
In futuro, le bollette dell’elettricità in Europa potrebbero essere più basse, almeno stando alla proposta di riforma della Commissione Europea che prevede, fra le altre cose, l’obbligo per gli Stati Membri di imporre tasse più basse sull’elettricità rispetto al gas naturale e riformare gli oneri di rete che costituiscono una gran parte delle voci di costo per gli utenti finali. C’è però un problema: la Germania non è d’accordo.
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Cosa prevede la proposta della Commissione Europea
L’esecutivo UE punta a incentivare il consumo di elettricità rispetto a quello di gas naturale e uno dei metodi con i quali intende ottenere questo risultato è proprio la gestione della tassazione. Ogni Paese manterrà la possibilità di fissare le proprie aliquote, ma, nelle intenzioni della Commissione, l’elettricità dovrà essere sempre e comunque più conveniente del gas dal punto di vista fiscale, in tutta l’Unione.
Per ridurre gli oneri di rete, inoltre, la Commissione suggerisce tariffe legate agli orari di utilizzo che, con l’utilizzo sempre più diffuso dei contatori smart (che dovranno essere il 50% entro il 2030 e il 65% entro il 2033), dovrebbero incentivare il consumo di elettricità nelle ore in cui il costo è più basso.
La politica fiscale, si legge nel comunicato ufficiale, è “uno strumento importante a disposizione dei governi per garantire il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione dell’energia e, in particolare, per facilitare la transizione verso l’energia pulita, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità”. In questo senso, secondo il governo europeo, si rende indispensabile anche l’eliminazione di tutte quelle misure fiscali che ancora incoraggiano l’uso dei combustibili fossili come, appunto, il gas naturale.
Le attuali politiche fiscali (che in Germania sono più prominenti che altrove) rallenterebbero, secondo Bruxelles, l’elettrificazione e la domanda di elettricità a basso costo prodotta internamente. La proposta della Commissione prevede invece l’applicazione di accise minime sull’elettricità e permette agli Stati membri di ridurre l’aliquota fiscale addirittura fino a zero per le industrie ad alto consumo energetico e per le famiglie, oltre che per le attività produttive che utilizzano elettricità proveniente da fonti rinnovabili.
Perché la Germania è contraria a imporre tasse più basse sull’elettricità
Per il governo tedesco, la Commissione Europea, nel proporre questa manovra, starebbe aggirando tanto il diritto tributario dell’Unione quanto i limiti della sovranità nazionale degli Stati Membri. Il portale Euronews ha diffuso stralci di una comunicazione nella quale Bastian Fleig, direttore generale del Ministero delle Finanze tedesco, esprime la propria contrarietà a questa imposizione della Commissione.
Berlino sottolinea come le misure fiscali che riguardano tutta l’Unione siano tradizionalmente adottate all’unanimità, mentre, con questa proposta, la Commissione, nel premere sull’acceleratore dell’elettrificazione, starebbe tentando di imporre misure fiscali a tutti gli Stati Membri utilizzando uno strumento giuridico che si può approvare con una semplice maggioranza qualificata.
D’altra parte, se c’è una cosa che l’Europa ha imparato rapidamente in questi ultimi anni, prima con la guerra in Ucraina e poi con quella in Medio Oriente, è che dipendere dai combustibili fossili, ovvero da risorse finite dal grandissimo costo estrattivo, acquistate dall’estero è una pessima idea e che puntare sull’elettrificazione di massa incentivando le rinnovabili è una strategia che può ammortizzare considerevolmente l’impatto di futuri sconvolgimenti geopolitici (per esempio, da quelli che potranno dipendere dal destino dello Stretto d Hormuz). Per questo, l’Unione ha fissato l’obiettivo del 46% di elettrificazione entro il 2040.
Il primo ostacolo da rimuovere, dunque, è il fatto che l’elettricità sia ancora molto più cara dei combustibili fossili in tutta l’UE tranne che in Finlandia e in Svezia. Nello specifico, secondo i dati analizzati dalla Commissione, i costi di rete ammonterebbero al 27% del costo delle bollette elettriche delle famiglie europee e al 21% di quelle delle imprese. Fra imposte e accise si aggiunge un ulteriore 24% per le famiglie e un 16% per le imprese. Nel complesso, secondo uno studio commissionato dalla Commissione europea a Trinomics (dati del 2018, pubblicati nel 2020, l’elettricità è tassata in media a un’aliquota circa doppia rispetto a quella del gas naturale nell’Unione Europea. In pratica, l’elettricità costa in media alle imprese tre volte di più del gas naturale per le imprese e alle famiglie circa due volte e mezzo di più.
La Germania non vuole sentir parlare, però, della soluzione proposta dalla Commissione: i Paesi dell’UE, sostiene Berlino, hanno già negoziato la direttiva sulla tassazione dell’energia e avevano già scelto di escludere l’elettricità dalla classifica ambientale dei vettori energetici e non sarebbe questa, dunque, la sede per mettere in discussione l’accordo raggiunto.
L’obiettivo dell’elettrificazione, si legge nella lettera, è ampiamente condiviso dal governo tedesco, ma sarebbe l’approccio della Commissione a non convincere l’esecutivo di Berlino. Piuttosto, del peso relativo della tassazione dell’elettricità e del gas si dovrebbe discutere, allora, riprendendo in esame la direttiva sulla tassazione dell’energia (la quale, però, richiederebbe il consenso unanime dei 27 ministeri delle finanze).
Per la Commissione, questo è un notevole ostacolo politico, vista la difficoltà di raggiungere tale unanimità, mentre la direttiva proposta costituisce una soluzione fiscale al problema, destinata a incentivare davvero l’elettrificazione senza dover investire neppure un centesimo in nuovi sussidi.




