Definisce Merz “Lackaffe”: condannato. Chi l’aveva definito “Pinocchio” era stato assolto
Per il tribunale di Heilbronn. nel Baden-Württemberg, definire pubblicamente il cancelliere Friedrich Merz un “Lackaffe” significa sconfinare nell’insulto penalmente rilevante.
Per questa ragione è stato emesso un decreto penale di condanna per ingiuria contro una personalità politica, di cui la stampa non ha fornito le generalità. L’importo della pena pecuniaria irrogata non è stato comunicato, perché la sua diffusione avrebbe potuto consentire di risalire al reddito della persona coinvolta.
La motivazione della Procura: “Insulto alla dignità personale”
Secondo quanto riferito da una portavoce, la procuratrice incaricata del caso ha ritenuto che il commento contenente l’espressione sotto esame non avesse alcun collegamento concreto con l’attività politica di Merz, cosa che avrebbe potuto far rientrare l’esternazione nella critica politica consentita, ma sarebbe stato un mero insulto alla dignità personale.
Nel linguaggio comune tedesco, “Lackaffe”, che può essere tradotto in italiano con “bellimbusto” o “damerino”, indica un uomo vanitoso e arrogante, o eccessivamente concentrato sul suo aspetto esteriore. Contro il provvedimento, non ancora definitivo, l’imputato ha presentato ricorso.

Il “caso Pinocchio” e l’assoluzione del commentatore
La vicenda richiama alla mente un altro episodio meno recente e legato, ancora una volta, a espressioni potenzialmente offensive rivolte a Friedrich Merz.
Sotto un post Facebook della polizia di Heilbronn, pubblicato lo scorso ottobre e relativo a un divieto di sorvolo disposto durante una visita del cancelliere, un utente aveva infatti definito Merz “Pinocchio”. Anche quel commento era finito sotto esame da parte degli inquirenti, ma l’esito era stato assai diverso, perché la procura aveva infine deciso di archiviare il caso.
In quella circostanza, infatti, il riferimento al personaggio della fiaba era stato considerato come legato alla libertà di espressione perché parte di una critica politica, e non usato come insulto personale.




