Gli asili di Berlino sono in crisi: non ci sono più bambini! Intervista ad Annamaria Rizzi, direttrice di due asili bilingui

Per molti anni, su queste pagine, ci è capitato di informare i membri della comunità italiana a Berlino del fatto che in un certo asilo ci fossero ancora posti disponibili. La notizia, solitamente, faceva scattare una corsa alle iscrizioni: in una città in piena espansione, dove tantissime giovani famiglie sceglievano di stabilirsi, trovare un posto all’asilo era difficilissimo, specialmente se si cercavano caratteristiche particolari, come l’educazione bilingue. Ora, invece, trovare un posto all’asilo è facile. Troppo facile. Ma questa non è una cosa buona: in pochissimi anni, Berlino ha subito un’inversione di tendenza e adesso sono i bambini a essere troppo pochi. Il rischio, per molti asili, è la perdita di finanziamenti, la riduzione delle ore del personale e, nei casi più gravi, la chiusura. Ne abbiamo parlato con Annamaria Rizzi, direttrice degli asili italo-tedeschi “Arlecchino e Brighella”, due strutture collegate che si trovano nel centralissimo quartiere di Moabit.
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Partiamo dall’inizio: qual è il problema principale gli asili di Berlino si trovano ad affrontare?
Il problema principale è la diminuzione delle nascite. Meno nascite, meno bambini disponibili per gli asili. È proprio un problema demografico, che si è sviluppato piuttosto velocemente, per diverse ragioni.
In quanti anni si è realizzata questa inversione di tendenza?
È iniziata sicuramente nel 2024 è cresciuta poi nel 2025 e infine nel 2026, l’anno presente. Io ho iniziato a preoccuparmene, perché per noi è sempre più difficile occupare tutti i posti disponibili. E proprio dai posti che occupiamo dipendono i finanziamenti del Senato di Berlino, grazie ai quali noi possiamo andare avanti.
Un tempo mi arrivavano via email così tante richieste che non mi preoccupavo neppure di avere una presenza online, pensavo che non mi servisse a nulla. Ora, le richieste sono diminuite drasticamente, le condizioni sono cambiate.
Proviamo a spiegarlo a chi sa come funziona il sistema della cura dell’infanzia in Germania: che cosa vuol dire, nella pratica, per un asilo come il vostro, non avere abbastanza bambini?
Prima di tutto vuol dire che arrivano meno finanziamenti, e quindi bisogna unificare i gruppi per risparmiare sul personale. A risentirne è, evidentemente, la proposta pedagogica: per gli asili bilingue, per esempio, per ogni gruppo è richiesta la presenza di almeno due insegnanti, uno di lingua tedesca e una dell’altra lingua, nel nostro caso l’italiano.
Al momento, quanti bambini ci sono in ogni gruppo?
Abbiamo un gruppo di 14 bambini, i più grandi, dai 4 ai 6 anni, e un gruppo di 8 bambini, quello dei “bruchi”, i piccolissimi, che vanno da un anno a due anni e mezzo. Poi diventano “farfalle” e passano nell’altro asilo, quello dei più grandi. Gli asili sono due, Arlecchino e Brighella. Man mano si liberano i posti nell’asilo dei più grandi, perché i bambini escono per andare a scuola, e noi dobbiamo riempire quei posti con bambini più piccoli.
Vi siete rivolti alle istituzioni, al Senato? Avete suggerito cambiamenti di politiche, ipotizzato soluzioni a questo stato di cose?
Soluzioni ce ne sarebbero. Una, in parte già adottata dal Senato, è diminuire il numero di bambini per insegnante. Noi abbiamo dei riferimenti a cui attenerci: per esempio, al di sotto dei tre anni prima era necessaria una maestra a tempo pieno ogni cinque bambini, ora invece ne occorre una ogni quattro. Questo permette di tutelare il personale e anche di avere una migliore qualità pedagogica, ma è stato applicato solo alla fascia d’età più giovane, dall’anno ai tre anni.
Per contro, quella è proprio la fascia d’età in cui ci sono, al momento, meno bambini: quindi gli asili registrano comunque meno posti occupati da bimbi sotto i tre anni, proprio a causa del calo demografico.
Questa situazione è uguale in tutta Berlino?
