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Messa al bando di AfD: secondo una nuova perizia potrebbe avere successo

La Gesellschaft für Freiheitsrechte (GFF), un’organizzazione non governativa tedesca attiva nella tutela dei diritti fondamentali, ha redatto una perizia giuridica su AfD che ha riportato in primo piano un tema rimasto a lungo sullo sfondo del dibattito politico tedesco, ovvero quella di una possibile messa al bando del partito di ultradestra che, secondo gli autori del documento, potrebbe andare a buon fine. 

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La ricerca è durata tredici mesi, coinvolgendo otto esperti di diritto costituzionale ed estremismo di destra, e ha analizzato circa tre milioni di dati, raccogliendo 2.500 prove di comportamenti anticostituzionali. Gli autori hanno concluso che AfD come partito, a livello federale, agisce in modo incostituzionale. Secondo il responsabile del progetto Bijan Moini, una richiesta di messa al bando di AfD dinanzi alla Corte costituzionale federale avrebbe con ogni probabilità esito positivo.

Il corpus documentale esaminato dalla GFF include 2,9 milioni di post sui social media, oltre 77.000 documenti parlamentari provenienti dal Bundestag e dai parlamenti dei Länder, quasi 55.000 comunicati stampa e 50 programmi elettorali. Dal loro esame, gli autori concludono che AfD violi sia i principi democratici sia la dignità umana, pilastri della Costituzione tedesca.

Un concetto di “popolo” a base etnico-culturale

Centrale nell’analisi è il modo in cui il partito definisce la propria idea di comunità nazionale. Secondo gli esperti, AfD adotta una concezione etnico-culturale del “popolo” tedesco, declinata in una sistematica svalutazione giuridica e sociale di stranieri, cittadini con background migratorio, musulmani, richiedenti asilo e persone transgender. Ne risulta, nella lettura della GFF, una stratificazione implicita della cittadinanza fra un gruppo di “serie A” e diversi gruppi di “serie B” ai quali viene riconosciuto meno valore, che vengono considerati inferiori e titolari di minori diritti.

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Alice Weidel parla durante un comizio elettorale il 31 agosto 2024, alla vigilia delle elezioni di settembre nella Germania orientale. Foto: EPA-EFE/CLEMENS BILAN

Gli studiosi rilevano inoltre che le forze radicali interne al partito non incontrano alcuna reale resistenza organizzata. Le espulsioni avvengono, ma non colpiscono i membri più marcatamente anticostituzionali. Tra i nominativi citati figurano la copresidente Alice Weidel, l’ex eurodeputato Maximilian Krah e il deputato della Sassonia-Anhalt Hans-Thomas Tillschneider.

Minacce e intimidazioni agli avversari politici

La perizia documenta anche 220 casi in cui esponenti di AfD hanno evocato, in modo più o meno esplicito, conseguenze penali per avversari politici. Uno dei casi citati risale al 2017: Stephan Brandner, vice portavoce federale del partito, chiese durante un comizio a Jena di trasformare la scheda elettorale in “un mandato di arresto” contro la cancelliera Merkel. Nel 2025, René Springer ha sostenuto che metà del governo in carica durante la pandemia avrebbe dovuto essere trascinata via in manette. Per la GFF, questo schema comportamentale viola il principio democratico: l’immagine del “nemico” così costruita serve a escludere gli avversari dal processo di formazione della volontà politica.

Gli autori della perizia criticano l’Ufficio per la protezione della Costituzione

Su un punto la perizia prende le distanze dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione (BfV). Quest’ultimo aveva rilevato un “disprezzo del parlamentarismo” da parte di AfD, ma ritenuto non dimostrabile un rifiuto generale della democrazia parlamentare, nonostante AfD paragoni regolarmente la democrazia tedesca a regimi dittatoriali e diffami le istituzioni statali. Su questo punto, la perizia della GFF differisce nettamente, ritenendo che nelle dichiarazioni degli esponenti dell’ultradestra sia chiaramente rintracciabile un rifiuto del meccanismo della democrazia parlamentare nel suo complesso.

