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Trump attacca Merz: “Non sa di cosa sta parlando, vuole l’atomica in Iran”

Negli ultimi mesi, anche i leader europei più ferocemente atlantisti hanno finito per distanziarsi, più o meno esplicitamente, da Washington, come diretta conseguenza dell’attacco che gli Stati Uniti e Israele hanno sferrato all’Iran. È successo alla presidente del consiglio italiana Giorgia Meloni, che il presidente USA Donald Trump ha attaccato duramente per aver preso le parti di Papa Leone XIII dopo le critiche che gli erano state rivolte da Trump, e ora succede anche al cancelliere tedesco Friedrich Merz (CDU).

Merz ha puntato molto sulle relazioni positive con gli Stati Uniti, arrivando a non sbilanciarsi neppure su azioni condannate dall’intera comunità internazionale, come il rapimento del presidente venezuelano Nicolás Maduro e perfino sull’inizio della guerra in Iran, ma di recente ha avuto parole dure per quella che ritiene una mancanza di strategia da parte delle forze statunitensi. Trump non l’ha presa affatto bene e ha tuonato contro Merz sul suo personale social network “Truth”: “Non sa di cosa sta parlando!”.

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Trump attacca Merz su Truth Social

Il presidente degli Stati Uniti ha scritto che Merz “pensa che sia giusto che l’Iran possieda un’arma nucleare”. Un’attribuzione che, vale la pena di sottolinearlo, non trova riscontro in alcuna dichiarazione pubblica del cancelliere. Il presidente USA ha proseguito: “Non sa di cosa sta parlando! Se l’Iran avesse un’arma nucleare, il mondo intero sarebbe tenuto in ostaggio.”

Al fuoco incrociato si è aggiunta una stoccata alla condizione economica della Germania: “Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che in altri ambiti.” Trump ha poi elogiato la propria gestione della crisi, sostenendo di star facendo “qualcosa riguardo all’Iran che altre nazioni o presidenti avrebbero dovuto fare già da tempo”.

Friedrich Merz. Foto: EPA/HANNIBAL HANSCHKE

La dichiarazione che ha fatto infuriare Trump

Lunedì, durante un evento in Nord Reno-Westfalia, Merz aveva formulato un giudizio negativo sull’andamento delle operazioni militari. Parlando degli USA, il cancelliere ha dichiarato che “un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana”. Il riferimento era alla serie di viaggi diplomatici statunitensi rimasti senza esito, quando le delegazioni americane avevano raggiunto il Pakistan in due occasioni, ma l’Iran non aveva mai confermato la propria disponibilità ai colloqui.

“Gli iraniani sono chiaramente più forti del previsto”, aveva aggiunto Merz, “e gli americani chiaramente non hanno nemmeno una strategia davvero convincente nei negoziati.” Il nodo centrale, a suo avviso, restava quello delle guerre precedenti: “Non basta entrarci, bisogna anche uscirne”.

L’attitudine positiva di Merz verso l’amministrazione attuale della Casa Bianca, va detto, aveva già cominciato a raffreddarsi a febbraio. In occasione della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, infatti, il cancelliere aveva dichiarato che sull’ordine mondiale non si può più contare sugli Stati Uniti. La leadership di Trump, aveva affermato, ha provocato “una profonda frattura” tra le due sponde dell’Atlantico. “La pretesa di leadership degli Stati Uniti è messa in discussione, forse è già andata perduta”, aveva aggiunto. “Nell’era delle grandi potenze, la nostra libertà non è più garantita. È minacciata.” Ciononostante, fino almeno all’inizio del conflitto, la posizione di Merz era stata sicuramente più favorevole alle ragioni di Trump che non a quelle dell’Iran.

Trump, dal canto suo, aveva già preso di mira altri leader europei per la loro riluttanza a sostenere il conflitto e a concedere l’uso delle basi NATO dislocate in Europa per le operazioni belliche. L’Europa, in blocco, ha resistito alle pressioni americane fin dai primi giorni del conflitto. A marzo, la vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas avevadichiarato che “L’Europa non ha alcun interesse in una guerra a tempo indeterminato. Questa non è una guerra dell’Europa, ma sono direttamente in gioco gli interessi dell’Europa”. La sua posizione sembra trovare riscontro nell’atteggiamento di tutti gli altri leader, anche di quelli tradizionalmente più vicini agli USA in generale e a Trump in particolare. 

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