Intervista agli Spiritual Bat, band italiana che porta nel mondo il suo gothic postpunk
Abbiamo scoperto gli Spiritual Bat in occasione del loro ultimo, bellissimo concerto berlinese. La band, che ha base in Italia, vanta in realtà un respiro e un’attività internazionali, con numerosi concerti su palchi prestigiosi sia in Europa che negli Stati Uniti, dove gli Spiritual Bat si sono esibiti in memorabili tour coast-to-coast, da New York a Los Angeles, da San Antonio a Denver, da New Orleans fino a Tijuana e Città del Messico. Il loro sound ad alto impatto “vive in un rituale oscuro che fluttua tra gothic rock, postpunk, darkwave e deathrock psichedelico” e si incarna nell’assoluto carisma performativo di Rosetta Garrì, alla voce, Dario Passamonti, alla chitarra e Glauco Zanoner, al basso.
Formatisi intorno al 2005 dalle ceneri del progetto “Spiritual BatS” (al plurale), di cui Dario era stato co-fondatore nel 1992, “poco prima che il suo mondo di pittore sprofondasse definitivamente nel buio del glaucoma”, si sono rigenerati più volte con quella potenza alchemica che ancora oggi li rappresenta e li identifica. L’intervista di Lucia Conti.
Rosy, hai vissuto a New York, poi ti sei trasferita in Italia e come band vi esibite in tutto il mondo. A quale dimensione senti di appartenere, se c’è?
Guarda, mi sono adattata e integrata a vivere in luoghi molto diversi. Sono nata in Svizzera e c’è stato un momento in cui dicevo di aver vissuto un terzo della mia vita lì, un terzo in Italia, e un terzo a New York. Essendo di etnia mista, forse mi sono sempre sentita un po’ aliena ovunque, tranne a New York…

Oggi posso dire che mi sento a casa a Frosinone, dove risiedo da tanti anni, e dove mi sono conquistata un mio spazio e un mio equilibrio. Ho un compagno di vita e “partner in crime”, Dario, abbiamo una stanza della musica dove possiamo suonare e registrare fino a tarda notte, ho un lavoro che amo, che è l’insegnamento… sono probabilmente la prima insegnante di Frosinone con i dreadlocks!
Come pipistrelli, ci piace viaggiare sulle ali della musica, ma tornare al nostro nido, o meglio, alla nostra bat-caverna e alla nostra routine, non è per niente male.

Dario, tu nasci come pittore e partecipi anche a una Biennale di Venezia. Poi diventi chitarrista, in seguito a un problema con la vista. Com’è stato trasformare la tua spinta creativa spingendola in una direzione così diversa, uscendo da quello che, fino a quel momento, era stato il tuo linguaggio abituale?
Non fu facile. Suonavo la chitarra già da tempo, e i primi Spiritual Bats sono nati nel 1992, qualche anno prima che io sprofondassi definitivamente in quello che io chiamo “il regno delle ombre”, dopo una vita di glaucoma congenito. Infatti, pur con visus molto limitato, mi ero avvicinato alla pittura sin da una giovanissima età, grazie al mio mentore Lamberto Bracaglia, fondatore dei Pittori Alchimisti. Ho studiato all’Accademia di Belle Arti e ho esposto sia in mostre personali che collettive, soprattutto con gli Alchimisti, persino alla Biennale di Venezia del 1986.
Quindi, anche se già suonavo, fu un duro colpo, perché la pittura era la mia vita, ma non passò troppo tempo. A un certo punto devi decidere e io decisi che potevo, e dovevo, trasmutare l’oscurità in esperienza artistica, dimostrando a me stesso di essere un alchimista. Alla fine mi considero ancora un pittore… ho solo sostituito i pennelli con la chitarra, e creo paesaggi sonori invece di pannelli materici.

Domanda per il bassista, Glauco Zanoner (aka Sydney Mars): hai impresso una grandissima energia al set della band a Berlino. Come sei arrivato agli Spiritual Bat e come interagisci con una “combo” consolidata come quella formata da Dario e Rosy?
Ho conosciuto la prima incarnazione della band nei miei pellegrinaggi su internet poco prima del 2010, per poi condividere il palco con loro per la prima volta al Wave Gotik Treffen nel 2013. All’epoca cantavo con i Mescaline Babies. Diversi anni dopo ho visto che cercavano un bassista e vivendo all’epoca a Roma non ho esitato a propormi!
C’è molto rispetto tra noi tre, fin dal primo giorno ho sentito di poter esprimere le mie opinioni con chiarezza e libertà. ll fatto che siamo molto schietti tra di noi contribuisce a creare un clima disteso, fondamentale non solo per fare musica, ma anche per passare del tempo insieme dopo aver suonato. Insomma, siamo un team rodato che si diverte a fare quello che fa e credo che dai nostri live si veda, no?