Sul piano amministrativo, il partito AfD a livello federale è classificato dal BfV come caso sospetto di estrema destra. Ha impugnato la propria classificazione come partito sicuramente di estrema destra e ha ottenuto ragione in sede cautelare, ma la sentenza nel merito dinanzi al Tribunale amministrativo di Colonia non è ancora stata emessa. Intanto, cinque sezioni regionali (Sassonia, Turingia, Sassonia-Anhalt, Brandeburgo e Bassa Sassonia) sono invece già classificate come certamente di estrema destra.

A riaccendere ulteriormente il dibattito ha contribuito inoltre, in questi giorni, la pubblicazione da parte del podcast “Inside AfD” del portale Politico di una foto del 2020 in cui Martin Reichardt, presidente regionale di AfD in Sassonia-Anhalt, alza il braccio sinistro in quello che a molti è apparso un saluto nazista. In Germania il gesto è vietato indipendentemente da quale braccio venga usato. Reichardt ha respinto le accuse, sostenendo che si trattasse di un gesto simbolico di investitura cavalleresca. La sua spiegazione non sembra aver convinto né gli esperti della GFF né una larga parte dell’opinione pubblica.

È davvero pensabile una messa al bando di AfD?

In Germania, una procedura di messa al bando può essere avviata soltanto dal Bundestag, dal Bundesrat o dal Governo federale, con una mozione approvata a maggioranza semplice nei primi due casi. Se la Corte costituzionale federale dovesse giudicare il partito incostituzionale e metterlo al bando, ne seguirebbe la confisca del patrimonio, la decadenza dei mandati parlamentari e il divieto di costituire organizzazioni sostitutive.

Le capogruppo dei Verdi Britta Haßelmann e Katharina Dröge hanno reagito alla perizia con una lettera ai presidenti degli altri partiti e con un appello pubblico su Instagram, chiedendo di concordare una linea d’azione comune. Il deputato SPD Dirk Wiese ha definito le prove raccolte dalla GFF “un ulteriore tassello per contrastare AfD sul piano politico e giuridico”. Il suo partito aveva già approvato all’unanimità una risoluzione nel corso del congresso dell’estate 2025 per preparare una procedura di messa al bando, ma da allora l’iniziativa non ha prodotto sviluppi concreti anche, presumibilmente, per non compromettere i rapporti con il partner di coalizione che, con poche eccezioni, non ha alcuna intenzione di adoperarsi per una messa al bando.

Attorno all’iniziativa si è ricomposta un’alleanza trasversale che riprende un tentativo già avviato nella scorsa legislatura dal deputato CDU Marco Wanderwitz (una delle eccezioni appena citate), mai approdato a un voto. Tra i nomi che tornano a farsi sentire: la deputata SPD Carmen Wegge, Clara Bünger di Die Linke e la deputata dell’Unione Elisabeth Winkelmeier-Becker, che ha dichiarato allo Spiegel: “Abbiamo tutte le ragioni per consentire al tribunale di effettuare questa verifica”.

Clara Bünger
Foto: EPA/CLEMENS BILAN

Clara Bünger respinge l’idea che i sondaggi, al momento favorevoli ad AfD, costituiscano un argomento valido contro la procedura di messa al bando: al contrario, la crescita del partito renderebbe più urgente un’azione in tal senso, perché aumenta la probabilità che i suoi obiettivi possano essere concretamente perseguiti.

L’Unione fa muro contro la messa al bando di AfD

Senza l’Unione, tuttavia, non ci sono i numeri. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha ritenuto nel 2025 le informazioni del BfV insufficienti per avviare un procedimento. Il cancelliere Friedrich Merz (CDU) ha ripetutamente indicato nel contrasto politico e non giuridico  la strada per arginare AfD. Una strategia che, stando ai dati, non ha prodotto i risultati sperati e anzi, ha fatto il gioco di AfD, portando l’ultradestra ai migliori risultati di sempre: secondo l’ARD-Deutschlandtrend, AfD guida attualmente le intenzioni di voto al 27%, sopravanzando sia l’Unione sia l’SPD. A settembre sono previste elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove il partito risulta ancora più forte. Questo scenario pesa sulla disponibilità di molti deputati ad avviare un procedimento contro il partito più popolare del momento.

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