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Protesta davanti allo stabilimento Rheinmetall a Berlino: attivisti incollati alla recinzione accusano “produce armi per il genocidio”

Venerdì mattina lo stabilimento dell’azienda Rheinmetall in Scheringstraße, nel quartiere berlinese di Gesundbrunnen, è rimasto inaccessibile per alcune ore. A renderlo tale un gruppo di attivisti riconducibili al movimento “Peacefully against Genocide” che, seduti davanti agli ingressi, ha impedito il regolare accesso all’area. Le immagini diffuse dagli stessi manifestanti mostrano diverse persone disposte lungo i varchi della struttura. Sette di loro si sono incollate al suolo e a una recinzione e sono state in seguito rimosse con l’intervento dell’unità tecnica. Sul posto erano presenti fino a trenta agenti. Il gruppo motiva l’iniziativa di protesta con il conflitto in Medio Oriente e con il ruolo che Rheinmetall avrebbe in esso.

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Secondo un comunicato diffuso dai manifestanti, a partire dalla metà dell’anno nello stabilimento berlinese dovrebbe avviarsi la produzione di munizioni per armi di grosso calibro, le stesse che l’azienda fornirebbe a Israele, contribuendo, a giudizio degli attivisti, alle operazioni militari in Palestina, Libano e Iran. Hammes Sommerkamp (19 anni), che ha partecipato alla protesta, afferma: “«”Mentre noi siamo qui seduti, Israele continua a uccidere persone a Gaza, in Cisgiordania, in tutta la Palestina. Israele attacca il Libano, attacca l’Iran, uccide persone ogni giorno. E qui a Berlino, nel cuore di Wedding, dovrebbero essere prodotte le armi con cui queste persone vengono uccise. Rheinmetall rifornisce l’esercito israeliano e rende così possibile il genocidio in corso in tutta l’Asia occidentale. L’uccisione di persone inizia qui, nel cuore di Berlino”.

Gli attivisti indicano anche il governo tedesco come corresponsabile degli effetti dei conflitti in corso, in quanto continua a commerciare in armi con uno dei Paesi coinvolti, mentre i combattimenti si estendono su più fronti. La Germania, sostiene il gruppo, sarebbe da anni il secondo maggiore esportatore di armamenti verso l’esercito israeliano, e questo configurerebbe, a detta degli attivisti, una violazione della Convenzione sul genocidio e del diritto internazionale.

Un’escalation di azioni di protesta contro la fabbrica di Rheinmetall

Quella di venerdì non è la prima iniziativa diretta contro lo stesso edificio. Alla fine di marzo quattro membri del gruppo erano saliti sul tetto dello stabilimento, recando bandiere palestinesi e striscioni con la scritta “Genocidio in Palestina con armi tedesche”. Prima di essere rimossi dagli agenti, avevano versato sulla facciata vernice di colore rosso sangue. La polizia ha aperto un’indagine per violazione di domicilio e danneggiamento.

“Peacefully against Genocide” ha già annunciato ulteriori azioni contro lo stabilimento berlinese.

Il profilo del gruppo

Fondato sulla disobbedienza civile non violenta, il movimento si definisce parte di una resistenza globale e si ispira dichiaratamente a figure storiche come Nelson Mandela, Martin Luther King e Leymah Gbowee, oltre che al movimento serbo Otpor!. Le proprie strategie, afferma, vengono calibrate anche sulla base di ricerche scientifiche sull’efficacia dei movimenti di protesta.

Sul piano operativo, il gruppo adotta un codice interno che vieta qualsiasi forma di violenza sia fisica che verbale, nei confronti di chiunque, incluse forze dell’ordine e, ovviamente, membri della società civile. Gli aderenti agiscono in linea di principio a volto scoperto e con nome, pur riconoscendo che l’esposizione pubblica comporta rischi distribuiti in modo diseguale a seconda della posizione sociale di ciascun partecipante.

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