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Il cartello contro Merz non è oltraggio, archiviata l’indagine

La procura di Gießen, in Assia, ha archiviato il procedimento contro una ventunenne che aveva esposto, durante una manifestazione, un cartello con la scritta “MRZ LCK 00”. Se questa sequenza di lettere e numeri può risultare sibillina per chi non parla il tedesco, in Germania è ormai piuttosto nota: la si trova su adesivi, magliette e intere pagine di meme dedicate solo a questo tema. Il suo significato esteso era stato considerato inizialmente, dalla polizia di Gießen, potenzialmente perseguibile come forma di oltraggio al cancelliere Friedrich Merz (CDU). Secondo la procura, non è così.

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Che cosa significa MRZ LCK 00?

Questa “frase” è la versione contratta di “Merz Leck Eier”, laddove “Eier”, ovvero “uova”, viene usato in tedesco come in italiano si usa “palle”, ovvero come metafora dei testicoli. Il primo cartello con questa scritta era stato sequestrato a Berlino a marzo di quest’anno: in entrambi i casi, i cartelli facevano parte di una protesta contro la reintroduzione del servizio militare in Germania. Qualcuno ha suggerito che l’insulto fosse in qualche modo inteso come riferimento alla visita di leva per i ragazzi, ma è altrettanto probabile che l’intento fosse semplicemente scagliarsi in modo veemente contro il cancelliere.

Perché è scattata un’indagine per oltraggio a Friedrich Merz?

Secondo la polizia di Gießen, che ha avviato l’indagine, questa frase avrebbe potuto costituire una violazione dell’articolo 188 del Codice penale, in vigore dal 2021, che stabilisce una circostanza speciale rispetto al normale reato di ingiuria, con conseguenti pene più severe. L’articolo dispone quanto segue:

§ 188 Offesa, diffamazione e calunnia nei confronti di persone impegnate nella vita politica

(1) Se nei confronti di una persona impegnata nella vita politica del popolo viene commessa pubblicamente, in un’assemblea o mediante la diffusione di un contenuto (§ 11 comma 3), un’offesa (§ 185) per motivi connessi alla posizione della persona offesa nella vita pubblica, e se il fatto è idoneo a ostacolare in modo significativo la sua attività pubblica, la pena è la reclusione fino a tre anni o una pena pecuniaria. La vita politica del popolo si estende fino al livello comunale.

(2) Alle stesse condizioni, la diffamazione (§ 186) è punita con la reclusione da tre mesi a cinque anni e la calunnia (§ 187) con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

Il problema, però, è che questo articolo non è inteso a limitare la libertà di critica alle figure pubbliche, ma solo a contrastare la diffamazione ai loro danni. E, secondo la procura, è più che evidente che il cartello non è un invito letterale al cancelliere né un oltraggio inteso a suggerire che il cancelliere metta in pratica l’azione descritta, ma semplicemente un modo, per quanto di cattivo gusto, con cui l’autrice del cartello intendeva accusarlo di essere inadatto alla carica che ricopre. E questa opinione, così come la sua espressione, è legittima e protetta in Germania, come ha confermato giovedì da Thomas Hauburger, portavoce della Procura

Secondo l’avvocato Jannik Rienhoff, che rappresenta la ventunenne di Gießen, è grave che si sia giunti perfino all’apertura di un’indagine e che la procura non abbia archiviato immediatamente il procedimento, permettendo invece che la parte coinvolta sostenesse i costi di una rappresentanza legale – senza contare la pressione psicologica che si accompagna a una situazione di questo genere. Va detto che Merz non aveva sporto denuncia contro la giovane: l’iniziativa è stata interamente delle forze dell’ordine locali.

Rienhoff ha anche ricordato che la legge tedesca sulla libertà di espressione tutela in particolare anche le critiche incisive, polemiche e perfino esagerate esagerate: “I cittadini” ha sottolineato in un’intervista al quotidiano locale Gießener Allgemeine, “devono poter esprimere, in linea di principio, impunemente e senza timore di sanzioni, il fatto che ritengono una determinata persona inadatta a ricoprire le cariche politiche che detiene.”

Come “Merz Leck Eier” è diventato il meme tedesco più famoso di sempre

Quando, fra qualche decina d’anni, gli studiosi di comunicazione politica apriranno un capitolo sui meme di questa fase della storia tedesca, sul podio delle immagini più diffuse troveranno probabilmente un paio di foto di Angela Merkel ma, soprattutto, troveranno centinaia di migliaia di immagini, video, adesivi, magliette e gadget che associano il nome di Friedrich Merz a un paio di uova. Nessuna decisione politica, nessuna dichiarazione pubblica, nessun aspetto della sua carriera, fino a questo momento, ha generato tanta eco mediatica. Per un cancelliere che aveva denunciato chi lo aveva chiamato “Pinocchio” deve essere piuttosto frustrante vedere un insulto assai più volgare, che non si era preso neppure il disturbo di denunciare personalmente, diventare l’elemento più virale della sua visibilità pubblica.

La procura, nell’intento eccessivamente zelante di silenziare una forma di dissenso percepita come oltraggiosa, ha consegnato alla storia, per sempre, l’immagine del cancelliere associata in vario modo alle uova e a ciò che esse rappresentano nel linguaggio allegorico tedesco. La rapper Vita ha scritto una canzone con lo stesso titolo e ha dichiarato che, ai concerti, le basta dire “Merz” dal palco perché il pubblico risponda in coro “Leck Eier!”

Non solo: una pagina Instagram con decine di migliaia di follower si impegna a pubblicare ogni giorno, fino alle prossime elezioni, una foto generata con l’IA, raffigurante il cancelliere Merz nell’atto di leccare un uovo di gallina. Inoltre, qualcuno ha cambiato su google maps il nome della sede centrale della CDU in “Eierhaus”, ovvero “casa delle uova” (in questo caso, “casa delle palle” e, cliccando su un dominio che ripete lo slogan si accede alla biografia del cancelliere. Non c’è voluto molto perché gli avversari politici si accodassero alla derisione di massa: i Verdi hanno fatto a Merz gli auguri di Pasqua aggiungendo “Buona fortuna con la caccia alle uova” e Wolfgang Kubicki dell’FDP lo ha chiamato “Eierarsch”, traducibile a fatica in italiano, ma essenzialmente sinonimo di “coglione”. Tutto questo senza contare gli ormai onnipresenti adesivi che si trovano su lampioni, semafori, muri e spazi pubblici di ogni sorta.

Da ultimo, la casa editrice Langenscheidt ha nuovamente reso noti dieci termini che possono essere votati come “Parola dell’anno dei giovani” per il 2026, ma ha dovuto escluderne uno assai proposto dagli utenti: “Mehrzweckeier”. Il termine non è stato ammesso alla votazione finale perché “basato su un insulto personale”. 

Se c’è una morale in questa storia, è probabilmente un insegnamento sul senso del ridicolo: nel contesto della vita pubblica, la capacità di distinguere il ridicolo e la satira dalla diffamazione non servono solo a rispettare, come è dovuto, la libertà d’espressione. Piuttosto, funzionano come il più elementare dei meccanismi di conflitto: la reazione a un cartello tutto sommato banale, certamente meno volgare di quelli che si leggevano in qualsiasi manifestazione politica degli anni ’90 in buona parte d’Europa, ha comunicato all’opinione pubblica che l’autorità è terrorizzata dal ridicolo e dallo svilimento. E quindi, automaticamente, ha consacrato il ridicolo come arma definitiva dell’attacco politico.

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