale amministrazione di Washington. Anche nella lettura più blanda, secondo la quale si tratta solo della scelta lungimirante di diversificare i partenariati economici e di difesa e di rafforzare la resilienza dei rispettivi Paesi, viene da pensare che questa lungimiranza sia una lezione di recente acquisizione. Ovvero: la storia recente ci ha dimostrato che affidarsi troppo e in via esclusiva a un solo partner principale rende dipendenti e lascia in balia delle conseguenze delle azioni altrui, nel caso in cui il partner in questione imboccasse una rotta politica che si considera problematica.
Inoltre, si può starne certi, Trump non apprezzerà questo ulteriore avvicinamento. Il presidente ha infatti già minacciato l’UE di nuovi dazi, dopo che era circolata la notizia della proposta di fare del Canada il primo “membro associato” dell’Unione. In occasione di un incontro con i giornalisti nel North Carolina ha parlato dei rapporti fra UE e Canada dicendo che “Se le loro intenzioni sono buone, va bene, ma se sono cattive, imporremo dazi molto pesanti all’Europa”. Ha poi definito “ridicola” l’idea che il Canada entri nell’UE come membro associato e ha descritto il vicino settentrionale come un “partner commerciale terribile”.




