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Chi era Abdul Ballout, il presunto attentatore del Christopher Street Day di Berlino

Mentre Berlino e la Germania tutta si uniscono nel dolore per le vittime dell’attentato al Christopher Street Day, cominciano a proliferare i commenti e le speculazioni sul presunto attentatore, il ventunenne Abdul Ballout, che è stato ucciso dalla polizia il giorno dopo il fatto. In questo caso parliamo di attentatore “presunto” semplicemente perché il termine è dovuto: l’indagine non è tecnicamente conclusa e, se Ballout fosse vivo, occorrerebbe comunque attendere il processo e l’eventuale condanna. Tutti gli indizi, tuttavia, puntano verso questo giovane tedesco di origine libanese e a surriscaldare gli animi contribuisce soprattutto il fatto che la polizia tedesca lo avesse già identificato come potenzialmente pericoloso. La domanda che tutti, dai media alle vittime, dalla comunità queer alla politica si pongono è: questa tragedia si poteva evitare?

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Secondo quanto riportato prima da ARD e poi da diversi altri media, che citano fonti delle forze dell’ordine, Abdul Ballout figurava già come soggetto classificato pericoloso, sottoposto a rivalutazioni periodiche del suo status e, in alcune fasi, anche posto sotto sorveglianza diretta.

Chi era Abdul Ballout, il presunto autore dell’attentato del Christopher Street Day

Ventunenne, nato a Berlino nel 2005 e cresciuto nella capitale tedesca, Abdul Ballout possedeva la cittadinanza tedesca e aveva origini libanesi. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha commentato quanto finora noto e, riferendosi al passato di Ballout, ha parlato di un “elevato numero di reati” e di un percorso segnato da una chiara “radicalizzazione islamista”. Prima dell’attacco al CSD, il giovane si era già reso protagonista di episodi che avevano attirato l’attenzione delle autorità.

Un procedimento del febbraio 2022, per lesioni personali ed estorsione a scopo di rapina, si era concluso con una condanna del tribunale minorile.

Lo scorso anno, già maggiorenne, Ballout avrebbe cercato di raggiungere la Siria per unirsi all’organizzazione terroristica nota come Stato Islamico (IS). Il tentativo si è interrotto in Libano, dove Abdul Ballout è stato arrestato e detenuto. In seguito, essendo cittadino tedesco, è stato rimpatriato. Giunto a Berlino, ha trascorso un lungo periodo in custodia cautelare, e il 12 maggio 2026 il Tribunale distrettuale di Tiergarten lo ha condannato, con pena sospesa, a un anno e dieci mesi di detenzione minorile per aver progettato un grave atto di violenza contro lo Stato.

Contro l’entità e contro la sospensione della pena la Procura aveva presentato appello, chiedendo una pena più severa e che Ballout scontasse la detenzione. La relativa decisione era stata tuttavia rinviata di sei mesi e nel frattempo il 21enne era stato liberato, considerando l’ammontare dei sei mesi già scontati (più i tre mesi di detenzione in Libano), ma anche il fatto che Ballout avesse apparentemente preso le distanze dal fondamentalismo islamico.

Le reazioni politiche dopo la morte di Abdul Ballout

Al Bundestag, il vicepresidente del gruppo dei Verdi Konstantin von Notz si è detto colpito dal fatto che un soggetto già così pesantemente sorvegliato dalle forze dell’ordine, sia comunque riuscito a portare a termine l’attacco. Dal gruppo parlamentare di AfD, Martin Hess ha criticato la prassi di rilasciare dal carcere persone di questo profilo vincolandole a un programma di deradicalizzazione.

A Berlino, il portavoce per la politica interna dell’SPD Martin Matz ha indicato la necessità di porre interrogativi alla magistratura, in particolare sul fatto che un imputato ormai maggiorenne continui a essere giudicato secondo il diritto penale minorile. A questo interrogativo fornisce una risposta la rivista Stern, secondo la quale il tribunale di Berlino ha applicato il diritto penale minorile, poiché apparentemente riteneva che Ballout presentasse un ritardo nello sviluppo della maturità. Al momento della sua corte, la condanna non era ancora definitiva, proprio perché la procura si era appellata contro questa decisione.

Per Matz la questione non riguarda solo la sorveglianza dei soggetti sospettati di islamismo, ma anche le condizioni che ne determinano la detenzione. Il sindaco di Berlino Kai Wegner (CDU), dal canto suo, ha precisato che non esistevano indicazioni concrete su un possibile attentato al CSD e che, se fossero emerse, sarebbero state oggetto di indagine.

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