Il calo demografico è più forte nel centro: Mitte è il quartiere più colpito. Nel 2025 si parlava del -4,9% in generale a Berlino, ma in particolare per Mitte del -7,2%. Nel 2026 la situazione è peggiorata, e lo affermano anche i sindacati, come per esempio la GEW, la Gewerkschaft Erziehung und Wissenschaft, il sindacato per le strutture che riguardano la pedagogia, le scuole, gli asili e altre istituzioni culturali per i più giovani. Per il 2026, la GEV prevede che a Mitte ci sia un calo dell’11,2%, mentre per Friedrichshain-Kreuzberg addirittura del 17,7%.
Quanti educatori avete in questo momento?
Abbiamo dieci educatori, ma non lavorano tutti a tempo pieno.
Le sembra che Berlino abbia perso la sua qualità di “città a misura di famiglia”?
Sì. Ci sono diversi fattori dietro questo calo demografico. Uno, secondo me, è che, in particolare a Mitte, il costo degli alloggi e della vita è salito talmente tanto che le famiglie non possono più permettersi gli affitti, specialmente perché hanno bisogno di appartamenti, non di monolocali.
Quindi magari preferiscono andare a vivere fuori, altrove, per esempio nel Brandeburgo?
Esatto, si trasferiscono in quartieri limitrofi, periferici, o del tutto fuori Berlino. Poi c’è questa precarietà economica e lavorativa dovuta alla situazione mondiale, che non permette di avere grandi speranze nel futuro.
Inoltre,c’è anche una certa gentrificazione in posti come Mitte. Anche la GEW parla di questo problema, sottolineando come in centro vengano a mancare lentamente le strutture sociali, perché gli asili chiudono e anche altre strutture che lavorano con i giovani sono in difficoltà.
Noi ci troviamo a Moabit, un quartiere in cui vediamo nascere tantissimi alberghi, uffici e strutture di questo tipo, mentre le strutture sociali stanno davvero soffrendo.
Vi è capitato di parlare con famiglie che non confermavano l’iscrizione da un anno all’altro perché cambiavano casa, lasciavano Berlino o non avevano la possibilità di restare nello stesso luogo?
Sì, alcune famiglie l’hanno fatto, ma non molte. Diciamo che abbiamo una comunità radicata, perché intorno a un asilo si forma davvero una famiglia, dopo tanti anni. A noi si rivolgono sempre anche le famiglie che arrivano direttamente dall’Italia e non sanno bene a chi rivolgersi, cosa fare, dove lasciare il figlio se vogliono lavorare.
Inoltre, anche i quartieri non sono più quelli di una volta: in posti come Hauptbahnhof o Tiergarten ci sono sempre più spesso situazioni di degrado e marginalità, il che, per una famiglia con bambini piccoli, può essere un deterrente rispetto alla scelta di abitare in un certo posto. La situazione era molto migliorata qualche tempo fa, ma adesso stiamo tornando verso condizioni poco piacevoli.
Cha cosa vorreste suggerire al Senato di Berlino?
Vorremmo suggerire che la proporzione di un insegnante per 4 bambini venga esteso anche alle altre fasce d’età, abbassando il numero di bambini per educatore e alzando leggermente i finanziamenti. Questo aiuterebbe le strutture a rimanere in piedi.
La vostra struttura è stata rischio chiusura?
Al momento sono impegnata soprattutto a cercare di sistemare il personale. Ho sempre avuto molto personale perché credo nel lavoro che faccio e voglio dare il meglio dell’educazione possibile ai bambini.
Quindi si tratta di mantenere sia il numero degli insegnanti sia un rapporto ragionevole con i bambini, anche perché è un lavoro che richiede una professionalità molto specifica
In particolare per le famiglie italo-tedesche, per le famiglie immigrate in generale, è sempre importante potersi ritrovare in una comunità dove ci si riconosce, ci si identifica, non si perdono le proprie radici culturali, non ci si chiede continuamente “perché io sono diverso?” Ci si rende conto di non essere gli unici a essere diversi: c’è questa apertura, diventa normale che ci siano più lingue, più origini culturali, più differenze che possono stare insieme nello stesso luogo, in questo caso l’asilo, e poi la scuola europea, che presto soffrirà anch’essa, perché riceve finanziamenti statali e si troverà presto con molti meno bambini.
Gli asili Arlecchino e Brighella si trovano ad Alt-Moabit 35 – Tiergarten e al momento hanno posti disponibili per nuove iscrizioni. Per informazioni – tel: 030-21997766




