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Messa al bando di AfD: oltre mille giuristi firmano una lettera aperta

Avvocati, giudici, pubblici ministeri e tirocinanti in giurisprudenza: sono oltre mille, in Germania, i professionisti del diritto che hanno sottoscritto una lettera aperta indirizzata al governo e ai deputati del Bundestag. Il documento firmato dai giuristi chiede l’avvio di un procedimento di messa al bando di AfD presso la Corte costituzionale federale. A renderlo noto è stata l’Associazione degli avvocati della Repubblica (RAV) di Berlino, che si definisce un’organizzazione politica e parte del movimento per i diritti civili.

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Il numero dei giuristi a favore della messa al bando di AfD è raddoppiato in dieci giorni

La petizione era partita con poco più di 500 adesioni. Nel giro di dieci giorni, secondo quanto comunicato dalla RAV, il numero è raddoppiato, arrivando a 1.051 firme. Tra i sottoscrittori compaiono giuristi del settore amministrativo e di quello economico, oltre a magistrati e praticanti. Nel testo, l’associazione richiama una perizia elaborata dalla Società per i diritti di libertà (GFF), secondo cui la linea politica di AfD contrasterebbe con il principio di dignità umana previsto dalla Costituzione e con il principio democratico, configurandosi quindi come incostituzionale. Secondo l’associazione, una richiesta di messa al bando presentata alla Corte costituzionale avrebbe buone probabilità di essere accolta. La perizia evidenzia inoltre come il partito sia classificato come chiaramente di estrema destra in cinque Länder: Turingia, Sassonia, Sassonia-Anhalt, Brandeburgo e Bassa Sassonia.

Angela Furmaniak, presidente della RAV e tra le promotrici dell’iniziativa, ha sottolineato come la Legge fondamentale metta a disposizione uno strumento che, a suo avviso, andrebbe finalmente impiegato. Secondo Furmaniak, la politica non può continuare a rifugiarsi dietro argomentazioni di comodo: occorre intervenire prima che sia troppo tardi. Bundestag e governo federale, si legge nella lettera, sono chiamati ad attivare senza ulteriori esitazioni le misure necessarie per presentare ricorso alla Corte costituzionale, allo scopo di far dichiarare incostituzionale AfD e ottenerne così lo scioglimento. In caso contrario, avvertono i firmatari, si rischierebbe un danno serio per la democrazia e una minaccia per un ampio numero di cittadini, qualora il partito riuscisse a dare attuazione al proprio programma anticostituzionale.

Cosa prevede l’articolo 21 della Costituzione

L’articolo 21, comma 2, della Legge fondamentale tedesca definisce incostituzionali i partiti che, per i propri obiettivi o per la condotta dei propri sostenitori, tendono a compromettere o eliminare l’ordinamento liberale democratico, oppure a mettere in pericolo l’esistenza stessa della Repubblica Federale. Su questi partiti può pronunciarsi soltanto la Corte costituzionale federale, con potere di scioglimento.

La richiesta di messa al bando di un partito attivo su scala nazionale può provenire esclusivamente da tre organi: il Governo federale, il Bundestag o il Bundesrat. Spetta poi alla Corte di Karlsruhe stabilire se accogliere l’istanza. Mella Seconda Sezione, competente in materia, serve una maggioranza di due terzi dei giudici. L’Ufficio federale per la protezione della Costituzione mantiene AfD sotto osservazione come organizzazione sospettata di orientamento di estrema destra, mentre alcune sue sezioni regionali sono già classificate come certamente riconducibili all’estremismo di destra.

Le condizioni per arrivare a un divieto restano comunque stringenti. Non basta dimostrare che il partito sostenga posizioni anticostituzionali: la Legge fondamentale e la Legge sui partiti richiedono che tale orientamento venga tradotto in azione concreta, con modalità attive, combattive e aggressive. In pratica, non basta che un partito ambisca a demolire il sistema democratico: deve anche avere i mezzi per riuscirci.

L’Unione è contraria alla messa al bando di AfD

Fra i partiti politici che si considerano di ordinamento democratico, l’unica vera opposizione alla messa al bando di AfD, già prima della lettera dei giuristi, si ritrova nell’Unione. Il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) aveva dichiarato già a maggio di preferire un contrasto sul piano politico, discutendo direttamente i temi su cui AfD ha costruito il proprio consenso allo scopo di “scacciare” l’ultradestra dalla scena politica, piuttosto che ricorrere a un divieto formale. Sulla stessa linea si è espresso, alcune settimane fa, il vicepresidente del gruppo parlamentare dell’Unione Günter Krings, favorevole a un’opposizione condotta con gli strumenti della politica. Alla base di questo orientamento c’è il timore che una procedura di messa al bando finisca per trasformare AfD in un “martire” politico, con effetti politicamente più vantaggiosi che dannosi per il partito. C’è da dire che nulla, fino a questo momento, si è rivelato “vantaggioso” per AfD come l’operato del governo guidato dalla CDU di Friedrich Merz. Da quando l’Unione guida la maggioranza, infatti, i consensi per AfD sono cresciuti a una rapidità mai vista prima, tanto da collocarla, nei sondaggi, al primo posto tra le forze politiche del Paese.

Anche l’ex presidente della Corte costituzionale federale Hans-Jürgen Papier ha sconsigliato di avviare la procedura, segnalando al Tagesspiegel la difficoltà di dimostrare i presupposti richiesti dalla legge. Sulla stessa linea si era espresso a dicembre l’ex giudice costituzionale Udo Di Fabio, secondo cui un eventuale procedimento avrebbe scarse probabilità di successo.

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