Avete un’impostazione dark nelle sonorità, nell’estetica e nell’energia. Cosa vi ha suggestionato negli anni e quali nomi o correnti hanno lasciato le tracce più profonde. nel vostro gusto e nella vostra creatività?
Rosetta: Personalmente ho influenze molto varie, che vanno da Maria Callas a Ella Fitzgerald, dal blues alla world music, ma quando ho scoperto gruppi come Siouxsie and The Banshees e i Christian Death mi si è aperto un nuovo universo, nel quale stranamente mi sono identificata, nonostante non sia una tipica goth.
Dario: per me il primo riferimento è stato la pittura, la ricerca pittorica. Ma anche, per esempio, il film “2001 Odissea nello Spazio”, che vidi da bambino con mio padre al cinema in Cinerama. Ho ascoltato tanta e varia musica, sin da piccolo, visto che ero il minore di 4 fratelli… ma le pietre miliari musicali che hanno lasciato il segno sono sicuramente Pink Floyd e Joy Division e naturalmente, in seguito, Christian Death, Requiem in White, Bauhaus, Killing Joke, Siouxsie and The Banshees…
Glauco: ho influenze musicali e sceniche che vanno da David J ai Converge, includendo tutto quello che c’è in mezzo e molto di più. Negli ultimi anni ho imparato sicuramente a gestire meglio le mie energie sul palco: non serve a nulla passare l’intero concerto a saltellare e a sfinirsi se poi non si prende una nota giusta.

Come ogni band attiva da anni, avete cambiato molte lineup e quella attuale segna addirittura un cambio di nome. Da Spiritual Bats siete infatti diventati The Spiritual Bat. Mi incuriosisce il concetto, o il processo, che vi ha portato “dal plurale al singolare”. Ce lo raccontate?
Dario: Come spesso accade nelle band, mantenere interessi e obiettivi comuni non è facile. Nel nostro caso, il cambio del nome è avvenuto nel 2005, quando per divergenze di opinioni, differenze artistiche, egocentrismi vari, il gruppo si è sciolto e ognuno è andato per la propria strada. Tranne Rosetta, che è passata dalla batteria alla voce, anche se non subito.
Ho scelto di passare dal plurale al singolare ironicamente, in un certo senso per sottolineare una continuità con la ricerca che avevo iniziato, con la musica che scaturiva dalla mia chitarra, che a sua volta nasceva dal mio viaggio nella pittura e dalla mia particolare condizione visiva. Comunque, da quel momento abbiamo spiccato il volo come THE Spiritual Bat, pubblicando vari album, e iniziando a suonare live sempre più intensamente, realizzando persino cinque tour coast-to-coast negli USA.

Domanda per Rosy e Dario. Vi siete incontrati nel 1995: parliamo di trent’anni di totale comunione umana, ma anche artistica. Non è una cosa frequente. Come vivete questa unione, che si spinge così intensamente in tutte le direzioni?
Vero, ci siamo incontrati magicamente più di trenta anni fa! Amarsi alla follia forse non basterebbe. Il fatto che concepiamo l’arte come un percorso spirituale, come un viaggio alla scoperta di noi stessi, dell’accettazione, oppure, a volte, del superamento dei nostri limiti, è qualcosa che ci accomuna. E lo consideriamo prioritario a tal punto che ci permette di vivere in modo simbiotico senza perdere le nostre individualità, aiutandoci, invece, a superare piccole divergenze.
Lavorare insieme per una causa, avere una missione da compiere ci rende complici, una squadra, e anche nelle piccole cose del quotidiano, nei semplici rituali del vivere insieme, ci offre una regola e una direzione da seguire.

È d’obbligo chiedervi dei vostri prossimi progetti: album, concerti…
Al momento stiamo progettando un nuovo tour in Inghilterra a settembre. Abbiamo già delle date confermate: l’11 a Nottingham, il 13 a Gateshead, il 15 a Leicester, il 18 a Wingham, e stiamo per aggiungerne altre. Ma prima ancora suoneremo in Portogallo, il 19 a Lisbona e il 20 a Porto ed è appena stato confermato che concluderemo l’anno in bellezza, suonando alla Crypta Rosa Crux, Rouen, la sera di Capodanno! La cosa insolita è che non avevamo mai suonato dal vivo praticamente tutti i brani di un album prima che uscisse.
Questa volta sta andando così, è interessante ed entusiasmante raccogliere l’energia dei live per poi lavorarla nell’album. Sentiamo come un’urgenza di suonare dal vivo, che da una parte sta facendo ritardare il lavoro sull’album… a parte il fatto che noi abbiamo iniziato tardi nella vita con i live e quindi stiamo recuperando! Da come vanno le cose nel mondo, però, non si sa mai, cerchiamo di compiere la nostra missione ora, nel caso si dovessero avverare visioni distopiche di crisi energetiche e confini chiusi. In ogni caso, anche se c’è ancora un po’ di lavoro da fare , speriamo di far uscire il nuovo album per settembre e di tornare presto a Berlino con l’album finito!



