“Più i momenti storici sono oscuri, più bisogna raccontarsi”: intervista agli UZEDA, a Berlino il 25 aprile

Gli UZEDA suoneranno a Berlino il 25 aprile, presso il B.L.O. Kantine (Kaskelstr 55, 10317). “Non è una data casuale” si legge nell’evento ufficiale. L’apertura delle porte è prevista per le 20:00 e l’inizio del concerto alle 21. Ad aprire il concerto ci sarà la band avant-rocker 𝐌𝐈𝐍𝐈𝐌𝐔𝐌 𝐆𝐀𝐔𝐃𝐈𝐔𝐌, mentre in chiusura ci saranno DJ set di 𝐃𝐉𝐬 𝐋𝐈𝐂𝐇𝐄𝐍𝐄 & 𝐍𝐄𝐔𝐄 𝐊 (No Wave/Noise/ Eclectic). L’evento è organizzato da Pink Noise, East Side Delta and Lockkunst e.V..
L’iconica band underground catanese si è formata nel 1987. Dopo il debutto con “Out of Colours” (1991), è arrivata la collaborazione con l’indimenticato Steve Albini e quindi l’uscita di “Waters” (1993), album consacrato anche da John Peel, con l’invito della band negli studi radiofonici della BBC. In seguito ci sono stati diversi album usciti negli anni ’90 per la Touch and Go Records e un ritorno nel 2006 con “Stella” (2006). Nel 2019 è uscito invece “Quocumque Jeceris Stabit”. In oltre trent’anni di carriera, gli UZEDA si sono affermati come punto di riferimento dell’underground internazionale, grazie al loro approccio indipendente, documentato anche nel film “Uzeda – Do It Yourself” (2024).
Erano diversi anni che non suonavano nella capitale tedesca e nello specifico dal luglio del 2019. In quell’occasione li avevamo intervistati e non potevamo non farlo di nuovo, prima del loro prossimo e attesissimo concerto a Berlino. La nuova intervista di Lucia Conti.
State tornando a Berlino dopo sette anni. Cos’è successo nel frattempo, musicalmente? Come procede la vostra attività e quali stimoli, pensieri e progetti vi hanno attraversato?
Sette anni comportano tanti cambiamenti, soprattutto nella vita personale di ognuno di noi. Quello che emotivamente è stato più forte nella vita musicale della band è stato il cambio di line-up (dall’inizio del 2025 Vincenzo Virgillito ha sostituito Raffaele Gulisano al basso).
Superato un primo smarrimento umano dovuto alla separazione da chi avevamo accanto sin dall’inizio della nostra storia, però, abbiamo iniziato un nuovo scambio di emozioni e pensieri che ha comportato nuovi stimoli e nuovi intendimenti, perchè è iniziata una nuova relazione e quindi un altro percorso.

Il vostro ultimo album è stato “Quocumque jeceris stabit”. Avete in programma nuove registrazioni?
Stiamo lavorando su nuove idee e speriamo di essere pronti a registrare entro la fine dell’anno.
Il vostro songwriting è spesso connesso a temi di tipo sociale. Mi viene istintivamente da pensare a Deep Blue Sea, dedicata ai morti del Mediterraneo. In questo momento storico difficilissimo, quali sono le vostre riflessioni e le state in qualche modo traducendo in musica?
Tradurre in musica quello che viviamo è inevitabile. La musica è il linguaggio che abbiamo scelto per comunicare e sarebbe per noi impensabile avere uno scambio emotivo con chi viene ai nostri concerti eludendo le tensioni sociali o politiche. Sono parte concreta della nostra esistenza, la influenzano e determinano le scelte che facciamo ogni giorno e che ricadono sulla nostra e l’altrui vita.

Scambiare a riguardo opinioni, pensieri, emozioni, anche in maniera non necessariamente esplicita, ma veicolata dalla musica o dalla poesia, significa partecipare in modo diretto alla vita della società che ci circonda perchè può permetterci di comprendere empaticamente i sentimenti degli altri. Più i momenti storici sono oscuri, più è necessario rimanere in contatto e raccontarsi gli uni agli altri. Sarà inevitabile riflettere nella nostra musica quello che stiamo vivendo .
Come vi preparate a salire sul palco e che tipo di set presenterete al pubblico?
Non abbiamo una preparazione particolare, tendiamo a non separare quanto avviene nella nostra vita quotidianamente da quanto avviene sul palco. Il set vedrà almeno un nuovo pezzo.

Avete uno zoccolo duro di affezionati che poche band del circuito alternative possono vantare. Che rapporto avete con il pubblico e come spiegate questa felice “alchimia”?
Come ho già detto, pensiamo che con il pubblico ci sia sempre uno scambio reciproco molto forte che prescinde dall’apprezzamento o meno di quanto suoniamo. Si innescano ancora una volta “relazioni” e di conseguenza queste stesse si arricchiscono, oppure si complicano, oppure si esauriscono. Oppure non cominciano mai. Per entrambi ed entrambi lo sentiamo.

L’ultima volta che abbiamo parlato, abbiamo fatto riferimento al vostro legame artistico e umano con Steve Albini, che purtroppo è scomparso nel 2024. Che tipo di vuoto ha lasciato, secondo voi, nel panorama creativo internazionale?
Non è facile ed è ancora molto doloroso per noi parlare di Steve. Essendo una persona intellettualmente più che onesta, chiara e coerente, è ovvio che rappresentava e continua a rappresentare creativamente un punto di riferimento e ispirazione molto forte in quanto questo suo modo di essere era strettamente legato alla sua espressione musicale. Ma è dal punto di vista umano che la sua “non presenza” è davvero difficile da accettare e la sua presenza è insostituibile.




