Polemiche dopo l’attentato al Pride di Berlino: perché Abdul Ballout era ancora libero?
Morto Abdul Ballout e mentre la città resta attonita di fronte alle vittime dell’attentato del Pride di Berlino 2026, si incrociano le discussioni sul perché il sospetto fosse a piede libero nonostante una condanna e la sua acclarata pericolosità.
Le domande che vengono poste sono relative soprattutto a quanto efficacemente sia stato gestito un rischio che, secondo molti, avrebbe potuto essere contenuto.
Germania, dopo l’attentato, le polemiche: perché Abdul Ballout era libero?
Il 21enne Abdul Ballout, infatti, sarebbe stato noto da tempo alle autorità per i suoi legami con il circuito islamista. Nel tentativo di unirsi al sedicente Stato Islamico in Siria, in seguito fallito, si sarebbe recato in Libano, Paese che lo avrebbe espulso verso la Germania dopo avergli fatto scontare una pena detentiva di tre mesi. Rimpatriato in Germania (Ballout è nato a Berlino ed era quindi cittadino tedesco), era stato arrestato all’aeroporto di Berlino BER nel novembre del 2025 ed era stato trattenuto a lungo in custodia cautelare in un centro di detenzione minorile.
A maggio di quest’anno era quindi stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione secondo il diritto penale minorile per la preparazione di un grave atto di violenza contro lo Stato. Secondo Stern, il tribunale avrebbe applicato il diritto minorile nonostante il sospetto fosse maggiorenne perché, secondo le valutazioni dei giudici, Ballout avrebbe presentato un ritardo nello sviluppo della maturità.
La pena era stata sospesa e la procura aveva fatto appello sia su questo, sia sull’entità della pena, che riteneva non abbastanza severa. La decisione finale sulla sospensione della pena, tuttavia, era stata rinviata di sei mesi e nel frattempo la custodia cautelare del 21enne era stata revocata, anche in considerazione del conteggio dei sei mesi già trascorsi, più tre mesi di detenzione in Libano, e tenendo conto del fatto che il 21enne avesse apparentemente preso le distanze dall’estremismo.
Secondo Die Welt, il sospettato si era impegnato partecipare a 26 incontri presso un centro di consulenza specializzato in deradicalizzazione e prevenzione dell’estremismo. Il 21enne avrebbe partecipato ai primi due, il 15 giugno e il 9 luglio. Un terzo incontro si sarebbe dovuto tenere il 27 luglio. Ma nel frattempo è stato posto in essere l’attentato al Pride di Berlino.
La pena sospesa centro delle polemiche. Il sindaco Wegner: “Sono senza parole”
Il caso di Abdul B avrebbe potuto essere gestito diversamente? Se lo chiedono in molti, in primis la politica. Il sindaco di governo Kai Wegner non nasconde le sue perplessità relativa al fatto che il sospetto fosse libero.
“È stato condannato secondo il diritto penale minorile. Poi, purtroppo, il tribunale ha disposto una pena sospesa. Non intendo giudicare, perché l’indipendenza della magistratura va rispettata, ma davvero mi mancano le parole” ha dichiarato a rbb il capo dell’esecutivo berlinese.
Sulla stessa linea si è posto il ministro federale dell’Interno Alexander Dobrindt, che a RTL ha dichiarato di trovare incomprensibile come, “di fronte a un livello di pericolosità di questo tipo, si possa arrivare a una pena sospesa”.
Le due principali obiezioni alla gestione del caso
Oltre a quelle legate alla sospensione della pena nel caso di specie, ci sono due principali obiezioni attorno a cui si aggregano ulteriori dibattiti. In particolare si discute in primis del fatto che il diritto penale tedesco possa essere considerato “eccessivamente indulgente nei casi di terrorismo”, obiezione espressa a ZDF, ad esempio, dall’esperto di terrorismo Peter Neumann, che sottolinea come le pene previste in Germania siano più leggere rispetto a quelle di altri Paesi europei. Si discute poi del fatto che sia stato applicato il diritto minorile nonostante il sospetto fosse maggiorenne.
Intanto il portavoce per gli affari interni dell’Unione, Alexander Throm, sostiene che si debba mostrare “nessuna indulgenza” nei confronti dei sostenitori dell’ideologia islamista, auspicando una nuova logica che si rifletta sulle pene detentive, sulla custodia cautelare e sulla detenzione finalizzata all’espulsione.
Gli investigatori chiedono più poteri, soprattutto nell’ottica di prevenire
Gli investigatori chiedono invece più poteri, soprattutto la possibilità di accedere a dispositivi come tablet e smartphone quando sussiste il rischio concreto che alcuni reati possano essere commessi e non, come ora, solo successivamente.
È questo infatti il senso delle dichiarazioni rese dal Sindacato tedesco della Polizia all’Augsburger Allgemeine. Anche Marc Henrichmann (CDU), presidente della commissione parlamentare di controllo dei servizi segreti, ha rilasciato un’intervista all’Handelsblatt in cui dichiara che i dati relativi alle persone sospettate di terrorismo dovrebbero essere conservati e analizzati più a lungo e con migliori strumenti, perché “ i diritti individuali di estremisti e islamisti già noti alla giustizia non possono essere anteposti alla tutela della vita e dell’incolumità delle persone quando queste risultano concretamente minacciate”.




