Spaghettifresser: quando l’insulto agli italiani è diventato storia della Germania

di Giuseppe Tizza
Quando gli italiani cominciarono ad arrivare in Germania, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, la parola Spaghettifresser era immediatamente comprensibile. Era un insulto, certo, ma era anche un’etichetta: serviva a distinguere il tedesco dall’italiano, il “noi” dal “loro”.
Lo straniero italiano era riconoscibile. Aveva un accento particolare, mangiava spaghetti, frequentava le pizzerie, lavorava nelle fabbriche o nei cantieri. E così nacque e si diffuse quella parola, che voleva ridurre un’intera comunità a un piatto di pasta.
Spaghettifresser: significato e origine dell’insulto
Ma c’è qualcosa di curioso nella storia delle parole: possono perdere il loro significato proprio quando ciò che indicano diventa parte della normalità.
Oggi la situazione è infatti completamente diversa. La pasta è sulle tavole tedesche. La pizza è diventata un alimento quotidiano. Il cappuccino non è più una stranezza italiana. Il ristorante italiano è parte integrante del paesaggio urbano tedesco. E milioni di tedeschi cucinano regolarmente spaghetti, lasagne, risotto e tiramisù.
Quando la cucina italiana è diventata parte della Germania
A questo punto viene spontanea una domanda provocatoria: chi è davvero, oggi, lo “Spaghettifresser”?
Forse non è più possibile usarlo come tratto distintivo dell’italianità, perché ciò che voleva identificare non appartiene più soltanto agli italiani.
E gli italiani, tra l’altro, hanno portato in Germania molto più della pasta. Hanno portato una cucina, un modo di stare insieme, un rapporto diverso con il cibo e con la convivialità. Ma, soprattutto, hanno finito per trasformare una parte della cultura quotidiana tedesca.
Dai Gastarbeiter alle nuove generazioni
È uno dei paradossi dell’integrazione: quando una minoranza riesce davvero a lasciare il segno, molte delle sue caratteristiche smettono di essere percepite come straniere.
La parola Spaghettifresser, quindi, non è semplicemente diventata meno frequente, ma ha perso parte della sua funzione sociale.
Un insulto funziona, infatti, quando riesce a creare una distanza. Ma se gli spaghetti sono ormai di tutti, quella distanza diventa molto più difficile da costruire.
Perché lo Spaghettifresser ha perso la sua “funzione sociale”
E forse è proprio questa la piccola vittoria degli italiani arrivati in Germania negli anni Sessanta e Settanta. Sono arrivati come Gastarbeiter. Sono stati chiamati Spaghettifresser. Oggi i loro figli e nipoti sono tedeschi, la cucina italiana è tedesca quanto italiana e gli spaghetti sono diventati patrimonio comune.
Forse gli Spaghettifresser non sono scomparsi perché i tedeschi hanno smesso di chiamare così gli italiani. Sono scomparsi perché, in qualche modo, sono diventati tutti un po’ Spaghettifresser.
E questa volta non è un insulto.
È storia dell’integrazione.




